Diciottomila specialisti ambulatoriali convenzionati esclusi dalle misure della Legge di Bilancio 2027, nonostante l’incremento delle risorse destinate alla sanità e gli stanziamenti previsti per ospedali, pronto soccorso e abbattimento delle liste d’attesa. È quanto denuncia il SUMAI Assoprof, che contesta l’assenza nel disegno di legge di finanziamenti specifici per la specialistica ambulatoriale interna, il mancato riconoscimento di risorse vincolate per il rinnovo dell’Accordo collettivo nazionale (ACN) 2025-2027 e l’esclusione dei professionisti convenzionati dalle misure economiche destinate al personale dipendente.
Il sindacato chiede al Parlamento di intervenire durante l’esame della Manovra, richiamando gli impegni assunti dai rappresentanti politici in occasione del suo 58° Congresso nazionale. In assenza di risposte, annuncia la possibilità di una mobilitazione nazionale degli specialisti ambulatoriali, sottolineando le conseguenze che il mancato rafforzamento dell’assistenza territoriale potrebbe avere sull’accesso alle prestazioni, sulle liste d’attesa e sul sovraccarico dei servizi ospedalieri.
“Abbiamo letto con attenzione il disegno di legge di bilancio 2027-2029 e la sua Relazione tecnica. Il risultato è tanto semplice quanto grave: ancora una volta i 18 mila specialisti ambulatoriali convenzionati, i veterinari e i professionisti che operano con l’Accordo collettivo nazionale Sumai non esistono. Non sono mai citati”, dichiara Antonio Magi, segretario generale del Sumai Assoprof.
Secondo l’analisi del sindacato, nel testo non compaiono riferimenti espliciti agli specialisti ambulatoriali come categoria professionale, al personale convenzionato o all’Accordo collettivo nazionale. L’espressione “specialistica ambulatoriale” ricorrerebbe soltanto due volte, entrambe in riferimento alle prestazioni erogate e non ai professionisti che operano quotidianamente negli ambulatori pubblici.
“Nonostante l’impegno del ministro della Salute Orazio Schillaci, il MEF nella finanziaria ha previsto meno risorse di quelle richieste e, per la quarta volta in quattro anni, ha ignorato il contributo della specialistica ambulatoriale convenzionata interna”, prosegue Magi. Per il segretario generale, questa esclusione risulta particolarmente contraddittoria rispetto agli obiettivi dichiarati di rafforzare l’assistenza territoriale, ridurre le liste d’attesa e alleggerire la pressione sui pronto soccorso.
Dagli ospedali alle liste d’attesa, gli stanziamenti contestati dal SUMAI
Nella ricostruzione fornita da Sumai, il disegno di legge aumenta il fabbisogno sanitario nazionale di 2,365 miliardi di euro nel 2027, destinando una parte delle risorse a interventi specifici. Tra questi figurano 500 milioni annui per l’aggiornamento delle tariffe dei ricoveri ospedalieri per acuti, 380 milioni per l’indennità di pronto soccorso del personale dipendente e 300 milioni per le prestazioni aggiuntive finalizzate alla riduzione delle liste d’attesa. Quest’ultima misura, sottolinea il sindacato, sarebbe riservata ai dipendenti del Servizio sanitario nazionale, escludendo i professionisti convenzionati.
Sumai richiama inoltre l’aumento di tre punti percentuali del tetto di spesa per l’acquisto di prestazioni dai privati accreditati, destinato ad assorbire l’impatto delle nuove tariffe, che la Relazione tecnica quantificherebbe in 365 milioni di euro annui. A questi interventi si aggiunge la Carta da 300 euro per gli over 75, destinata all’acquisto di beni e prestazioni sanitarie. Un insieme di misure che, secondo il sindacato, evidenzia una distribuzione delle risorse nella quale la specialistica ambulatoriale pubblica convenzionata non trova un riconoscimento specifico.
