PMA. Nel 2024 nati 17.660 bambini, il 4,8% di tutte le nascite in Italia. Crescono trattamenti e coppie, ma restano forti disuguaglianze nell’accesso. La nuova Relazione al Parlamento del Ministero

PMA. Nel 2024 nati 17.660 bambini, il 4,8% di tutte le nascite in Italia. Crescono trattamenti e coppie, ma restano forti disuguaglianze nell’accesso. La nuova Relazione al Parlamento del Ministero

PMA. Nel 2024 nati 17.660 bambini, il 4,8% di tutte le nascite in Italia. Crescono trattamenti e coppie, ma restano forti disuguaglianze nell’accesso. La nuova Relazione al Parlamento del Ministero

La nuova Relazione del Ministero della Salute al Parlamento fotografa un settore in crescita: 92.394 coppie trattate e 115.455 cicli avviati in 320 centri. Migliorano i risultati delle tecniche di fecondazione assistita, ma persistono importanti differenze territoriali. Il 67,1% dei trattamenti di secondo e terzo livello con gameti donati viene effettuato nel privato e quasi tutti gli ovociti utilizzati provengono dall’estero. Elevata l’età media delle pazienti, mentre diminuiscono i parti multipli. Per la prima volta dal 2014 cala il ricorso alla fecondazione eterologa. LA RELAZIONE

In Italia continua a crescere il ricorso alla procreazione medicalmente assistita (PMA), che contribuisce ormai a quasi una nascita su venti. Nel 2024 sono stati 17.660 i bambini nati vivi grazie alle tecniche di fecondazione assistita, pari al 4,8% dei 369.944 nati complessivi nel Paese. Un dato in aumento rispetto ai 17.235 del 2023, quando la quota si attestava al 4,5%, e che conferma il ruolo sempre più rilevante della PMA nel panorama della natalità italiana.

È quanto emerge dalla Relazione del Ministro della Salute al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 40/2004, relativa all’attività dei centri nel 2024, elaborata sulla base dei dati del Registro nazionale della PMA dell’Istituto superiore di sanità.

Complessivamente, le coppie trattate sono state 92.394, contro le 89.870 dell’anno precedente, mentre i cicli di trattamento iniziati sono passati da 112.804 a 115.455. Un incremento che interessa anche i bambini nati vivi, aumentati di 425 unità.

Guardando al lungo periodo, la crescita è ancora più evidente: nel 2016 i bambini nati grazie alla PMA erano 13.582 e rappresentavano il 2,9% delle nascite italiane. Otto anni dopo il loro numero è aumentato di oltre 4mila unità e il peso sulle nascite complessive è salito di quasi due punti percentuali.

320 centri attivi, ma più della metà concentrati in quattro Regioni

Nel 2024 risultano attivi 320 centri di procreazione medicalmente assistita, di cui 95 pubblici, 18 privati convenzionati e 207 privati, comprendendo in quest’ultima categoria anche nove strutture siciliane con convenzioni parziali per un numero limitato di cicli.

I centri di primo livello sono 117, mentre quelli di secondo e terzo livello, nei quali vengono effettuate le tecniche più complesse, sono 203.

La distribuzione territoriale evidenzia tuttavia una marcata concentrazione dell’offerta. Oltre la metà delle strutture, il 52,6%, si trova in appena quattro Regioni: Lombardia, con 52 centri, Campania con 50, Lazio con 38 e Veneto con 28.

Ancora più concentrata risulta l’attività effettivamente erogata. La Lombardia guida la classifica nazionale dei trattamenti di secondo e terzo livello con 23.955 cicli, pari al 23,3% del totale. Seguono il Lazio con 15.788 cicli, la Toscana con 12.202, la Campania con 10.460 e l’Emilia-Romagna con 8.462.

Queste cinque Regioni realizzano complessivamente circa il 69% dell’attività nazionale di secondo e terzo livello.

La Relazione segnala inoltre che solo il 33,8% dei centri che effettuano tecniche di secondo e terzo livello supera i 500 cicli annui, contro una media europea del 44,5% riferita al 2020. Un elemento che pone il tema dei volumi di attività e della necessità di garantire standard omogenei di qualità, sicurezza e appropriatezza.

Un trattamento su quattro fuori dalla Regione di residenza

Un altro elemento significativo riguarda la mobilità sanitaria.

Il 25,6% dei cicli di secondo e terzo livello effettuati con gameti della coppia riguarda pazienti residenti in una Regione diversa da quella del centro in cui viene eseguito il trattamento.

La percentuale sale al 38,1% per i cicli con gameti donati.

I principali flussi si indirizzano verso le strutture pubbliche o private convenzionate della Toscana e della Lombardia e verso i centri privati del Lazio.

La mobilità rappresenta uno degli indicatori delle differenze territoriali nell’accessibilità ai servizi, in un quadro nel quale la distribuzione dei centri pubblici e convenzionati continua a essere maggiormente concentrata nelle Regioni settentrionali.

Fecondazione eterologa, prima flessione dal 2014. Due terzi dei trattamenti nel privato

Un elemento di novità riguarda le tecniche che utilizzano gameti donati.

