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Camerae Sanitatis. Intervista a Elisa Pirro (M5S): “Sanità sottofinanziata, arrivare al 7% del Pil”. E sui farmaci innovativi: “Garantire l’accesso prima della negoziazione del prezzo”
La senatrice M5S boccia le risorse previste dalla manovra per la sanità e rilancia l’obiettivo del 7% del Pil. Sull’autonomia differenziata avverte: le Regioni più ricche attireranno i professionisti, ampliando i divari territoriali. Critiche anche alla riforma farmaceutica per il mancato intervento sull’accesso precoce alle terapie innovative. E sulla prevenzione chiede di scorporare le spese dal Patto di stabilità europeo.
La manovra non mette sul piatto risorse sufficienti per rispondere ai bisogni di salute dei cittadini e il rischio è quello di un progressivo indebolimento del Ssn. Ma la questione delle risorse non è l’unico fronte aperto. Sullo sfondo c’è anche l’autonomia differenziata, che potrebbe accentuare le disuguaglianze tra le Regioni, mentre sul versante farmaceutico occorre superare gli ostacoli che rallentano l’accesso dei pazienti alle terapie innovative. E sulla prevenzione bisogna scorporare le relative spese dal Patto di stabilità europeo, riconoscendole come investimenti.
È andata dritta al punto Elisa Pirro (M5S), capogruppo del Movimento 5 Stelle in Commissione Bilancio del Senato, che nel corso dell’intervista a Camerae Sanitatis ha criticato le scelte del Governo sul finanziamento della sanità, indicando nel 7% del Pil l’obiettivo da raggiungere per garantire la sostenibilità del sistema pubblico.
Manovra, Pirro: “Risorse insufficienti, il Fondo sanitario dovrebbe arrivare al 7% del Pil”
Il primo nodo è quello delle risorse. Lo scenario per la senatrice pentastellata è fortemente critico. Il Documento programmatico di bilancio stima in 2,4 miliardi di euro l’impatto degli interventi previsti per il settore, ai quali si aggiunge il miliardo già stanziato con la precedente legge di Bilancio. Risorse che, secondo Pirro, restano ben lontane dal fabbisogno del Servizio sanitario nazionale e dalle richieste avanzate dalle Regioni.
“Mi sembra evidente che questo rispetti purtroppo le previsioni peggiori che le opposizioni avevano fatto già da tempo”, afferma la senatrice, ricordando come l’allarme sul sottofinanziamento della sanità sia stato sollevato anche da organismi indipendenti, come la Fondazione Gimbe, e dalle stesse Regioni, in larga parte governate dal centrodestra.
Pirro richiama quindi la richiesta delle Regioni una cifra che considera una base ragionevole da cui partire per rafforzare il finanziamento della sanità pubblica e raggiungere l’obiettivo del 7% del Pil, indicato dalle opposizioni come livello adeguato a sostenere il Servizio sanitario nazionale.
La parlamentare guarda anche alle previsioni contenute nei documenti di finanza pubblica, secondo le quali la quota di Pil destinata alla sanità sarebbe destinata a ridursi nei prossimi anni. Una prospettiva che, a suo giudizio, conferma una scelta di progressivo definanziamento del sistema pubblico. Una scelta di priorità che Pirro contesta anche alla luce dell’aumento delle risorse destinate alla difesa. La senatrice critica, infatti, gli incrementi della spesa militare, sottolineando come, mentre per la difesa si ragiona in termini di percentuale del Pil, per la sanità il Governo continui a richiamare gli aumenti in valore assoluto, senza considerare adeguatamente il potere d’acquisto delle risorse stanziate.
Una situazione che, secondo Pirro, si riflette direttamente sui bilanci delle Regioni, costrette a sostenere una spesa sanitaria superiore alle risorse ricevute. “Se comunque chiedono di più e spendono più di quello che ottengono, evidentemente ci sono dei bisogni di salute insoddisfatti nella popolazione. Ed è a quelli che dovremmo guardare, ai bisogni di salute dei cittadini”, sottolinea la senatrice.
Autonomia differenziata: “Le Regioni più ricche attireranno i professionisti, aumentando le disuguaglianze”
Un altro tema centrale è quello dell’autonomia differenziata e delle possibili conseguenze sull’equità di accesso alle cure. Per Pirro, il rischio è che le nuove forme di autonomia accentuino una competizione tra Regioni già alle prese con una carenza di personale sanitario. “Le Regioni più ricche avranno la possibilità di pagare quei professionisti di più, quindi di attrarne di più, anche sottraendoli alle Regioni vicine”, osserva la senatrice pentastellata, secondo la quale l’autonomia differenziata finirà per ampliare ulteriormente i divari territoriali.