“Quindi Ospedale, Pronto Soccorso, Privato accreditato. Per la specialistica ambulatoriale pubblica a rapporto convenzionale, che è lo strumento più diretto e meno costoso per aumentare l’offerta pubblica e abbattere le attese, invece non è previsto nulla”, denuncia Magi. “Non c’è un euro per il rinnovo delle convenzioni: gli oneri dell’ACN 2025-2027 vengono lasciati all’incremento indistinto del fondo o alla libera disponibilità delle Regioni, senza alcuna garanzia”.
Contratti e prestazioni aggiuntive: “Due pesi e due misure tra professionisti”
La contestazione riguarda anche le differenze di trattamento economico tra professionisti dipendenti e convenzionati che operano all’interno delle stesse strutture del Servizio sanitario nazionale. Secondo Sumai, le risorse destinate alle prestazioni aggiuntive e alle indennità previste dalla Manovra non comprendono gli specialisti ambulatoriali convenzionati, nonostante il loro contributo all’erogazione delle visite specialistiche, degli esami diagnostici e delle prestazioni territoriali.
“E le due leve introdotte per il personale, prestazioni aggiuntive e indennità, escludono i convenzionati. A parità di funzione assistenziale, per professionisti che lavorano assieme, accanto uno all’altro, per la stessa identica attività esistono retribuzioni che hanno due pesi e due misure”, afferma Magi. Il sindacato chiede quindi che la discussione parlamentare introduca garanzie economiche specifiche per il rinnovo dell’ACN e riconosca il ruolo della specialistica ambulatoriale interna nella programmazione delle attività sanitarie.
Case della comunità e liste d’attesa, il rischio di un territorio senza specialisti
Per Sumai il mancato finanziamento della specialistica ambulatoriale convenzionata rischia di compromettere anche gli obiettivi della riforma dell’assistenza territoriale, prevista dal PNRR e dal DM 77. Le Case della comunità, la gestione delle patologie croniche, la diagnostica di primo livello e l’integrazione tra medicina generale e ospedale richiedono infatti, secondo il sindacato, la presenza di specialisti in grado di garantire visite, esami e continuità assistenziale vicino al domicilio dei cittadini.
“Senza gli specialisti ambulatoriali la riforma dell’assistenza territoriale resta sulla carta”, sostiene Magi, ricordando che migliaia di professionisti assicurano quotidianamente prestazioni specialistiche negli ambulatori pubblici. L’assenza di investimenti dedicati, secondo il segretario generale, rischia di limitare la capacità delle nuove strutture territoriali di rispondere concretamente ai bisogni della popolazione, nonostante le risorse già impiegate per realizzarle.
“Se il territorio non viene potenziato, il paziente non ha alternative: torna in Pronto soccorso, finisce in ospedale, oppure paga di tasca propria”, avverte Magi. “È il paradosso di questa manovra: si finanziano gli effetti, ricoveri e accessi impropri al Pronto soccorso, e si dimentica la causa, cioè un territorio che non riesce a rispondere. Si spende di più per curare dopo, invece di investire per curare prima e meglio”.
Sumai pronto alla mobilitazione nazionale
La richiesta del sindacato è che durante l’esame parlamentare della Legge di Bilancio vengano introdotte misure specifiche per la specialistica ambulatoriale convenzionata, sia sul piano del finanziamento contrattuale sia su quello del potenziamento delle attività territoriali. Sumai sollecita i rappresentanti della maggioranza e dell’opposizione a dare seguito agli impegni assunti in occasione del congresso nazionale e a riconoscere il contributo degli specialisti alla sostenibilità del sistema sanitario pubblico.
“Gli specialisti ambulatoriali hanno sempre garantito il servizio, anche negli anni più difficili, senza mai far mancare la propria presenza ai cittadini. Ma la pazienza ha un limite”, conclude Magi. “Se nel corso dell’esame parlamentare non arriveranno risposte chiare, Sumai è pronto alla mobilitazione nazionale della categoria, in tutte le province, per difendere non soltanto il lavoro dei professionisti, ma il diritto dei cittadini a essere curati sul territorio, vicino a casa e senza attese infinite”.
“Investire sulla specialistica ambulatoriale pubblica non è un costo: è la condizione perché il Servizio sanitario nazionale resti pubblico, universale e sostenibile”, conclude il segretario generale.