Studio Usa. Pandemia influenzale 2009. E’ stata una strage: 400mila morti. Bilancio oltre 20 volte maggiore di quanto stimato finora

Studio Usa. Pandemia influenzale 2009. E’ stata una strage: 400mila morti. Bilancio oltre 20 volte maggiore di quanto stimato finora

Studio Usa. Pandemia influenzale 2009. E’ stata una strage: 400mila morti. Bilancio oltre 20 volte maggiore di quanto stimato finora
Se si contano tutti i decessi per malattie respiratorie influenzali nel periodo della pandemia di H1N1, e ci si aggiunge il numero di morti per altre condizioni aggravate dall'influenza, si arriva al numero record di 400 mila vittime. Uno studio della George Washington University getta nuova luce sulla pandemia che ha spaventato il mondo nel 2009.

Non sono state meno di 20 mila come precedentemente pensato, ma addirittura 203 mila le vittime mondiali per la pandemia influenzale del 2009. E se si contano anche tutte le persone che avevano precedenti condizioni che sono state portate all'esito letale dalla patologia influenzale, senza che questa sia direttamente la causa di morte, il bilancio cresce ancora, vertiginosamente, fino al numero da capogiro di 400 mila decessi. Questo il sorprendente risultato emerso da un nuovo studio condotto dalla George Washington University e pubblicato su PLoS One che sta facendo il giro del mondo.
 
Molti più di quelli originariamente calcolati dalla Organizzazione Mondiale della Sanità: questa incongruenza deriverebbe dal fatto che se l'Oms ha considerato solo i casi di infezione testati e confermati in laboratorio, gli scienziati statunitensi hanno invece considerato tutti i casi di morte per malattie respiratorie di tipo influenzale nel periodo della pandemia in 21 nazioni (che da sole contavano per il 35% della popolazione mondiale) e poi riaggiustato statisticamente il dato ottenuto per “contare” le morti globali. E così si sono accorti che la pandemia di H1N1 è stata più ampia e letale di quanto precedentemente pensato, soprattutto nell'America del Sud, dove si è registrato un picco in Messico, Argentina e Brasile.
Inoltre, a quanto emerge da questo nuovo studio, la pandemia ha colpito molto più giovani ed adulti di quanto non si pensasse: una percentuale tra il 62 e l'85% delle morti sarebbe infatti avvenuta in persone che avevano meno di 65 anni. Mentre di solito sono gli anziani ad essere considerati categoria a rischio per l'influenza.

Già un altro studio statunitense aveva nel 2012 suggerito che il peso della pandemia fosse stato più ampio di quanto calcolato dall'Oms, ma in quel caso i Centers for Disease Control and Prevention (CDC) che avevano svolto la ricerca avevano indicato l'area del Sud-est asiatico e dell'Africa come le più colpite, sebbene il numero totale di decessi si avvicinasse a quello riportato nel nuovo studio e risultasse essere oltre 15 volte maggiore delle stime dell'Oms. Le differenze tra i due studi, spiegano gli autori, derivano da un'incertezza che riguarda le regioni mondiali più povere, che spesso hanno sistemi di sorveglianza meno accurati per il controllo delle epidemie. Ma quel che è sicuro, continuano, è che il numero di decessi è drammaticamente più alto dei dati ufficiali forniti fino ad oggi.

27 Novembre 2013

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