In oltre metà delle Regioni italiane i medici che hanno partecipato al concorso per l’accesso al Corso di Formazione Specifica in Medicina Generale per il triennio 2026-2029 sono più numerosi delle borse disponibili. È quanto emerge dai dati sulla partecipazione alla selezione, richiamati dalla Federazione Italiana Medici di Medicina Generale (FIMMG), che sottolinea come l’interesse dei giovani professionisti verso la disciplina sia ancora presente, ma debba essere sostenuto attraverso interventi capaci di rendere il percorso formativo e professionale più attrattivo.
Il divario maggiore tra partecipanti e posti disponibili si registra in Campania, dove 410 medici hanno sostenuto la prova per 240 borse, con un’eccedenza di 170 candidati. Seguono il Lazio, con 313 partecipanti per 200 borse, e l’Emilia-Romagna, con 296 candidati per 185 posti. Numeri superiori alle disponibilità anche in Puglia, dove si contano 233 partecipanti per 147 borse, in Sicilia, con 265 partecipanti per 184 borse, e in Veneto, con 220 candidati per 191 posti.
La partecipazione supera il numero delle borse disponibili anche in Calabria, Sardegna, Molise, Abruzzo, Umbria e Friuli-Venezia Giulia. Complessivamente, sono quindi 12 le Regioni nelle quali la domanda di accesso alla formazione risulta superiore ai posti messi a disposizione, una situazione che, secondo la FIMMG, rende necessario valorizzare l’interesse dei giovani medici ed evitare che eventuali opportunità formative rimaste inutilizzate in altri territori vadano perdute.
Biancalani: “L’interesse dei giovani esiste, servono risposte concrete”
“Questi numeri confermano che l’interesse verso la medicina generale esiste e va sostenuto con scelte precise. Il punto è trasformarlo in un percorso formativo e professionale concreto, attrattivo e duraturo”, afferma Niccolò Biancalani, segretario generale nazionale della FIMMG. Secondo il sindacato, l’aumento delle candidature registrato nei mesi scorsi rappresenta un segnale positivo, che deve tuttavia essere accompagnato da misure strutturali per garantire ai futuri medici di famiglia condizioni adeguate durante la formazione e nell’esercizio della professione.
Per Biancalani, i dati del concorso devono essere interpretati “senza trionfalismi e senza allarmismi”, tenendo conto delle criticità che continuano a caratterizzare la Medicina generale. “Occorre migliorare il trattamento economico del percorso formativo, rafforzarne la componente professionalizzante e offrire prospettive chiare sul futuro della professione”, sottolinea il segretario generale. Tra le priorità indicate figurano inoltre gli investimenti nell’organizzazione degli studi, una maggiore valorizzazione professionale e condizioni di lavoro sostenibili, necessarie per rendere la Medicina generale una scelta stabile per i giovani medici.
FIMMG: “Evitare un clima di sfiducia verso la professione”
Il segretario generale interviene anche sul dibattito relativo all’attrattività della Medicina generale, richiamando la necessità di un confronto sindacale costruttivo e orientato alla ricerca di soluzioni. Secondo Biancalani, pur essendo legittime le differenze di posizione tra le organizzazioni professionali, è importante evitare che le criticità esistenti vengano rappresentate ai giovani esclusivamente come elementi di sfiducia verso il futuro della disciplina.
“La dialettica è legittima, anche quando le posizioni sono differenti. Ma alimentare un clima permanente di contrapposizione e sfiducia, descrivendo ai giovani una professione senza prospettive, non aiuta né i colleghi né il Servizio sanitario nazionale”, afferma Biancalani. “Conosciamo i problemi della medicina generale e il nostro compito è affrontarli e costruire un futuro professionale migliore, attraverso proposte, confronto e risultati concreti”.
Borse non assegnate, la proposta di compensazione tra Regioni
Alla luce dei risultati del concorso, la FIMMG torna a chiedere l’introduzione di un meccanismo di compensazione tra Regioni, che permetta ai candidati idonei e disponibili a trasferirsi di accedere alle borse eventualmente rimaste non assegnate in altri territori. L’obiettivo è mettere in relazione la domanda formativa, superiore alle disponibilità in numerose Regioni, con i posti che potrebbero rimanere vacanti altrove, consentendo di utilizzare pienamente le risorse destinate alla formazione dei futuri medici di famiglia.
“Dobbiamo mettere in relazione le opportunità formative disponibili e la disponibilità dei giovani medici alla mobilità”, conclude Biancalani. “Occorre consentire a chi è idoneo ed è pronto a trasferirsi di utilizzare una borsa che altrimenti rischierebbe di andare perduta. Ogni borsa recuperata è una possibilità in più di formare un medico di famiglia e rafforzare l’assistenza ai cittadini. Non possiamo permetterci di sprecarla”.