Europa a 27. Meno ineguaglianze nell’aspettativa di vita e nella mortalità alla nascita. Il rapporto

Europa a 27. Meno ineguaglianze nell’aspettativa di vita e nella mortalità alla nascita. Il rapporto

Europa a 27. Meno ineguaglianze nell’aspettativa di vita e nella mortalità alla nascita. Il rapporto
Negli ultimi anni la differenza tra i paesi più e meno longevi si è accorciata del 17% per gli uomini e del 4% delle donne, a seguito dell'aumento generale dell'aspettativa di vita. E si è ridotto il gap nella mortalità infantile, dimezzato in dieci anni. Ecco tutti i dati dell'ultimo rapporto UE sulle disugaglianze nei sistemi sanitari europei.

Se le differenze nell'aspettativa di vita alla nascita e nella mortalità infantile tra le diverse regioni dell'Europa stanno diminuendo sempre di più, c'è ancora molta strada da fare per azzerarle. Questo in sostanza il messaggio lanciato da Tonio Borg, commissario europeo per la salute, nel presentare l'ultimo rapporto UE sulle disuguaglianze nei sistemi sanitari del continente.

Le ineguaglianze nell'aspettativa di vita nell'Europa a 27 paesi si sono ridotte infatti fortemente negli ultimi anni: per gli uomini il distacco tra quella più lunga – che ad oggi è 81,2 anni nelle isole finlandesi Åland – e quella più corta – di 67,8 anni in Lituania – si è ridotto del 17% dal 2007 al 2011; mentre per le donne si è ridotto del 4% dal 2006 al 2011, e ad oggi le regioni dove le appartenenti al sesso femminile sono più e meno longeve sono rispettivamente la Navarra in Spagna (87 anni) e la regione di Severozapaden in Bulgaria (76,4).
Allo stesso modo, dal 2001 al 2011, è scesa da 15,2 a 7,3 ogni 1000 bambini nativi vivi la differenza tra le regioni a più bassa e più alta mortalità infantile, che oggi sono rispettivamente la Città autonoma di Melilla che la ha azzerata, e la regione di Yugoiztochen in Bulgaria dove è pari a 15,8 ogni mille nati vivi. Un risultato che si affianca a quello della diminuzione della mortalità infantile media in Europa, scesa da 5,7 a 3,9 ogni 1000 nascite. “Le ineguaglianze sono state ridotte significativamente nell'Unione europea in entrambi i campi, sia in quello della mortalità infantile che in quello dell'aspettativa di vita. E ciò è molto incoraggiante”, ha commentato con soddisfazione Tonio Borg.

Tutti questi risultati sono stati ottenuti, secondo gli autori del report, grazie agli sforzi nell'implementare la strategia europea sulle ineguaglianze in sanità, un programma denominato “Solidarity in Health”. Si tratta di un problema che persiste da anni (tanto è vero che i dati presenti nel rapporto si riferiscono al periodo dal 2000 fino ad oggi, con una particolare attenzione agli ultimi anni), ma che per via della crisi potrebbe tornare ad essere preoccupante: è proprio nella Annual Growth Survey di quest'anno infatti che la Commissione europea aveva indicato la necessità di migliorare il rapporto costo/efficacia e la sostenibilità dei sistemi sanitari, senza però fare passi indietro rispetto all'accesso per tutti a servizi di alta qualità. Per questo il piano prevedeva anche investimenti sociali destinati alla crescita e alla coesione.
Per evitare esiti negativi, secondo gli esperti, è necessario agire in maniera ancora più efficace su tutti i livelli, a partire chiaramente da quello locale e nazionale, ma arrivando anche a quello europeo. “Il nostro impegno deve essere incrollabile, nel continuare ad occuparci delle differenze di accesso alla sanità tra gruppi sociali e regioni degli Stati Membri dell'UE”, ha aggiunto Borg. “Uno sforzo che deve rimanere prioritario per il continente, a tutti i livelli”.

Laura Berardi

12 Settembre 2013

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