Da una parte la prudenza sui conti pubblici, dall’altra la necessità di continuare a investire sul Servizio sanitario nazionale. A poche ore dal Consiglio dei ministri che dovrebbe approvare la legge di Bilancio, i ministri dell’Economia Giancarlo Giorgetti e della Salute Orazio Schillaci intervengono al Festival delle Regioni delineando le priorità e, soprattutto, i margini di manovra del Governo sul finanziamento della sanità.
Due interventi che, pur partendo da prospettive differenti, si intrecciano intorno alla questione centrale delle risorse. Giorgetti mette subito in chiaro che le richieste avanzate dai ministeri, dalle Regioni, dagli enti locali e dalle forze politiche superano largamente le disponibilità finanziarie. Schillaci, dal canto suo, si dice fiducioso che anche nella nuova manovra non mancherà l’attenzione per la sanità, ribadendo la necessità di proseguire negli investimenti, soprattutto sul personale e sull’assistenza territoriale.
Ma proprio sulle risorse destinate al Servizio sanitario nazionale le ultime ipotesi che circolano in vista del Consiglio dei ministri delineano uno scenario diverso da quello di un incremento generalizzato del Fondo sanitario.
Secondo queste ipotesi, infatti, il Fondo sanitario nazionale aumenterebbe di un solo miliardo di euro, peraltro già previsto dalla precedente legge di Bilancio. Gli ulteriori 2,4 miliardi indicati nel Documento programmatico di finanza pubblica (Dfb) sarebbero invece destinati a finanziare un bonus per le spese sanitarie rivolto agli over 75, con un contributo individuale che potrebbe oscillare tra i 300 e i 500 euro.
Una misura che rappresenterebbe un sostegno diretto ai cittadini anziani per affrontare i costi delle cure, ma che non si tradurrebbe automaticamente in un rafforzamento delle risorse a disposizione delle Regioni per finanziare i servizi sanitari.
Altre risorse potrebbero inoltre essere indirizzate verso il comparto farmaceutico e quello dei dispositivi medici, due capitoli sui quali restano aperte le richieste di intervento. Entità e modalità di questi eventuali stanziamenti sono tuttavia ancora da definire.
Si tratta, naturalmente, di ipotesi ancora in evoluzione, che dovranno trovare conferma nel testo della manovra.
Giorgetti: “Domani mattina in Consiglio dei ministri. Ma le richieste superano le risorse”
Il titolare del Mef conferma innanzitutto che la manovra dovrebbe approdare domani mattina, 28 ottobre, sul tavolo del Consiglio dei ministri.
“Sono momenti molto intensi qui al Mef, lavoriamo giorno e notte. Abbiamo incontrato anche le Regioni proprio la settimana scorsa. Sulla stampa e sui media circolano tante versioni, tante indiscrezioni, però noi continuiamo a lavorare a testa bassa”.
Giorgetti spiega che il confronto con la Commissione europea ha registrato progressi e che il quadro delle misure è ormai vicino alla definizione.
“Credo che andremo domani mattina in Consiglio dei ministri, perché quasi tutte le componenti sono andate a punto. Come abbiamo ripetuto più volte, con la Commissione europea abbiamo fatto progressi e quindi credo che finalizzeremo entro questa sera le proposte che riteniamo possano essere ammissibili”.
Ma il passaggio più significativo riguarda il rapporto tra le aspettative e le effettive possibilità di spesa.
“Le richieste sono tantissime. Le proposte che arrivano non semplicemente dai partiti, ma dalle categorie e chiaramente anche dalle Regioni e dai Comuni, sono molto al di sopra di quelle che sono le disponibilità di un bilancio che comunque deve tener conto della realtà”.
Una realtà sottolinea il ministro, segnata dalle tensioni geopolitiche che hanno pesantemente condizionato questi anni e continuano a incidere sui bilanci delle famiglie, delle imprese e delle amministrazioni pubbliche.
Da qui la necessità di mantenere un atteggiamento prudente, anche alla luce dell’elevato debito pubblico italiano.
“Credo che alla fine, per come nella mia testa si sta definendo il quadro, avremo dato una risposta alle cose più importanti, più urgenti e certamente non avremo fatto tutto, ma avremo fatto quello che è possibile in questa situazione”.
Sanità, il nodo dei 2,4 miliardi e la partita parlamentare
È proprio sul terreno dei finanziamenti sanitari che le parole di Giorgetti acquistano un significato particolare.
Se venisse confermato lo scenario di un incremento del Fondo sanitario limitato al miliardo già programmato, con i 2,4 miliardi del Dfb indirizzati invece al bonus per gli anziani, la manovra assumerebbe una configurazione diversa rispetto alle richieste di maggiori risorse per il finanziamento ordinario del Ssn.
