FP CGIL, CISL FP e UIL FP proclamano lo stato di agitazione nazionale dei lavoratori della sanità privata e chiedono al Ministero del Lavoro di attivare le procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla normativa. Alla base della mobilitazione, il rifiuto delle associazioni datoriali AIOP e ARIS di aprire il confronto per il rinnovo del contratto collettivo nazionale, subordinando l’avvio delle trattative alla preventiva copertura integrale dei costi contrattuali da parte delle Regioni. Una condizione che i sindacati giudicano inaccettabile e che, secondo le tre organizzazioni, continua a penalizzare decine di migliaia di professionisti impegnati nell’erogazione di prestazioni sanitarie essenziali.
“Il contratto nazionale della sanità privata non può restare ostaggio dei rapporti tra imprese e Regioni”, dichiarano congiuntamente Federico Bozzanca, segretario generale Fp Cgil, Roberto Chierchia, segretario generale Cisl Fp, e Rita Longobardi, segretaria generale Uil Fp. “Di fronte al grave rifiuto di Aiop e Aris di aprire il confronto per il rinnovo del CCNL, abbiamo proclamato lo stato di agitazione nazionale delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità privata e richiesto al Ministero del Lavoro l’attivazione delle procedure di raffreddamento e conciliazione previste dalla normativa vigente”.
Sindacati: “Il rinnovo non può dipendere dai finanziamenti regionali”
La principale contestazione delle organizzazioni sindacali riguarda la decisione delle associazioni datoriali di legare l’apertura del negoziato alla garanzia di copertura economica da parte delle Regioni. Secondo Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fp, in questo modo vengono trasferite sui lavoratori le conseguenze di una controversia che dovrebbe essere risolta direttamente tra le imprese e le istituzioni regionali, mentre il mancato rinnovo contrattuale continua a incidere sulle retribuzioni e sulle condizioni di lavoro, già penalizzate dall’aumento del costo della vita.
“È una posizione incomprensibile e profondamente irresponsabile, perché scarica sulle lavoratrici e sui lavoratori il peso di questioni che riguardano esclusivamente i rapporti tra soggetti datoriali e istituzioni regionali”, affermano i tre segretari generali. “Chi ogni giorno contribuisce al funzionamento del Servizio sanitario nazionale non può essere utilizzato come leva negoziale. Il rinnovo del contratto è un diritto che non può essere subordinato alle rivendicazioni economiche delle imprese nei confronti delle Regioni, mentre salari e condizioni di lavoro continuano a risentire pesantemente dell’aumento del costo della vita”.
Nel mirino anche Ministero della Salute e Regioni
Per i sindacati, tuttavia, le responsabilità dello stallo non possono essere attribuite esclusivamente alle associazioni datoriali. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil FpP chiamano in causa anche il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni, ai quali chiedono un intervento concreto per superare le questioni legate al finanziamento delle strutture sanitarie private accreditate. L’obiettivo è evitare che il confronto sui rapporti economici tra pubblico e privato continui a impedire il rinnovo del contratto e il riconoscimento economico e professionale dei lavoratori.
“Anche il Ministero della Salute e la Conferenza delle Regioni hanno precise responsabilità nel perdurare di questa fase di stallo e devono assumere un ruolo attivo per favorirne il superamento”, sottolineano Bozzanca, Chierchia e Longobardi. “Non è accettabile che le questioni relative al finanziamento delle strutture sanitarie private accreditate si trascinino senza una soluzione, finendo per bloccare la contrattazione e negare il giusto riconoscimento economico e professionale a chi garantisce prestazioni sanitarie essenziali”.
Presidi e manifestazioni nelle prossime settimane
Con la proclamazione dello stato di agitazione, le tre organizzazioni sindacali chiedono quindi l’immediata apertura del tavolo per il rinnovo del CCNL Aiop-Aris e un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti. In assenza di segnali concreti, la mobilitazione potrebbe intensificarsi già nelle prossime settimane, attraverso presidi e manifestazioni organizzati nei diversi territori, con l’obiettivo di ottenere la ripresa del negoziato e condizioni economiche e professionali adeguate per i lavoratori della sanità privata.
“Non accetteremo ulteriori rinvii né che il diritto al contratto venga sacrificato sull’altare dei rapporti economici tra imprese e istituzioni. Le lavoratrici e i lavoratori della sanità privata meritano rispetto, salari adeguati e il pieno riconoscimento della loro professionalità”, concludono i segretari generali. “Per questo abbiamo proclamato lo stato di agitazione nazionale e, in assenza di segnali concreti e immediati, siamo pronti a intensificare la mobilitazione con tutte le iniziative necessarie per arrivare al rinnovo di un contratto che non può più attendere, a partire dai presidi e dalle manifestazioni che si terranno nelle prossime settimane in tutti i territori”.