La Manovra 2027 stanzia risorse per aggiornare le tariffe di diverse prestazioni sanitarie, ma lascia senza finanziamenti specifici l’adeguamento delle tariffe sociosanitarie, mettendo a rischio la sostenibilità dei servizi destinati ad anziani, persone con disabilità, pazienti cronici e persone con problemi di salute mentale. È quanto denuncia Confcooperative Sanità, che chiede al Parlamento di intervenire durante l’esame della Legge di Bilancio, prevedendo risorse nazionali da destinare alle Regioni per garantire la continuità dell’assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale.
“La Manovra 2027 affronta alcune criticità importanti del Servizio sanitario nazionale, con alcuni interventi necessari, ai quali deve affiancarsi una risposta anche per l’assistenza sociosanitaria”, dichiara Mauro Abate, presidente di Confcooperative Sanità. “La sanità non finisce negli ospedali: milioni di persone hanno bisogno ogni giorno di cure domiciliari, assistenza residenziale, servizi per la disabilità e la salute mentale, prestazioni che fanno parte dei Livelli essenziali di assistenza e devono poter contare su risorse adeguate”.
Tariffe sociosanitarie ferme da anni, mentre aumentano i costi dei servizi
Secondo Confcooperative Sanità, il disegno di legge di Bilancio sostiene l’aggiornamento delle tariffe per i ricoveri ospedalieri, la riabilitazione, la lungodegenza post-acuzie, la specialistica ambulatoriale e la protesica, senza tuttavia prevedere risorse specificamente destinate all’adeguamento delle tariffe sociosanitarie. Queste ultime sono determinate a livello regionale e rappresentano una componente fondamentale della remunerazione dei servizi accreditati e contrattualizzati con il Servizio sanitario nazionale.
“Le competenze sono diverse, ma il diritto alla salute è lo stesso”, sottolinea Abate. “In molti territori le tariffe sociosanitarie sono ferme da anni o aggiornate solo parzialmente, mentre aumentano i costi del personale. I rinnovi contrattuali sono indispensabili per valorizzare il lavoro dei professionisti, ma i relativi incrementi devono trovare riconoscimento anche nella remunerazione pubblica delle prestazioni”.
Alle maggiori spese per il personale si aggiungono, secondo l’organizzazione, l’aumento dei costi energetici e dei carburanti, gli oneri per gli adeguamenti normativi, la cybersicurezza e la manutenzione e modernizzazione delle strutture. Costi che, in assenza di un corrispondente aggiornamento delle tariffe, rischiano di ridurre progressivamente la capacità dei soggetti accreditati di mantenere e sviluppare l’offerta assistenziale, con possibili conseguenze sull’accessibilità di prestazioni comprese nei Livelli essenziali di assistenza.
“Senza servizi territoriali, maggiori difficoltà anche per gli ospedali”
Il mancato adeguamento delle tariffe, avverte Confcooperative Sanità, potrebbe avere ripercussioni non soltanto sugli enti che erogano l’assistenza, ma anche sulle persone fragili, sulle famiglie e sull’intero sistema sanitario. La riduzione dell’offerta territoriale rischierebbe infatti di trasferire verso gli ospedali bisogni assistenziali che potrebbero essere gestiti attraverso servizi domiciliari, residenziali e sociosanitari integrati.
Per l’organizzazione, il rafforzamento dell’assistenza territoriale richiede una rete capace di collegare servizi pubblici e privato accreditato, integrando interventi sanitari e sociali secondo il principio di sussidiarietà. In questa rete operano anche le cooperative di medici di medicina generale, pediatri di libera scelta e farmacisti, oltre alle realtà impegnate nell’assistenza domiciliare, residenziale e semiresidenziale, con una presenza considerata particolarmente importante nelle regioni meridionali e nelle aree meno servite.
Il riconoscimento economico delle prestazioni, secondo Confcooperative Sanità, è quindi una condizione necessaria per assicurare la continuità dei servizi e il contributo degli enti accreditati alla garanzia dei LEA. La richiesta non riguarda soltanto la sostenibilità delle strutture, ma anche la capacità complessiva del sistema di rispondere ai bisogni di una popolazione caratterizzata da una crescente domanda di assistenza per cronicità, fragilità e non autosufficienza.
Carta sanitaria da 300 euro, Abate: “Non aumenta la disponibilità dei servizi”
Confcooperative Sanità esprime riserve anche sull’efficacia della Carta sanitaria da 300 euro prevista dalla Manovra per gli anziani. Pur riconoscendo che il beneficio possa rappresentare un contributo alle spese sostenute individualmente, l’organizzazione sottolinea che un trasferimento economico ai cittadini non comporta necessariamente un aumento dell’offerta assistenziale, soprattutto nei territori in cui i servizi risultano insufficienti.
“La Carta sanitaria da 300 euro può offrire un piccolo e temporaneo sostegno alle spese individuali, ma da sola non aumenta la disponibilità dei servizi”, osserva Abate. “Sarebbe più utile destinare quelle risorse a chi garantisce ogni giorno la presa in carico di centinaia di migliaia di utenti”.
Tra le misure considerate potenzialmente utili figurano invece i 100 milioni di euro aggiuntivi destinati ad Alzheimer e demenze, rispetto ai quali Confcooperative Sanità chiede di chiarire le modalità di utilizzo e le ricadute concrete sull’assistenza territoriale. “I 100 milioni aggiuntivi per Alzheimer e demenze costituiscono un’opportunità: sarà decisivo capire come verranno utilizzati e quali risposte concrete produrranno nei territori. Sostenere la domanda di assistenza è importante, ma bisogna assicurare in primis la capacità del sistema di rispondere”, aggiunge il presidente.
La richiesta di Confcooperative Sanità è quindi di prevedere, nel corso dell’esame parlamentare della Manovra, una quota di finanziamenti nazionali destinata all’adeguamento delle tariffe sociosanitarie, nel rispetto delle competenze regionali. L’obiettivo è consentire alle strutture e ai servizi accreditati di sostenere gli aumenti dei costi e mantenere un’offerta adeguata ai bisogni delle persone più vulnerabili.
“Chiediamo al Parlamento di destinare una quota delle risorse nazionali anche all’adeguamento delle tariffe sociosanitarie, nel rispetto delle competenze regionali”, conclude Abate. “Non si tratta di sostenere gli erogatori, ma di garantire il diritto alla salute e un’assistenza adeguata alle persone in condizioni di fragilità, cronicità e non autosufficienza. Non possiamo chiedere ai servizi di assicurare continuità e qualità dell’assistenza senza riconoscerne i costi effettivi”.