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Camerae Sanitatis. “Sanità e welfare sono una questione di sicurezza nazionale. Sull’autonomia differenziata si rischia un disastro”. Intervista a Beatrice Lorenzin (Pd)
La senatrice ed ex ministra della Salute critica le risorse previste per la sanità nella prossima legge di Bilancio e rilancia la necessità di portare la spesa sanitaria almeno al 7% del Pil. Tra le priorità, un fondo dedicato alla prevenzione, il rafforzamento delle vaccinazioni e una riforma del rapporto tra Stato e Regioni. Sull’autonomia differenziata avverte del rischio di aggravare le disuguaglianze e impoverire ulteriormente il Sud di personale sanitario.
La salute e il welfare devono essere considerati una questione di sicurezza nazionale, al pari della difesa e dell’energia. E investire nel Servizio sanitario nazionale non è soltanto una necessità per garantire il diritto alle cure, ma una scelta politica fondamentale per la tenuta sociale ed economica del Paese. Ne è convinta la senatrice del Partito Democratico Beatrice Lorenzin, già ministra della Salute e oggi componente della Commissione Bilancio del Senato, che, ospite di Camerae Sanitatis, richiama il Governo alla necessità di rafforzare il finanziamento della sanità nella prossima legge di Bilancio.
Un confronto che, a quattro anni dall’inizio della legislatura, mette al centro le criticità ancora irrisolte del sistema sanitario: dalla carenza di personale alle disuguaglianze territoriali, dalla necessità di investire strutturalmente nella prevenzione e nelle vaccinazioni fino ai rischi legati all’autonomia differenziata. Questioni che, secondo Lorenzin, avrebbero richiesto una profonda riforma del sistema sanitario e un nuovo Patto per la salute tra Stato e Regioni.
Legge di Bilancio: “Le risorse non rispondono alle necessità del sistema”
Il primo nodo è quello dei finanziamenti. Il Documento programmatico di bilancio indica un impatto sui saldi della sanità di circa 2,4 miliardi di euro, una cifra ben distante dai 6,8 miliardi annui richiesti dalle Regioni. Lorenzin invita innanzitutto a distinguere tra i saldi indicati nel documento e le risorse effettivamente destinate al Servizio sanitario nazionale. “Quello che abbiamo visto nel Documento programmatico di bilancio sono i saldi, quindi, non vuol dire neanche che siano esattamente destinati alla sanità”.
Ma il problema sottolinea, è soprattutto strutturale e riguarda il crescente divario tra Fondo sanitario nazionale e spesa sanitaria complessiva. Due grandezze che fino a qualche anno fa erano sostanzialmente allineate e che, a partire dal 2017-2018, hanno iniziato ad allontanarsi progressivamente. Una forbice che, secondo la senatrice, fotografa la crescente difficoltà delle Regioni a garantire i servizi. Quelle che riescono a recuperare risorse aggiuntive possono continuare a erogare prestazioni ai cittadini. Le altre, soprattutto quelle in piano di rientro o con minori disponibilità economiche, rischiano di non riuscire a garantire la stessa offerta assistenziale.
Le conseguenze si riflettono direttamente sulla vita delle persone: anziani che non riescono ad accedere all’assistenza domiciliare integrata, cittadini senza medico di famiglia, difficoltà nell’accesso agli screening e alla prevenzione. Una carenza di assistenza che, osserva Lorenzin, non riguarda più soltanto le aree interne, ma anche le periferie delle grandi città, Roma compresa.
Da qui la richiesta di portare la spesa sanitaria almeno al 7% del Pil, obiettivo che la senatrice considera necessario per affrontare l’aumento dei costi determinato dall’inflazione e sostenere la trasformazione del sistema sanitario, a partire dal personale e dall’accesso alle prestazioni.
A queste esigenze si aggiungono le nuove sfide poste dal cambiamento climatico, con l’aumento delle temperature, gli eventi meteorologici estremi e i rischi sanitari connessi anche alla diffusione di virus e zoonosi. Fenomeni che, secondo la senatrice dem, impongono di ripensare l’organizzazione dei servizi e la tutela delle persone più vulnerabili.
