Mandelli (Fofi): “Più collaborazione con i medici, rafforzare la produzione italiana e puntare sul galenico”
“L’analisi di Aifa è lucida e corretta e le motivazioni che hanno messo in fila sono quelle reali”. È il commento di Andrea Mandelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani (Fofi), al nuovo dossier dell’Agenzia Italiana del Farmaco sulle carenze di medicinali, da cui emerge che il fenomeno non rappresenta oggi un’emergenza sanitaria in Italia, ma costituisce uno dei principali segnali di fragilità delle catene globali della salute.
“Un dialogo continuo tra medico e farmacista”
Mandelli rilanicia due idee. “La prima è la necessità di avere un dialogo continuo e costante tra medico e farmacista, in maniera tale che la sinergia tra i professionisti a contatto con il paziente possa dare anche risposte all’insegna della tranquillità”. Spesso, osserva, “il paziente si agita perché non trova quel prodotto che gli è stato prescritto. Magari non è per lui, ma per una persona di cui è caregiver, e quindi deve scontrarsi a casa con il mancato riconoscimento della confezione, magari per quel colore o per quella forma”.
La seconda idea riguarda il farmaco galenico. “Ove possibile, e spesso si può fare, bisogna rilanciare il tema della preparazione del farmaco galenico in farmacia, che in diverse occasioni, come è recentemente successo, ha dato anche soluzioni importanti nella gestione di un’eventuale crisi”. Da qui la proposta: “Cerchiamo di aprire un canale molto forte di collaborazione tra medico e farmacista per gestire il paziente e, ove possibile, studiare anche con le società scientifiche dei protocolli per formulare in modo galenico ciò che manca”.
Il tema dei generici: “Abbiamo scelto male il nome”
Mandelli si sofferma poi sul capitolo dei generici, ricordando che “spesso gli italiani preferiscono il farmaco originale”. “Il tema è annoso e vive anche di un’analisi precisa fatta nelle differenti zone del Paese. C’è una componente importante che è quella del coinvolgimento del paziente nell’evoluzione culturale: spesso si ha il timore che il farmaco equivalente non sia uguale, un po’ forse anche perché, all’inizio, abbiamo scelto male il nome ‘generico’, che probabilmente dà al paziente un senso di instabilità”.
“Quindi sicuramente i medici e i farmacisti devono fare una grande operazione culturale. Poi, ovviamente, devono cercare di aprire un dialogo molto importante con il paziente”. In questo senso, aggiunge, “grazie anche al decreto firmato dal sottosegretario Gemmato, si apre una possibilità con il deblistering che, preparando il vassoio settimanale al paziente, allontana un po’ dalla volontà di rimanere attaccati a un brand, al colore o alla dimensione di una scatola”.
Secondo il presidente della Fofi, “è necessario lavorare molto sull’informazione. Le analisi fatte puntualmente da Aifa ci mostrano anche una sorta di cartina geografica del Paese, indicando dove bisogna intervenire di più e dove, magari, proprio il fattore educazionale diventa ancora più importante”. Grazie alla nuova possibilità fissata dal decreto del sottosegretario Gemmato, conclude, “è fondamentale aprire una fase nuova per superare anche questa barriera e avere percentuali che siano più degne di un Paese europeo importante come l’Italia che, oggettivamente, sta premiando poco la scelta dell’equivalente da parte dei cittadini”.
“Incentivare la produzione italiana di molecole strategiche”
Quanto alla necessità di costruire un sistema farmaceutico europeo più resiliente, invocata dal presidente dell’Aifa Robert Nisticò, Mandelli si dichiara “perfettamente d’accordo”. “È evidente che abbiamo una situazione geopolitica che ci spinge a cercare, come sta d’altronde facendo la legge delega sul riordino del testo unico delle leggi sanitarie, di occuparci anche di incentivare la produzione italiana di determinate molecole. È infatti evidente che, così come si configura oggi la geografia della produzione, se succedesse qualcosa, che non deve essere per forza un evento di guerra, ma può essere qualsiasi situazione, ci potremmo trovare in difficoltà”.
“Dunque bene fa il governo, con il riordino del testo unico delle leggi sanitarie, a occuparsi anche di incentivare la produzione interna di alcune molecole che sono strategiche per realizzare i farmaci. Direi che, ancora una volta, ci troviamo di fronte non solo a un atto di allarme, ma anche a una possibile soluzione”.
Il nodo dei prezzi: “Un farmaco è un bene esistenziale”
Infine, il tema dei prezzi. “Per alcuni farmaci che devono essere trasportati in tutto il Paese, e sappiamo quanto l’Italia sia lunga e stretta, è ovvio che il fattore economico rivesta un peso importante. Non è un affare che mi riguarda, ma sicuramente nell’analisi c’è questo passaggio lucido che va assolutamente attenzionato. Un farmaco non è un bene commerciale, è un bene esistenziale. Quando abbiamo farmaci che costano magari meno di un euro, quindi forse la metà di un caffè, è chiaro che rendere sostenibile il processo di produzione e di consegna nel Paese di tale farmaco diventa strategico, proprio per far sì che questo bene sia disponibile. E questo, ovviamente, è un tema su cui la politica si sta sicuramente attrezzando e, sicuramente, sarà in grado di dare risposte”.
28 Settembre 2026
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