“Quella dell’Educatore professionale è una professione straordinaria che sconta ancora un riconoscimento sociale e istituzionale non adeguato”. È il messaggio lanciato da Maria Rita Venturini, Presidente della Commissione di albo nazionale degli Educatori professionali, nel discorso inaugurale del 2° Congresso nazionale, tenutosi a Roma il 30 e 31 ottobre sul tema “L’educazione professionale tra formazione, ricerca e pratica nei servizi”. Due giorni di confronto che hanno riunito professionisti, docenti accademici, studenti e rappresentanti degli Ordini da tutta Italia per tracciare il futuro di una figura che opera nei servizi sociali, sanitari, socio-sanitari e penitenziari.
“La seconda professione per infortuni denunciati”
A dare voce alle istanze della comunità professionale è stata la stessa Venturini, che ha posto l’accento sulle condizioni di lavoro: “Siamo sul fronte ogni giorno, affrontando situazioni complesse e un carico emotivo impegnativo: tra le professioni sanitarie e socio-sanitarie, dopo quella degli infermieri, siamo quella con più infortuni denunciati all’INAIL”. Da qui la richiesta di maggiori tutele e del rispetto delle competenze specifiche.
Il no allo “spacchettamento”
Al centro dell’intervento anche la battaglia contro la frammentazione della figura professionale: “Non tolleriamo l’assurdo e anacronistico spacchettamento della nostra figura tra ambito socio-sanitario e socio-pedagogico: una divisione artificiosa e frammentante che disorienta i servizi e penalizza i cittadini, i cui bisogni di salute e inclusione sono unitari”. Venturini ha poi aggiunto un “no categorico” sia alle “indebite invasioni di campo” sia a chi “banalizza il nostro ruolo pensando che ci si possa improvvisare educatori”. “L’educazione professionale – ha concluso – non è buon senso relazionale: è scienza, metodo, riabilitazione e responsabilità etica codificata”.
Il sostegno della Federazione
Pieno e convinto sostegno alle istanze degli Educatori professionali è giunto da Diego Catania, Presidente della Federazione nazionale degli Ordini TSRM e PSTRP, intervenuto all’apertura dei lavori: “Le nostre professioni hanno storie e numeri diversi, ma l’esigenza di stare insieme è l’unico modo per poter contare. L’obiettivo è essere sempre di più nelle stanze delle decisioni”. Catania ha poi indicato due priorità: “Con i decreti delegati alla Riforma delle professioni sanitarie si parlerà di competenze e di profili che hanno ormai oltre trent’anni, e ogni professione dovrà dire la propria. Dobbiamo anche superare il gap delle lauree triennali, con lauree magistrali a indirizzo clinico, e lavorare perché cessi la sperequazione economica con altre professioni”.
Formazione, ricerca e pratica
Il programma scientifico ha affrontato il rapporto tra formazione e ricerca, i modelli europei di educazione sociale, il raccordo tra università e servizi e la stima del fabbisogno formativo e occupazionale. Nei laboratori si è parlato di case management, libera professione, intelligenza artificiale, aggressioni contro gli operatori e attuazione del D.Lgs. 62/2024 sulla disabilità. La seconda giornata ha dato spazio alle esperienze sul campo e alla premiazione dei poster, con il primo premio assegnato a un lavoro sul gruppo come sostegno alla genitorialità di padri detenuti con disturbo da uso di sostanze.
La chiusura dei lavori
Il congresso ha registrato fin dall’apertura una forte vicinanza istituzionale, testimoniata dai messaggi augurali di diversi Ministeri, tra cui il video intervento del Ministro per le Disabilità Alessandra Locatelli, focalizzato sulla centralità del progetto di vita. A chiudere i lavori è stata l’Assemblea congiunta con i Presidenti e i Delegati delle Commissioni di albo territoriali, che ha ribadito l’impegno a rafforzare la presenza degli Educatori professionali nelle sedi di programmazione sanitaria e sociale e a risolvere la questione del personale negli elenchi speciali a esaurimento.