QS » Studi e Analisi » In Ue quasi una persona su 2 a rischio povertà ha problemi di salute nella quotidianità. L’Italia registra però il dato più basso
In Ue quasi una persona su 2 a rischio povertà ha problemi di salute nella quotidianità. L’Italia registra però il dato più basso
Secondo i dati Eurostat 2025, il 45% delle persone a rischio di povertà nell'Ue dichiara difficoltà moderate o gravi nelle attività quotidiane, contro il 36,6% di chi non è a rischio. Le maggiori disuguaglianze riguardano mobilità, memoria e vista. In Italia le percentuali sono rispettivamente del 25,5% e del 22,3%, con il valore più basso tra i 27 Stati membri per le persone economicamente vulnerabili.
Quasi una persona su due a rischio di povertà nell’Unione europea (45,1%) dichiara almeno una difficoltà moderata o grave nello svolgimento delle attività quotidiane, dalla mobilità alla memoria, dalla vista alla cura personale. Una percentuale sensibilmente superiore al 36,6% registrato tra chi non è a rischio di povertà, con una differenza di 8,5 punti percentuali. È quanto emerge dai dati Eurostat riferiti al 2025, che evidenziano come le limitazioni funzionali siano più frequenti tra le persone economicamente vulnerabili.
La disuguaglianza più ampia riguarda la mobilità: il 24,9% delle persone a rischio di povertà dichiara difficoltà moderate o gravi nel camminare, contro il 16,9% di chi non è a rischio. Un divario di otto punti percentuali, il più elevato tra le sei attività esaminate. Seguono i problemi di memoria o concentrazione, segnalati dal 20,6% delle persone economicamente più vulnerabili rispetto al 14,5% delle altre, con una differenza di 6,1 punti percentuali. Le difficoltà visive interessano invece il 23,8% delle persone a rischio di povertà, contro il 18,9% di quelle non a rischio.
Le differenze riguardano anche l’autonomia personale e la comunicazione. Il 10,1% delle persone a rischio di povertà riferisce difficoltà nel prendersi cura di sé, contro il 5,8% della popolazione non a rischio. Ancora più marcata, in termini relativi, è la disparità nelle capacità comunicative: il 7,5% contro il 4%, con una frequenza quasi doppia tra le persone economicamente più vulnerabili. Più contenuto, invece, il divario relativo alle difficoltà uditive, segnalate dal 12,9% delle persone a rischio di povertà e dall’11,1% delle altre.
Le differenze tra Paesi Ue: Danimarca al 69,5%, Italia al 25,5%
Le differenze tra gli Stati membri sono particolarmente marcate. A registrare la percentuale più elevata di persone a rischio di povertà che dichiarano difficoltà moderate o gravi nelle attività quotidiane è la Danimarca (69,5%), seguita da Estonia (64,5%) e Slovenia (63,7%). All’estremo opposto della classifica si colloca l’Italia (25,5%), con il valore più basso dell’Unione europea, seguita da Slovacchia (29,6%) e Malta (35,2%). Tra Danimarca e Italia si registra quindi una differenza di ben 44 punti percentuali, a testimonianza dell’ampia variabilità tra i Paesi europei nella frequenza delle difficoltà di salute dichiarate dalle fasce economicamente più vulnerabili.
Italia sotto la media europea, ma le disuguaglianze restano
L’Italia presenta un quadro complessivamente più favorevole rispetto alla media europea: il 25,5% delle persone a rischio di povertà segnala almeno una difficoltà moderata o grave, contro il 22,3% di quelle non a rischio. Il divario legato alla condizione economica si riduce quindi a 3,2 punti percentuali, rispetto agli 8,5 punti registrati nell’Unione europea. Considerando l’intera popolazione italiana, indipendentemente dal reddito, la percentuale di persone con difficoltà si attesta al 22,9%, contro il 38% europeo. Le percentuali italiane risultano inferiori alle medie Ue anche in tutte e sei le singole attività considerate.
Anche nel nostro Paese la mobilità rappresenta la difficoltà più diffusa: il 17,4% delle persone a rischio di povertà dichiara limitazioni moderate o gravi nel camminare, contro il 13,5% di quelle non a rischio. La differenza è di 3,9 punti percentuali, meno della metà degli otto punti registrati a livello europeo. Un andamento simile emerge per memoria e concentrazione, con difficoltà segnalate dall’11% delle persone economicamente più vulnerabili rispetto all’8,7% delle altre. Entrambe le percentuali sono inferiori alle corrispondenti medie Ue, rispettivamente del 20,6% e del 14,5%.
Particolarmente evidente, in termini relativi, è la differenza nelle capacità di comunicazione. In Italia il 6% delle persone a rischio di povertà riferisce difficoltà moderate o gravi, contro il 3,7% di chi non è a rischio: una frequenza superiore di circa il 62%. Anche l’autonomia personale risulta associata alla condizione economica: l’8% delle persone a rischio dichiara difficoltà nel prendersi cura di sé, rispetto al 5,8% delle altre, con una differenza di 2,2 punti percentuali.
Più contenuti i divari relativi alla vista e all’udito. Le difficoltà visive interessano il 13,5% delle persone a rischio di povertà, contro il 12,4% delle altre, mentre quelle uditive sono riferite rispettivamente dall’8,5% e dal 7,2%. Anche in questi due ambiti le percentuali italiane risultano sensibilmente inferiori alle medie europee tra le persone a rischio, pari al 23,8% per la vista e al 12,9% per l’udito.
L’Italia mostra quindi differenze meno pronunciate rispetto alla media Ue, ma conferma la maggiore frequenza nella popolazione a rischio di povertà. Il Servizio Sanitario Nazionale e l’accesso aperto a tutti alle cure primarie potrebbe essere uno degli elementi che contraddistinguono questo primato positivo per il nostro Paese.
La vulnerabilità economica resta un fattore importante nell’incidenza delle difficoltà di salute nella vita quotidiana. Si mostra evidente, quindi, l’importanza di considerare la situazione socioeconomica del Paese nel costruire politiche di prevenzione e assistenza che includano il più possibile la popolazione e non rendano l’accesso alla salute prerogativa di chi può permetterselo.
Sarebbe troppo facile liquidare le prime anticipazioni della manovra sanitaria con una bocciatura senza appello. Così come sarebbe altrettanto semplicistico applaudire ai 5 miliardi annunciati dalla presidente del Consiglio Giorgia...
Piani di prevenzione e risposta alle emergenze sanitarie che non sempre vengono applicati, carenza di personale, difficoltà nella condivisione dei dati e sistemi informativi che non riescono a comunicare efficacemente...
Trucchi scenografici, glitter, maschere e costumi possono trasformarsi in un rischio per la salute della pelle, soprattutto quando contengono sostanze irritanti, allergizzanti o contaminanti. In vista di Halloween, la Società...
Dal 1° gennaio al 27 ottobre 2026 al sistema di sorveglianza nazionale coordinata dall’Iss risultano sono state segnalati 369 casi confermati di Dengue, 30 di Chikungunya, 787 di West Nile...