“Investire nella salute è una scelta politica”
Per Lorenzin, la questione delle risorse non può essere ricondotta esclusivamente ai vincoli di bilancio. “La scelta di dove si mettono i soldi è una scelta totalmente politica” ha rimarcato convinta che sia la politica, a decidere le priorità di investimento.
E proprio sul ruolo del welfare la senatrice richiama la necessità di un cambio di prospettiva: “Io credo che il tema del welfare, in particolare della salute e del capitale umano, dell’investimento sul capitale umano in tutti i suoi aspetti, sia un tema di sicurezza nazionale, esattamente al pari della difesa e dell’energia”.
“L’indebolimento dei sistemi di protezione sociale mina la tenuta delle democrazie”
Il progressivo indebolimento dei sistemi di protezione sociale, avverte, rischia infatti di compromettere non soltanto la qualità della vita dei cittadini, ma anche la coesione sociale e la tenuta delle democrazie. Per questo, accanto alle misure necessarie per rilanciare la crescita economica, Lorenzin chiede investimenti capaci di produrre risultati nel medio e lungo periodo, anziché interventi una tantum. E richiama l’attenzione sulle difficoltà che attraversano diversi settori del welfare, dalla sanità alla scuola fino ai servizi per i minori.
Prevenzione e vaccinazioni: “Serve un fondo ad hoc, non soltanto un vincolo di spesa”
Tra le priorità indicate dall’ex ministra figura il rafforzamento delle politiche di prevenzione, a partire dalle vaccinazioni. Lorenzin rilancia una proposta già avanzata durante il suo mandato al ministero della Salute: considerare alcune spese sanitarie, il cui impatto in termini di benefici e costi evitati è misurabile, come investimenti anziché come spesa corrente. “Già nel 2016 avevamo immaginato di provare a spostare alcune spese sanitarie tracciabili, il cui impatto era immediatamente verificabile, dalla spesa corrente agli investimenti” ricorda.
Un’impostazione che, secondo la senatrice dem, potrebbe riguardare innanzitutto le vaccinazioni e alcuni programmi di screening, consentendo di costruire un finanziamento strutturale della prevenzione e alleggerire la pressione sul Fondo sanitario nazionale: “Quello che manca è uno stanziamento che non sia semplicemente un vincolo del Fondo, ma che sia un fondo ad hoc per la prevenzione”.
Un investimento che deve accompagnarsi a una visione più ampia della salute, fondata sull’educazione agli stili di vita fin dall’infanzia, sull’alimentazione, sul benessere e sull’educazione sessuale e affettiva.
Particolare attenzione viene riservata alla vaccinazione degli adulti e degli anziani, per i quali Lorenzin richiama la necessità di rafforzare la chiamata attiva e il coinvolgimento dei medici di medicina generale.
La senatrice ricorda di aver presentato una proposta per inserire la vaccinazione degli adulti tra i parametri del Programma nazionale esiti, con l’obiettivo di collegare l’attività di prevenzione ai risultati raggiunti dai sistemi sanitari regionali.
“Se le persone anziane non hanno una chiamata attiva alla vaccinazione, per esempio dell’herpes zoster, oltre che ad alcuni tipi di influenza, queste persone per età, per solitudine” possono incontrare difficoltà ad accedere ai servizi vaccinali, osserva Lorenzin.
Da qui la necessità di coinvolgere maggiormente i medici di famiglia e responsabilizzare le Regioni rispetto agli obiettivi di prevenzione. L’obiettivo è ridurre i ricoveri evitabili, alleggerire la pressione sui pronto soccorso e contenere l’impatto delle patologie croniche. “Per essere sostenibili dobbiamo fare in modo che le persone si ammalino il più tardi possibile”.
Una sfida che riguarda in modo particolare le donne, che vivono più a lungo ma trascorrono una parte significativa degli ultimi anni di vita in condizioni di cattiva salute. Per questo, osserva, è fondamentale investire nella prevenzione lungo tutto l’arco della vita.
