Le donne sono oggi le principali utilizzatrici dei farmaci agonisti del recettore GLP-1 e con ogni probabilità continueranno a esserlo anche nei prossimi anni. La rapidissima diffusione di questi farmaci ha, però, superato la capacità della ricerca di produrre evidenze sufficientemente dettagliate sui loro effetti specifici nella popolazione femminile, soprattutto nelle diverse fasi della vita e nei differenti contesti socioeconomici.
È il quadro che emerge da un articolo presentato in occasione Congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes (EASD) 2026, in corso a Milano fino al 2 ottobre, e pubblicato su The Lancet Obstetrics, Gynaecology & Women’s Health. Gli autori evidenziano la necessità di rafforzare la ricerca dedicata all’impiego degli agonisti del recettore GLP-1 nelle donne, sia sul fronte dell’efficacia e della sicurezza sia su quello dell’equità nell’accesso.
A spingere la domanda di queste terapie è anche il crescente peso dell’obesità. Secondo le stime riportate nell’articolo, nel 2021 sovrappeso o obesità interessavano il 46,7% delle donne e il 43,4% degli uomini a livello mondiale. Entro il 2050 queste percentuali potrebbero salire rispettivamente al 60,3% e al 57,4%. Il divario tra i sessi è particolarmente evidente nei Paesi a basso e medio reddito, soprattutto nell’Africa subsahariana e nell’Asia meridionale, e riflette anche più ampie disuguaglianze sociali ed economiche.
Un elemento rilevante riguarda la risposta ai farmaci. Nelle donne, infatti, la perdita di peso ottenuta con gli agonisti del recettore GLP-1 tende a essere maggiore rispetto a quella osservata negli uomini, mentre il miglioramento del controllo glicemico appare sostanzialmente comparabile tra i due sessi. Tra le possibili spiegazioni vengono indicate una maggiore esposizione sistemica al farmaco, anche dopo correzione per la massa corporea, una più marcata riduzione dei comportamenti legati alla ricerca di cibo e possibili interazioni tra la segnalazione del GLP-1 e gli estrogeni.
Restano però diversi aspetti ancora da chiarire. Gli studi real-world hanno segnalato nelle donne una maggiore frequenza complessiva di effetti indesiderati, tra cui cefalea, vomito e vertigini, mentre i trial controllati con placebo mostrano tassi più simili tra uomini e donne. Gli autori sottolineano quindi la necessità di definire meglio il profilo di sicurezza nella popolazione femminile e di sviluppare strategie per ridurre gli eventi avversi.
Particolare attenzione viene riservata anche alle conseguenze della sospensione del trattamento. Dopo l’interruzione degli agonisti del recettore GLP-1, infatti, il recupero del peso può essere rapido. Un aumento della massa grassa non accompagnato da un analogo recupero della massa muscolare potrebbe avere conseguenze sulla salute a lungo termine e sulla funzionalità fisica, soprattutto nelle donne, un aspetto che richiede ulteriori approfondimenti.
Le aree nelle quali le conoscenze sono ancora insufficienti sono numerose: salute mentale e disturbi del comportamento alimentare, contraccezione, fertilità, sindrome dell’ovaio policistico, preparazione alla gravidanza, sicurezza durante gravidanza e allattamento, menopausa, salute cardiovascolare, multimorbidità, fragilità e invecchiamento sano.
Accanto ai gap di conoscenza emerge con forza anche il problema dell’accesso. Quasi l’80% degli adulti che soddisfano i criteri clinici per ricevere un agonista del recettore GLP-1 vive nei Paesi a basso e medio reddito, dove tuttavia la disponibilità di questi trattamenti rimane molto limitata. In molti contesti il prezzo al dettaglio supera i 90 dollari al mese, rendendo le terapie difficilmente sostenibili per chi dipende dall’assistenza pubblica o deve pagare direttamente le cure.
Una criticità particolarmente rilevante riguarda proprio le donne nei Paesi a basso e medio reddito. In queste popolazioni il diabete di tipo 2 può svilupparsi anche a valori di indice di massa corporea inferiori rispetto a quelli osservati nelle persone di origine europea, e una perdita di peso molto marcata potrebbe quindi produrre effetti differenti, che oggi non sono sufficientemente studiati.
Gli autori chiedono per questo che i risultati dei trial sugli agonisti del recettore GLP-1 vengano sistematicamente stratificati per sesso ed etnia e che vengano condotti studi specificamente dedicati alla salute femminile. La priorità, sottolineano, è costruire un’assistenza all’obesità che tenga conto delle diverse fasi della vita della donna e che garantisca accesso a trattamenti efficaci e sicuri indipendentemente dal reddito o dal Paese di provenienza.
“Affrontare le sfide globali nell’accesso agli agonisti del recettore GLP-1 offre importanti opportunità per migliorare la salute delle donne a livello internazionale”, concludono gli autori, sottolineando la necessità di rafforzare le catene di approvvigionamento, contrastare i prodotti falsificati e favorire terapie più facilmente distribuibili e potenzialmente meno costose, comprese le formulazioni orali.