Gentile Direttore,
sembra il momento di proporre ed approfondire il concetto di “integrazione ospedale-territorio” che non è sinonimo di “continuità ospedale-territorio”.
La “Continuità” riguarda essenzialmente la Continuità di Cura (Atti Terapeutici ed Assistenziali) per un Ammalato, specie se Cronico; l’Integrazione riguarda l’Organizzazione del Servizio ed è evidente che con l’Integrazione otteniamo anche una migliore Continuità.
La nostra Organizzazione Sanitaria (sia Regionale che Aziendale) tiene generalmente Ospedale e Territorio ben distinti, con un sistema definibile “a silos verticali” che non facilita certo la realizzazione di un Sistema Integrato; teniamo conto che nei due “silos” avremo spesso duplicazione di Attività che potrebbero essere comuni (pensiamo per esempio alla Specialistica Ambulatoriale ed alla Specialistica Ospedaliera).
In tempi difficili per le Risorse Economiche e soprattutto Umane duplicare le Attività potrebbe non essere una idea vincente dal punto di vista Gestionale.
Oggi si aggiunge però un tema nuovo che potrebbe essere affrontato anche in termini innovativi di Integrazione ed è la funzionalità reale delle nuove Case di Comunità la cui spinta propulsiva verso un nuovo Sistema Sanitario Territoriale, come immaginato dal DM 77, sembra in difficoltà.
L’accordo tra Conferenza Stato Regioni e Medicina Generale ha fissato limiti di presenza oraria di quest’ultima che nella maggior parte delle Sedi non consentirà materialmente di coprire con la presenza almeno le H12 7 giorni su 7; viene così meno quel ruolo di riferimento costante per la Popolazione e viene meno la possibilità continuativa di interventi PIR filtrati dalla centrale 116117 (basta consultare l’andamento numerico di questa Funzione per avere un Indicatore forte di Efficienza delle singole Sedi). Potremmo anche riferirci all’esecuzione di Diagnostica Strumentale presso la Casa oppure all’attivazione di Percorsi Domiciliari Strutturati attivati con l’Infermieristica di Famiglia che richiedono necessariamente, per essere realmente efficaci, di interfacciarsi col Medico di Medicina Generale e con lo Specialista.
L’Ospedale (pur nelle sue attuali difficoltà) è ancora un contenitore di Professionalità e di Tecnologia che potrebbe contribuire al potenziamento delle Case di Comunità viste come un anello di congiunzione fisico tra Ospedale e Territorio.
Le modalità di Integrazione possono essere diverse ed andrebbero declinate caso per caso ( per esempio Agende Riservate alla CdC che possono essere svolte sia con presenza fisica che presso una sede ospedaliera di riferimento, oppure una Attività di Consulto per la Medicina Generale, oppure ancora Ambulatori dedicati a specifici Percorsi Domiciliari (per esempio lo Scompenso Cardiaco); può inoltre essere immaginata (nel caso di CdC limitrofe ad un Ospedale) una funzione di supporto anche per le Visite PIR, ovviamente con Procedure specifiche per la singola Sede.
Per promuovere l’Integrazione si può utilizzare il sistema degli Incarichi Professionali istituendone ad hoc oppure ricorrere a Progetti Regionali, oltre ovviamente alle già usuali modalità di gestione dell’Orario di Lavoro e delle Assunzioni.
È inoltre necessario immaginare nuovi Incarichi Organizzativi di “Integrazione Ospedale Territorio” per gestire tutti i passaggi nelle sedi interessate; i silos attuali, infatti, non lo consentono agevolmente.
Un po’ di immaginazione organizzativa può tornare utile in un momento critico.
Paolo Corradini
Internista Ospedaliero
Servizio Sanitario Toscano