Autonomia differenziata: “Un disastro che rischia di aggravare le disuguaglianze”
Il giudizio di Lorenzin sull’autonomia differenziata in sanità è netto. “Io penso che sia un disastro, ma proprio un disastro”.
La senatrice richiama le conseguenze del federalismo sanitario e dei meccanismi di commissariamento che, negli anni, hanno contribuito ad accentuare le differenze tra i sistemi regionali. “Ci abbiamo messo più di vent’anni per riaggiornare i livelli essenziali di assistenza – ha detto – abbiamo un elemento di disparità, di diseguaglianza sempre più forte e un sistema di commissariamenti che ha condannato una parte delle Regioni che sono entrate dentro al commissariamento a non uscirne più”.
Il rischio, secondo Lorenzin, è che l’attribuzione di ulteriori competenze alle quattro Regioni (ndr. Lombardia, Piemonte, veneto e Liguria) interessate dall’intesa sull’autonomia differenziata finisca per ampliare ancora di più il divario tra Nord e Sud.
In particolare, la possibilità di intervenire sulle retribuzioni del personale sanitario e sull’organizzazione dell’offerta assistenziale potrebbe accentuare la capacità attrattiva delle Regioni settentrionali, sottraendo professionisti e pazienti ai territori già in difficoltà. “Le università del Centro-Sud formeranno medici, infermieri e professionisti sanitari che andranno a lavorare, se non vanno in Svizzera, Inghilterra, Francia e Germania, come adesso, in Lombardia, forse in Veneto, forse in Piemonte, in Liguria”. Una dinamica che, secondo la senatrice, rischia di aggravare anche il fenomeno della mobilità sanitaria interregionale, rafforzando ulteriormente il ruolo delle strutture del Nord, pubbliche e private, nell’attrazione dei pazienti.
Lorenzin punta il dito soprattutto sulla Lombardia, che dispone già di una rete di strutture ad alta complessità capace di attrarre pazienti da tutta Italia. L’ulteriore autonomia nell’organizzazione dei servizi e nella gestione del personale potrebbe, a suo giudizio, consolidare questa posizione a discapito delle Regioni meridionali.
Riforma del Titolo V: “Bisognava costruire un nuovo Patto per la salute”
Rivedere alcuni aspetti del Titolo V della Costituzione per superare i conflitti tra Stato e Regioni e garantire una maggiore uniformità nell’accesso alle cure. È una necessità sulla quale Lorenzin invita a riaprire il confronto, senza tuttavia immaginare un ritorno al passato.
Secondo la senatrice, dopo l’esperienza della pandemia sarebbe stato necessario avviare una profonda riforma del personale sanitario e riorganizzare i modelli di assistenza territoriale, proseguendo il percorso già avviato con il Dm 77. Da qui la proposta di un nuovo Patto per la salute, capace di ridefinire le regole di ingaggio sul personale, sull’organizzazione dei servizi e sui rapporti tra Stato e Regioni.
Un percorso che, a suo giudizio, non è stato intrapreso. “Abbiamo perso quattro anni”, afferma Lorenzin, criticando le priorità dell’attuale legislatura e ricordando come i conflitti tra Stato e Regioni, emersi chiaramente durante il Covid, siano rimasti irrisolti. A dimostrarlo, osserva, anche le difficoltà incontrate dalle proposte di riforma della medicina generale e le richieste di maggiori risorse avanzate dalle Regioni, indipendentemente dal loro colore politico. Non solo, Lorenzin critica anche la mancata apertura di un confronto ampio sul nuovo Piano sanitario nazionale, ricordando che un documento di questa portata richiede un dibattito pubblico e una condivisione degli obiettivi: “Non sappiamo neanche cosa c’è scritto sopra”.
Quanto alla riforma del Titolo V della Costituzione, Lorenzin ritiene quindi necessario rivederne alcuni aspetti per armonizzare le competenze tra Stato e Regioni e superare i conflitti istituzionali, senza necessariamente tornare al passato. Un percorso che considera ancora possibile, ma non nell’attuale legislatura.
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