Alla base della difficoltà di trattenere medici e infermieri nelle strutture pubbliche, aggiunge, non ci sono soltanto ragioni economiche, ma anche carichi di lavoro eccessivi e condizioni organizzative che rendono sempre più difficile l’esercizio della professione.
Da qui la necessità di una riflessione più ampia sull’attuale assetto del Servizio sanitario nazionale. “La cosa più semplice sarebbe pensare di fare un check-up dopo 25 anni alla riforma del Titolo V che prevedeva la regionalizzazione della sanità”, sostiene Pirro. Non si tratta, precisa, di tornare integralmente ai modelli precedenti, ma di riconoscere le criticità emerse nel corso degli anni e correggere ciò che non ha funzionato.
Un’esigenza che, secondo la parlamentare, emerge con particolare evidenza dal confronto con le associazioni dei pazienti, che denunciano differenze nell’accesso alle prestazioni e ai servizi tra i diversi territori: “Siamo tutti italiani, non possiamo avere differenti risposte in base al Cap di residenza”.
Riforma farmaceutica: “I farmaci innovativi ai pazienti subito, senza aspettare la negoziazione del prezzo”
Sul fronte della farmaceutica, Pirro critica il mancato accoglimento delle loro proposte sull’accesso precoce alle nuove terapie nell’ambito del disegno di legge delega sul riordino del settore, recentemente approvato dal Senato.
Secondo la senatrice, si tratta di una delle principali occasioni mancate della riforma, che non ha tenuto conto delle sollecitazioni avanzate anche dai professionisti e dagli esperti del settore per accelerare la disponibilità dei farmaci innovativi, soprattutto quando possono avere un impatto rilevante sulla salute dei pazienti. “Non vuol dire rinunciare alla contrattazione del prezzo – spiega – vuol dire solo che quando l’ingresso sul mercato di quella molecola è fortemente impattante sulla salute di una persona, tu fornisci il farmaco e poi fai la contrattazione mentre glielo stai erogando”.
Il meccanismo indicato da Pirro prevede quindi che il medicinale possa essere erogato ai pazienti mentre è ancora in corso la negoziazione del prezzo, con un successivo conguaglio tra Stato e azienda farmaceutica sulla base dell’importo concordato. Una soluzione che, ricorda Pirro, presenta analogie con strumenti già adottati in altri Paesi europei, come la Francia, e che potrebbe offrire benefici ai pazienti e contribuire alla sostenibilità del Servizio sanitario nazionale.
Secondo la senatrice, infatti, un accesso più tempestivo alle terapie innovative potrebbe contribuire a ridurre nel tempo le ospedalizzazioni, la progressione delle malattie e le assenze dal lavoro, compensando almeno in parte i maggiori esborsi iniziali: “Il risultato finale potrebbe essere molto conveniente per la sostenibilità del Ssn, ma non riusciamo a far passare questo concetto”.
Prevenzione, “Le spese siano scorporate dal Patto di stabilità”
Per rafforzare la prevenzione, Pirro rilancia la proposta di avviare un confronto con l’Europa affinché le spese destinate a questo settore possano essere scorporate dal Patto di stabilità e riconosciute come investimenti. La senatrice sottolinea che un intervento di questo tipo richiederebbe un confronto con gli organismi europei, ma ritiene che sia una strada da percorrere se si vuole riconoscere alla prevenzione il ruolo strategico che le viene attribuito. “Se veramente crediamo che investire nella salute dei cittadini italiani sia un investimento e non una spesa inutile”, sostiene, occorre tradurre questo principio anche nelle scelte di bilancio.
Pirro richiama inoltre le ricadute positive che gli investimenti in salute possono produrre sulla crescita economica, ribadendo la necessità di superare una visione della prevenzione come semplice voce di spesa corrente.
Quanto alla possibilità che sia l’attuale Governo a portare avanti questa proposta in sede europea, la senatrice si mostra scettica. “Con questo assetto governativo temo di no”, afferma, ricordando che la richiesta è stata avanzata più volte dalle opposizioni senza trovare finora ascolto.
Emofilia, valorizzare le competenze specialistiche per attrarre i giovani medici
L’intervista affronta infine il tema dell’emofilia, con particolare attenzione alla valorizzazione delle competenze specialistiche in emostasi e trombosi e alla necessità di attrarre giovani medici in questi ambiti. Sollecitata sulla questione, Pirro riconosce le difficoltà di reclutamento che interessano alcune specialità mediche e la necessità di individuare strumenti per renderle più attrattive. “Credo che si possano mettere in campo dei meccanismi per compensare questa minore attrattività e quello sicuramente è un campo che ne avrebbe bisogno” conclude.
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