Il bonus sanitario per gli over 75 potrebbe infatti alleggerire la spesa sostenuta direttamente dalle famiglie anziane, ma non avrebbe lo stesso effetto di un incremento del Fondo sanitario destinato a sostenere l’attività delle aziende sanitarie, il personale e l’erogazione delle prestazioni.
È una distinzione tutt’altro che secondaria, soprattutto alla luce delle pressioni sui bilanci regionali e delle necessità di potenziamento dei servizi.
Interpellato esplicitamente sulla distanza tra le cifre circolate nelle ultime settimane, con un divario indicato nella domanda tra 5,5 e 2,4 miliardi, Giorgetti non entra nel dettaglio degli stanziamenti e non conferma le cifre, ma ricorda che il testo approvato dal Governo rappresenterà soltanto il primo passaggio dell’iter della legge di Bilancio.
“Il Governo presenta una proposta al Parlamento, poi in Parlamento ci possono essere delle idee migliorative, ritrovare anche le risorse che noi non siamo stati in grado di trovare, destinarle in modo diverso. Quindi alla fine è il Parlamento, come in ogni Repubblica democratica, che mette la parola finale per quanto riguarda la composizione del bilancio”.
Il ministro non esclude, dunque, che nel corso dell’esame parlamentare possano emergere spazi per interventi aggiuntivi.
“La risposta e la proposta che farà il Governo sarà una proposta sulla base delle condizioni date oggi, 27 ottobre. Può darsi che la situazione possa offrire dei maggiori margini nelle prossime settimane. Allo stato la situazione è questa”.
Un’apertura prudente che non equivale a un impegno per nuovi finanziamenti, ma lascia uno spiraglio alle richieste provenienti dal mondo sanitario e dalle amministrazioni regionali.
Schillaci: “Sono certo che anche quest’anno non mancherà l’attenzione per la sanità”
Se Giorgetti richiama ai vincoli di bilancio, Schillaci insiste invece sulla centralità del Servizio sanitario nazionale e sulla necessità di garantirne la sostenibilità futura.
Il ministro della Salute parte dalle parole pronunciate il giorno precedente dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ringraziandolo per aver ribadito l’importanza della sanità pubblica.
“Il Servizio sanitario nazionale rappresenta veramente un patrimonio della nostra Repubblica, forse l’infrastruttura migliore che abbiamo nel nostro Paese. Di questo sono fortemente convinto. Sono da sempre il primo difensore del Servizio sanitario nazionale”.
Schillaci ricorda i principi fondanti della riforma del 1978, dall’universalismo alla gratuità delle cure fino all’attenzione per le persone più fragili. Principi ai quali, sottolinea, non è possibile rinunciare.
Ma a quasi cinquant’anni dalla nascita del Ssn, il contesto è profondamente cambiato.
L’invecchiamento della popolazione e lo sviluppo di terapie sempre più innovative hanno modificato i bisogni assistenziali e aumentato la pressione sul sistema.
“Siamo tornati a essere nel post-Covid la seconda nazione più longeva al mondo, però è anche vero che abbiamo un numero crescente di persone avanti con gli anni che necessitano ovviamente di maggiori cure”.
Il ministro sottolinea inoltre che, secondo quanto da lui riportato, tre quarti del Fondo sanitario nazionale vengono oggi impiegati per l’assistenza agli over 65.
Parallelamente, la ricerca biomedica continua a mettere a disposizione nuovi farmaci in grado di cambiare la prognosi di patologie fino a pochi anni fa considerate molto gravi.
Per Schillaci, dunque, la sfida è trovare un equilibrio tra sostenibilità e accesso all’innovazione, garantendo a tutti i cittadini le stesse opportunità di cura, indipendentemente dalla residenza e dalle condizioni economiche.
Ed è proprio in questo contesto che arriva il messaggio sulla prossima manovra.
“I problemi non mancano ovviamente. Credo che il ministro Giorgetti abbia ribadito il momento particolare geopolitico nel quale ci troviamo, ma io sono certo che anche quest’anno, come avvenuto in passato, non mancherà l’attenzione per il Servizio sanitario nazionale, per la sanità”.
Personale sanitario: “Non bastano gli incentivi economici, servono meno burocrazia e più opportunità di carriera”
Uno dei passaggi più rilevanti dell’intervento del ministro della Salute riguarda il personale sanitario.
Schillaci sottolinea la necessità di rendere il Servizio sanitario nazionale nuovamente attrattivo, soprattutto per i giovani professionisti.