Per la prima volta dal 2014, anno in cui la Corte costituzionale ha eliminato il divieto di fecondazione eterologa, la Relazione registra una diminuzione dell’attività.

Nel 2024 i cicli di secondo e terzo livello con donazione di gameti sono stati 15.054, contro i 15.857 del 2023. La loro incidenza sul totale dei cicli di secondo e terzo livello è scesa dal 15,9% al 14,6%.

Considerando anche le tecniche di primo livello, i cicli con gameti donati sono stati complessivamente 15.559.

I bambini nati vivi grazie alla donazione di gameti sono stati 4.074, pari al 23,1% di tutti i nati da PMA.

Tra i trattamenti di secondo e terzo livello con donazione, prevale nettamente il ricorso agli ovociti, utilizzati in 11.706 cicli, pari al 77,8% del totale. Seguono la donazione di seme, con 2.238 cicli, e la doppia donazione, con 1.110.

La fecondazione eterologa continua però a essere effettuata prevalentemente nel settore privato. Il 67,1% dei cicli di secondo e terzo livello con gameti donati viene realizzato in strutture private, mentre il 32,9% si svolge nei centri pubblici o convenzionati.

Quest’ultima quota risulta comunque in crescita rispetto al 30,6% del 2023, un andamento che la Relazione collega, come possibile spiegazione, all’inserimento delle procedure nei nuovi Livelli essenziali di assistenza.

La situazione è differente per le tecniche con gameti della coppia: in questo caso il 63,4% dei cicli di secondo e terzo livello viene effettuato nell’ambito dell’offerta pubblica o convenzionata.

Ovociti e seme, l’Italia dipende quasi interamente dalle banche estere

Particolarmente significativa è la provenienza dei gameti utilizzati nei trattamenti eterologhi.

Secondo la Relazione, il 99,6% degli ovociti donati utilizzati proviene da banche estere, mentre per il seme donato la percentuale raggiunge il 95,2%.

Anche nei trattamenti con doppia donazione, il ricorso a gameti provenienti dall’estero è pressoché totale.

I dati evidenziano quindi una forte dipendenza dall’approvvigionamento internazionale, soprattutto per quanto riguarda la disponibilità di ovociti.

Le coppie che hanno effettuato trattamenti con donazione di ovociti sono state 10.097. Le principali motivazioni del ricorso a questa tecnica sono l’età riproduttiva avanzata, nel 45,5% dei casi, e la ridotta riserva ovarica, nel 32,2%.

L’età media delle pazienti resta elevata: 36,7 anni per la fecondazione omologa e 41,8 per l’ovodonazione

L’età delle donne che accedono ai trattamenti continua a rappresentare uno degli aspetti più rilevanti della PMA italiana.

Per le tecniche a fresco con gameti della coppia, l’età media delle pazienti è di 36,7 anni, superiore ai 35,3 anni registrati nella media europea del 2020.

Nel 2024 il 32,8% delle donne trattate con queste tecniche aveva più di 40 anni, mentre soltanto il 27,5% aveva meno di 35 anni.

L’età media risulta ancora più elevata nei trattamenti con donazione di ovociti, raggiungendo i 41,8 anni. Si attesta invece a 40,8 anni per la doppia donazione e a 34,8 anni per la donazione di seme.

Un quadro che il Ministero collega al ricorso spesso tardivo alle tecniche di fecondazione assistita e alla progressiva riduzione della fertilità con l’avanzare dell’età.

Migliora il tasso cumulativo di gravidanza, che raggiunge il 34%

Sul fronte dell’efficacia dei trattamenti, la Relazione evidenzia il consolidamento dei risultati ottenuti attraverso le tecniche di crioconservazione.

Per i trattamenti di secondo e terzo livello con gameti della coppia, il tasso di gravidanza cumulativo per ciclo iniziato a fresco, che considera anche le gravidanze ottenute dai successivi trasferimenti di embrioni o ovociti scongelati, raggiunge il 34%, sostanzialmente stabile rispetto al 33,9% del 2023 e in crescita nel lungo periodo.

La percentuale di gravidanze ottenute per ciclo a fresco iniziato è invece pari al 10,9%. Un valore che, sottolinea la Relazione, deve essere interpretato tenendo conto della crescente diffusione della strategia freeze-all, che prevede il congelamento degli embrioni e il loro trasferimento in un momento successivo.

Considerando soltanto i trasferimenti effettivamente eseguiti, il tasso di gravidanza delle tecniche a fresco è infatti del 27,4%, mentre per i trasferimenti di embrioni crioconservati raggiunge il 34,3%.

Complessivamente, nel 2024 i cicli con scongelamento di embrioni e ovociti della coppia hanno dato luogo a 8.646 bambini nati vivi, contro i 3.940 nati dai cicli a fresco.

Diminuiscono i parti multipli, migliorano gli indicatori di sicurezza

Un altro risultato importante riguarda la progressiva riduzione del numero di embrioni trasferiti in utero.

