Progetto Tobia, così la ASL Roma 1 facilita l’accesso alle cure per le persone fragili

Progetto Tobia, così la ASL Roma 1 facilita l’accesso alle cure per le persone fragili

Progetto Tobia, così la ASL Roma 1 facilita l’accesso alle cure per le persone fragili

Tre percorsi al San Filippo Neri, Santo Spirito e Oftalmico per ridurre tempi, spostamenti e difficoltà nell’accesso alle prestazioni. Giuseppe Quintavalle, Direttore generale della ASL Roma 1: “Valutiamo una persona nell’insieme”

Il progetto Tobia è un percorso assistenziale dedicato alle persone con gravi difficoltà cognitive o relazionali, pensato per facilitare l’accesso a prestazioni diagnostiche e terapeutiche necessarie a prevenire e curare patologie non direttamente legate al disturbo principale. L’obiettivo è ridurre, per quanto possibile, gli accessi in ospedale, i tempi di permanenza e gli spostamenti, organizzando visite, analisi ed esami in un ambiente protetto, con il supporto di un infermiere care manager, di personale sanitario formato e la presenza di un caregiver o familiare. “L’intento è restituire un ruolo che prima era visto quasi come volontaristico da parte delle aziende a tutto quello che riguarda l’assistenza ai soggetti più fragili”, spiega Giuseppe Quintavalle, Direttore generale della ASL Roma 1, che definisce Tobia “un servizio estremamente importante”. Con lui abbiamo parlato del progetto, della sua organizzazione e degli sviluppi della rete regionale.

Tre servizi Tobia per affrontare la complessità

“Il progetto Tobia nasce come un esperimento fortemente voluto dal nostro assessore ai servizi sociali, Massimiliano Maselli, e nel tempo si è strutturato in tutta la Regione Lazio, coinvolgendo ospedali e ASL”. Quintavalle sottolinea come, oltre ai risultati raggiunti, sia particolarmente rilevante il modello organizzativo costruito dalla rete regionale. “I dati che abbiamo raggiunto sono lusinghieri, ma quello che è bello è il funzionamento. Nella redazione delle linee guida e dei protocolli, l’ASL Roma 1, insieme al San Camillo, che ha il coordinamento di questi servizi, ha inteso approfittare di questa meravigliosa rete, costruendo tre servizi Tobia. Quindi abbiamo un servizio Tobia Hub al San Filippo Neri, un servizio Tobia Spoke al Santo Spirito e un servizio Tobia monospecialistico all’Ospedale Oftalmico”.

Per la costruzione dei percorsi, aggiunge il Direttore generale, sono state coinvolte anche le associazioni che rappresentano le persone con fragilità. “Lo abbiamo fatto, al di là dei nostri bravi medici e dei nostri medici di direzione, insieme alle associazioni maggiormente importanti nell’ambito delle fragilità, per esempio quelle che si occupano di disturbi dello spettro autistico e di altri tipi di disturbo. Quindi, tutte le fragilità che conosciamo”.

L’obiettivo è anche ridurre i tempi di attesa e utilizzare l’accesso al servizio per affrontare, quando necessario, più bisogni clinici della stessa persona. “Stiamo cercando di fare in modo che non ci siano tempi di attesa eccessivamente lunghi e, naturalmente, una volta che viene valutato il bisogno, si può approfittare in questo momento all’interno del servizio sviluppando sulla persona tutte quelle azioni cliniche che magari prima era difficile realizzare”. Il Direttore generale fa l’esempio di un ragazzo che accede per un problema odontoiatrico ma presenta contemporaneamente altre problematiche: “Noi, approfittando di questo ambiente, possiamo fare cose che altrimenti sarebbe stato difficile poter fare. Affrontiamo, quindi, la complessità nel complesso di tutte queste risposte cliniche”.

Una rete che integra sanitario e sociale

Per Quintavalle, il valore del progetto è legato anche a un cambiamento nel modo di considerare la fragilità. “C’è una grande soddisfazione, perché il problema principale è che, quando si parla di fragilità, noi parliamo di fragilità a tutto tondo. In un certo periodo della storia si considerava la salute mentale e basta. Oggi si considera la fragilità, ma anche tutte quelle malattie che sono fragilità indipendenti e che possono essere contestuali nella persona”.

Guardando allo sviluppo futuro, il Direttore generale spiega che la rete Tobia è ormai strutturata a livello regionale e che il lavoro si sta concentrando sull’integrazione con gli altri servizi territoriali. “I servizi Tobia sono ormai completi e c’è una rete che interessa tutta la Regione Lazio. C’è quindi un coordinamento regionale, un protocollo centrale e un’uniformità di intenti”. Il passaggio successivo, spiega, riguarda anche le Case di comunità e gli sportelli per le fragilità, che dovranno aiutare le persone non soltanto nell’accesso al servizio sanitario, ma anche nella gestione degli aspetti amministrativi e sociali.

“Quello che stiamo definendo adesso, anche con le Case di comunità e con gli sportelli per le fragilità, è l’interpretazione dei bisogni di giovani o meno giovani che hanno naturalmente necessità non solo di entrare nel servizio Tobia, ma di avere una mano anche per quanto riguarda, per esempio, le procedure amministrative, le procedure sanitarie e le schede valutative sull’aspetto sociale, che in questo momento diventano esse stesse parte centrale di quella che è l’unità valutativa multidimensionale”. L’approccio, sottolinea Quintavalle, è quindi quello di valutare la persona nella sua complessità, superando la separazione tra assistenza sanitaria e sociale. “Oggi valutiamo una persona nell’insieme, in una visione olistica che supera la divisione che c’è sempre stata tra il sanitario e il sociale”. E porta un esempio concreto: “Se c’è una persona disabile che non ha una rete familiare, non ha un amministratore di sostegno, insomma non ha nessuno, deve intervenire qualcuno per proteggerla e per creare attorno a questa persona i servizi necessari. È difficile in considerazione dei numeri, ma questo è l’intento”.

L’obiettivo finale è avvicinare le persone ai servizi territoriali. “La Regione Lazio è virtuosa e pronta a dare questo messaggio: le persone che hanno bisogno devono avvicinarsi sempre di più ai nostri servizi, attraverso i numeri che esistono sia a livello regionale, ma soprattutto intervenendo direttamente nelle Case di comunità, che devono essere lo ‘snodo ferroviario’ per tutte le stazioni che sono le Case di comunità stesse”.

Arnaldo Iodice

25 Settembre 2026

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