Riordino Croce Rossa. Commissione Affari Sociali: “La riforma non può più attendere” 

Riordino Croce Rossa. Commissione Affari Sociali: “La riforma non può più attendere” 

Riordino Croce Rossa. Commissione Affari Sociali: “La riforma non può più attendere” 
Viste le difficoltà economiche ed organizzative in cui versa la Cri è necessario che il governo non rinvii oltre il riassetto previsto dal decreto legislativo del 2012. A dirlo è la risoluzione, primo firmatario e relatore Giovanni Monchiero, sullo stato di attuazione di riordino della Cri approvata dalla Commissione Affari Sociali. 

Negli ultimi trenta anni la Croce rossa italiana è stata commissariata ventiquattro volte. Le difficoltà economiche ed organizzative sono ingenti anche se va rilevato che l’Istituzione vanta un credito di 50 milioni nei confronti di enti pubblici, alcuni dei quali risalenti addirittura agli anni novanta.
 
Per queste serie di ragioni occorre dare piena attuazione al decreto legislativo 178 del 2012 in quanto “se si può concordare sulla oggettiva necessità – recepita in sede di conversione del decreto-legge n. 101 del 2013, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 125 del 30 ottobre 2013 – di operare un rinvio parziale della privatizzazione della Croce Rossa Italiana, ritardando di 12 mesi il processo di privatizzazione delle sole strutture centrali (sede nazionale e regionali) e di sei mesi il programma di privatizzazione della struttura periferica (sedi provinciali e sedi locali), non può comunque essere messa in discussione la riforma prevista dal predetto decreto legislativo”.
 
Questa è la conclusione a cui giunge la relazione sullo stato di attuazione del decreto legislativo di riordino della Cri, fatta da Giovanni Monchiero, ScpI, e approvata dalla Commissione Affari Sociali della Camera nella seduta di ieri.
 
La relazione inoltre impegna il governo a: procedere tempestivamente all'emanazione di un decreto del Presidente del Consiglio “al fine di stabilire i criteri e le modalità di equiparazione fra i livelli di inquadramento previsti dal contratto collettivo relativo al personale civile con contratto a tempo indeterminato della CRI e quelli del personale già appartenenti al Corpo militare – previa verifica della possibilità del loro inserimento nella platea dei militari coinvolti dall'operazione di riduzione in corso – nonché tra i livelli delle due categorie di personale e quelli previsti dai contratti collettivi dei diversi comparti della pubblica amministrazione”. E a promuovere l'accordo con le regioni e le province autonome per “favorire il passaggio di personale della CRI presso enti e aziende del Servizio sanitario nazionale” e infine a “monitorare l'attuazione del decreto legislativo n. 178 del 2012, impegnandosi altresì a riferire in merito al Parlamento con cadenza trimestrale”. 

28 Novembre 2013

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