Mieloma multiplo. Talidomide aumenta il rischio di secondi tumori primari ematologici

Mieloma multiplo. Talidomide aumenta il rischio di secondi tumori primari ematologici

Mieloma multiplo. Talidomide aumenta il rischio di secondi tumori primari ematologici
L’annuncio è stato dato dall’azienda Celgene a seguito di revisione dettagliata dei dati dello studio clinico MM-020, tuttora in corso: il rischio con talidomide è aumentato nel corso del tempo, fino a circa il 2% dopo 2 anni e al 4% dopo tre anni. Il farmaco era stato approvato per il trattamento del mieloma multiplo.

Sono state diffuse in questi giorni nuove e importanti informazioni che dimostrano un rischio di secondi tumori primari ematologici aumentato nei pazienti trattati con Talidomide. Il farmaco è autorizzato nell’Unione Europea per l’uso in associazione a melfalan e prednisone, come trattamento di prima linea di pazienti con mieloma multiplo non trattato di età ≥65 anni o non idonei a chemioterapia a dosi elevate. A darne notizia è Celgene, azienda farmaceutica che produce il medicinale.
 
La notizia arriva a seguito di una revisione dettagliata dei dati dello studio clinico MM-020, tuttora in corso, paertita per via dell’osservazione di uno sbilanciamento nell’insorgenza di secondi tumori primari: la revisione dei dati dello studio ha evidenziato che è stata diagnosticata una percentuale più elevata di leucemia mieloide acuta (LMA) e sindromi mielodisplastiche (SMD) nei pazienti trattati con l’associazione melfalan, prednisone e talidomide (1,8%), rispetto ai pazienti trattati con lenalidomide più desametasone (0,3%). Il rischio con talidomide è aumentato nel corso del tempo, fino a circa il 2% dopo 2 anni e al 4% dopo tre anni. Il valore mediano del tempo di osservazione in questo studio clinico in corso è di 22,3 mesi.
I casi osservati segnalano un aumento del rischio di leucemia mieloide acuta (LMA) o sindromi mielodisplastiche (SMD) con talidomide in associazione a melfalan, un noto agente leucemogeno, nei pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi. Un confronto incrociato tra lo studio MM-020(1) e lo studio MM-015(2) indica che il rischio relativo di sviluppo di leucemia mieloide acuta (LMA) o sindromi mielodisplastiche (SMD) è tre volte più elevato nei i pazienti trattati con melfalan, prednisone e talidomide, rispetto ai pazienti trattati con soli melfalan e prednisone (rapporto dei tassi di rischio = 0,31, IC 95%: 0,07-1,47).
Un aumento del rischio di secondi tumori primari, inclusi leucemia mieloide acuta (LMA) e sindromi mielodisplastiche (SMD), è stato osservato anche in pazienti con mieloma multiplo di nuova diagnosi, trattati con lenalidomide in associazione con melfalan, o immediatamente dopo il trattamento con melfalan ad alte dosi e trapianto di cellule staminali autologhe.
 
Lo stesso farmaco era stato al centro di una vicenda decennale: distribuito a metà del secolo scorso per calmare le nausee mattutine delle donne in gravidanza aveva causato gravi malformazioni in oltre 10 mila bambini, tanto che a distanza di cinquanta anni l’azienda aveva posto scuse ufficiali alle famiglie. In seguito il farmaco era comunque stato approvato proprio per il trattamento del mieloma multiplo.

11 Aprile 2013

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