Gentile Direttore,
abbiamo letto con estremo interesse la lettera della dott.ssa Anna Rita Frullini, pubblicata sul suo giornale, sulla necessità di un maggior numero di componenti donne all’interno dei consigli degli ordini provinciali dei medici.
Tale affermazione ci vede particolarmente d’accordo, oltre che da tempo sostenitori di una tale revisione degli statuti ordinistici. A questo proposito siamo certi che l'assenza, o meglio la bassa percentuale di presenza delle donne da questi contesti non sia assolutamente dovuto solo alla cultura del "non chiedere", comportamento proprio del vissuto femminile di un passato però ormai fortunatamente lontano o che possa legarsi banalmente ad un problema di disponibilità personale delle donne professioniste, siano esse giovani e meno giovani.
E’ sotto gli occhi di tutti, invece, quale quanto sia rilevante la presenza delle donne nella composizione dell’attuale giunta ministeriale di governo e dove addirittura, prima donna italiana, Federica Mogherini, sia pervenuta sino allo scranno più alto della rappresentatività europea alle competenze estere, ovvero l’intera Europa è rappresentata dalla nostra ministra degli affari esteri nel garantire gli interessi del vecchio continente nei rapporti con il mondo intero.
Ci chiediamo e vi chiediamo, come sia possibile tutto ciò in contesti governativi di tale alto livello da non essere possibile nel semplice rinnovo delle cariche statutarie degli ordini medici.
Ci pare importante ricordare a tal proposito, la legge 31 dicembre 2012, n. 247 sulla Nuova disciplina dell’ordinamento della professione forense che all'art 28 comma 2 recita così: "I componenti del consiglio sono eletti dagli iscritti con voto segreto in base a regolamento adottato ai sensi dell’articolo 1 e con le modalità nello stesso stabilite. Il regolamento deve prevedere, in ossequio all’articolo 51 della Costituzione, che il riparto dei consiglieri da eleggere sia effettuato in base a un criterio che assicuri l’equilibrio tra i generi. Il genere meno rappresentato deve ottenere almeno un terzo dei consiglieri eletti. La disciplina del voto di preferenza deve prevedere la possibilità di esprimere un numero maggiore di preferenze se destinate ai due generi".
Appare naturale, se non proprio ovvio, che laddove sia possibile e regolamentato, le donne emergono e sono rappresentative, pertanto e a tal proposito ci chiediamo se nel rinnovo degli ordini medici non sia necessario rivedere le leggi e inserire quanto già presente nello statuto della professione forense.
Ci vogliono le norme, che devono essere applicate e sarà poi evidente quale e quanta rappresentatività di genere femminile esisterà negli ordini dei medici provinciali e soprattutto nella FnomCeo.
E non sarà solo un augurio, ma una assoluta certezza.
dott. Domenico Crea
Portavoce Osservatorio Sanitario
dott.ssa Maria Ludovica Genna
Resp. UOS Diagnostica Ematologica, AORN A. Cardarelli – Napoli