“Dobbiamo valorizzare ancora di più il personale che abbiamo e che lavora nel Servizio sanitario nazionale. Dobbiamo soprattutto rendere nuovamente più appetibile lavorare nel Servizio sanitario nazionale”.
Una sfida che, secondo il ministro, non può essere affrontata esclusivamente attraverso aumenti salariali.
“Io ogni volta che sono all’estero incontro medici, ricercatori, operatori sanitari che sono andati all’estero e dal confronto con loro spesso viene fuori che non vanno via solo per motivi economici. Vanno via perché trovano meno burocrazia, migliori prospettive di carriera, una maggiore flessibilità nel tipo di rapporto di lavoro”.
Il messaggio è che, accanto alle risorse economiche, occorrono interventi organizzativi capaci di migliorare le condizioni professionali e rendere più conveniente e gratificante scegliere il servizio pubblico.
Case della comunità e territorio: “Non devono diventare scatole vuote”
Altro punto centrale è il futuro dell’assistenza territoriale, che Schillaci considera il vero terreno di trasformazione della sanità italiana nei prossimi anni.
Il ministro richiama gli investimenti del Pnrr e ringrazia le Regioni per il lavoro svolto insieme al Ministero nel perseguimento degli obiettivi previsti.
Ma avverte che le nuove strutture dovranno essere pienamente operative.
“Dobbiamo rendere pienamente operative le Case della comunità, le strutture territoriali. Non dobbiamo lasciare le Case della comunità come delle scatole vuote”.
Schillaci ricorda che nelle leggi di Bilancio del 2025 e del 2026 erano già stati previsti fondi per le assunzioni di medici e operatori sanitari e ribadisce la necessità di proseguire su questa strada.
“Io credo che la medicina territoriale sarà la vera rivoluzione dei prossimi anni insieme alla digitalizzazione e alla telemedicina”.
Da qui la fiducia che anche nella prossima manovra possano essere individuate risorse per sostenere questo percorso.
“Sono sicuro che anche in questa legge di Bilancio non mancheranno i fondi per migliorare questo percorso”.
Liste d’attesa e collaborazione con le Regioni
Il ministro della Salute torna poi sul tema delle liste d’attesa, riconoscendo che si tratta di una criticità storica del sistema sanitario, per la quale non esistono soluzioni immediate.
Schillaci richiama i recenti dati di Agenas che, a suo giudizio, mostrano un miglioramento diffuso sul territorio nazionale, ma avverte che il lavoro da fare resta ancora molto.
“Nessuno ha la bacchetta magica, non è che da un giorno all’altro possiamo risolvere un annoso problema della sanità italiana”.
Il ministro insiste inoltre sulla necessità di rafforzare la collaborazione istituzionale con le Regioni, raccogliendo l’appello all’unità lanciato dal presidente della Conferenza delle Regioni Massimiliano Fedriga.
“La sanità deve essere un qualcosa che unisce e non divide”, afferma Schillaci, ribadendo che l’obiettivo comune deve essere quello di tutelare soprattutto i cittadini più fragili e le persone con minori possibilità economiche e sociali.
Domani la verifica sui numeri. E resta aperto il confronto sul finanziamento del Ssn
Alla vigilia del Consiglio dei ministri, dai due interventi emerge dunque un quadro in cui le esigenze della sanità devono fare i conti con margini finanziari limitati.
Giorgetti non nasconde che la manovra non potrà soddisfare tutte le richieste, comprese quelle provenienti dalle Regioni. Schillaci, invece, ribadisce la fiducia nella possibilità di continuare a finanziare il rafforzamento del Ssn, ponendo al centro il personale, la medicina territoriale e l’innovazione.
Ma il vero interrogativo riguarda ora la destinazione delle risorse. Se le ultime ipotesi fossero confermate, il Fondo sanitario registrerebbe soltanto l’aumento di un miliardo già previsto, mentre gli ulteriori 2,4 miliardi del Dfb sarebbero utilizzati per un intervento diretto a sostegno delle spese sanitarie degli anziani. Resterebbe da chiarire anche l’entità delle eventuali risorse aggiuntive per farmaceutica e dispositivi medici.
Una scelta che potrebbe rispondere a una parte delle esigenze economiche dei cittadini, ma lascerebbe aperto il tema del rafforzamento strutturale del finanziamento del Servizio sanitario nazionale.
La prima verifica arriverà domani con il testo della manovra, quando sarà possibile distinguere gli stanziamenti destinati direttamente al Fondo sanitario dalle altre misure di sostegno alla spesa sanitaria.
E se il Governo non riuscirà a trovare tutte le risorse richieste, la partita potrà continuare in Parlamento. Ma senza alcuna garanzia, almeno per ora, che i margini aggiuntivi possano effettivamente materializzarsi.