Nel 2024 è proseguita la tendenza a privilegiare il trasferimento di un singolo embrione, con una conseguente diminuzione delle gravidanze e dei parti multipli.

Per le tecniche di secondo e terzo livello con gameti della coppia, la quota dei parti multipli si è ridotta in quasi tutte le classi di età.

Tra le donne fino a 34 anni, ad esempio, è passata dal 5,5% del 2023 al 4,2% del 2024. Nella fascia tra 35 e 39 anni è scesa dal 4,9% al 3,9%.

La riduzione rappresenta un miglioramento significativo sul piano della sicurezza materna e neonatale, considerando i maggiori rischi di prematurità e complicanze associati alle gravidanze multiple.

La Relazione segnala inoltre che la frequenza delle malformazioni nei nati vivi, la natimortalità e la mortalità neonatale risultano in linea con i dati nazionali.

Diagnosi genetica preimpianto, il 70,5% dei test eseguito nel privato

Persistono importanti differenze nell’accesso alle indagini genetiche preimpianto, utilizzate per analizzare eventuali anomalie genetiche degli embrioni prima del trasferimento.

Nel 2024 sono stati 74 i centri che hanno svolto questa attività, con 9.257 cicli destinati a indagini genetiche, pari al 10,5% dei cicli di secondo e terzo livello senza donazione di gameti.

I test effettivamente effettuati sono stati 7.555, di cui il 70,5% in centri privati e il 29,5% in strutture pubbliche o convenzionate.

Da questi trattamenti sono state ottenute 2.275 gravidanze e sono nati vivi 1.850 bambini.

La concentrazione delle prestazioni nel privato conferma le differenze nell’offerta delle tecniche più avanzate.

Monitoraggio delle gravidanze, criticità in Lazio, Campania, Puglia e Sicilia

Tra gli aspetti critici, il Ministero richiama anche la qualità della raccolta dei dati.

Permangono infatti differenze significative tra le Regioni settentrionali e quelle del Centro-Sud nella capacità di monitorare gli esiti delle gravidanze ottenute attraverso la PMA.

In particolare, la Relazione segnala livelli di perdita delle informazioni sul follow-up superiori a quelli ritenuti accettabili nel Lazio, in Campania, in Puglia e in Sicilia.

Le criticità risultano più frequenti nei centri privati e nelle strutture con volumi di attività ridotti.

Per migliorare la qualità del monitoraggio, il Ministero ha aggiornato nel dicembre 2025 il decreto istitutivo del Registro nazionale PMA, introducendo un sistema di raccolta dei dati sui singoli cicli, che permetterà di seguire l’intero percorso terapeutico, dalla stimolazione ovarica fino all’esito della gravidanza.

I primi dati del 2025: PMA nel 4,6% delle schede parto

La Relazione contiene anche un aggiornamento riferito al 2025, elaborato attraverso il flusso informativo del Certificato di assistenza al parto (CeDAP).

Su 348.329 schede parto pervenute, 16.160 riguardano gravidanze nelle quali è stata utilizzata una tecnica di procreazione medicalmente assistita, pari al 4,6%.

Il dato non è direttamente confrontabile con quello del Registro PMA del 2024, perché il CeDAP include anche i trattamenti esclusivamente farmacologici e utilizza un diverso sistema di rilevazione.

Tra i parti con PMA registrati nel 2025, il ricorso al taglio cesareo raggiunge il 48,3%, mentre i parti plurimi rappresentano il 4,9%, contro l’1,4% registrato nel complesso delle gravidanze.

Emergono inoltre differenze legate al livello di istruzione: il ricorso alla PMA interessa il 6,6% dei parti delle donne con scolarità medio-alta, contro il 2,5% di quelli delle donne con scolarità medio-bassa.

Tra le madri con più di 40 anni, la quota dei parti con PMA raggiunge il 20,98%.

La sfida dei LEA e dell’accesso uniforme alle cure

Nel complesso, la Relazione restituisce l’immagine di un sistema che continua a crescere, sostenuto dall’evoluzione delle tecniche e dal miglioramento dei risultati clinici, ma nel quale rimangono differenze importanti nell’offerta delle prestazioni e nella possibilità di accedervi attraverso il Servizio sanitario nazionale.

L’introduzione delle prestazioni di PMA nei nuovi Livelli essenziali di assistenza costituisce, secondo il Ministero, uno degli strumenti principali per rendere più omogeneo l’accesso ai trattamenti e ridurre le disuguaglianze regionali.

Ma i numeri evidenziano come il percorso sia ancora incompleto: il ruolo prevalente del privato nella fecondazione eterologa, la forte mobilità interregionale, la concentrazione territoriale dei centri e la dipendenza dalle banche estere di gameti continuano a rappresentare questioni aperte.

La sfida, dunque, non riguarda soltanto l’aumento dei trattamenti e il miglioramento delle percentuali di successo, ma anche la capacità del sistema sanitario di garantire un accesso equo, appropriato e tempestivo alle cure per l’infertilità, indipendentemente dalla Regione di residenza e dalle possibilità economiche delle coppie.

05 Novembre 2026

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