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Rinnovo Ordini dei medici: servono più donne

di Annarita Frullini

Finora nessuna donna in Comitato Centrale e solo due donne come presidenti provinciali. Non è questione marginale perché la presenza “persone che pensano in modo ‘diverso’ può essere utile a risolvere problemi stratificatisi in anni di presenza esclusivamente maschile”.

17 OTT - Qualche giorno fa il top manager di Microsoft Satya Nadella, rivolto alle donne dell’azienda ha detto: “non chiedete posizioni o aumenti, perché le donne che non chiedono hanno più forza. Il karma prima o poi girerà in vostro favore e il sistema riconoscerà i vostri meriti”. Anche considerando le origini indiane del potente manager, questa fare del karma un’apologia della sottomissione femminile è risultato sgradito tanto da costringere Nadela a una completa retromarcia. Ha infatti dichiarato che si attiverà per superare in azienda il divario retributivo fra uomini e donne, a parità di funzioni. Per allontanare poi il sospetto di avere radicati pregiudizi maschili, Nadella ha anche detto: “Chi si sente sottopagato/sottoutilizzato si faccia avanti”.
È noto che in tutto il mondo le donne guadagnino, a parità di condizioni, meno degli uomini ma è importante riflettere sul “non chiedere” delle donne.

In anni precedenti si è spiegato il “non chiedere” femminile come resistenza atavica e come forma di pudore, si sono ipotizzati freni interiori verso potere e competizione. Poi molte donne con competenza e passione hanno cominciato a chiedere, ma nelle posizioni apicali permane lo squilibrio fra i generi e nel quotidiano la difficoltà nel conciliare tempi di vita e tempi professionali. Oggi spesso le donne che chiedono responsabilità sono penalizzate per il fatto di averlo chiesto. Una donna che chiede si scontra con stereotipi che la segnano per il fatto stesso di essersi fatta avanti. A volte le donne non chiedono perché hanno sperimentato l’inutilità del farlo.


Molti contesti sono da cambiare, evitando di porre in atto stigma sociale per le donne che, consapevoli delle proprie capacità e competenze, sono pronte ad essere fattore di crescita, sviluppo ed equilibrio nei luoghi delle decisioni.
Questo “non chiedere” può essere correlato alla esigua presenza femminile all’interno dei 106 Omceo? Un Comitato Centrale, nel quale possono essere eletti anche non presidenti, è esclusivamente maschile, solo due presidenze provinciali sono declinate al femminile, una sola presidente CAO, 12 vicepresidenti, 70 Ordini con presenze esclusivamente maschili nell’esecutivo.  La presenza femminile negli esecutivi degli Ordini è persino diminuita, passando dai 42 delle consultazioni precedenti ai 36 di questo mandato. Anche nel ruolo di segretario e tesoriere dell’Ordine fra il 2009 al 2011 le donne sono diminuite. Se si prende in considerazione il numero complessivo dei posti a disposizione per i tre organi istituzionali (Consiglio Direttivo, Collegio Revisori Conti e Commissione Albo Odontoiatri, complessivamente pari a 18 componenti per ciascun Ordine, oppure a 24 secondo il numero degli iscritti), vi sono a macchia di leopardo ben 43 ordini su 106 dove la presenza femminile è complessivamente uguale o inferiore a tre unità. In Sicilia su nove Ordini ben sette sono in questa situazione… Ma in una città siciliana, dove si è già rinnovato il consiglio per il triennio 2015 2017, il presidente rieletto ha dichiarato: “Vorrei sottolineare, con grande soddisfazione, la presenza in Consiglio di una più alta rappresentanza femminile e una media anagrafica sensibilmente ridotta di ben 10 anni rispetto al passato, in linea con quanto raccomandato del Presidente FNOMCeO Amedeo Bianco”.

Non è una questione di latitudine. Oltre la Sicilia vi sono anche altre regioni che nella maggioranza dei loro Ordini provinciali vedono poco rappresentate le donne medico: Piemonte, Emilia Romagna, Umbria e Basilicata.
Solo 21 Ordini hanno una presenza femminile al di sopra o pari al 25%: Pescara e Padova al 46%, ma entrambe senza presenze femminile nell’esecutivo; Gorizia 44%; Sassari 42%; Ancona 37%; Campobasso, Isernia, Pistoia e Ravenna 33%; Alessandria, Brescia, Chieti, Latina, Mantova, Savona e Torino 29%;, Ascoli Piceno, Grosseto e Vibo Valentia 28%; Cagliari e Cosenza 25%.
Ben cinque gli Ordini con una sola presenza femminile. In quasi la metà degli Ordini è attivo un gruppo di lavoro su tematiche di genere.
Alcune colleghe, rafforzati spazi e processi di empowerment femminili, coscienza di sé e dei propri diritti, sulla scia della lettera del presidente Amedeo Bianco, “più giovani e più donne nei Consigli degli Ordini”, hanno dato disponibilità e chiesto inserimenti.

Non sembrano però arrivare risultati e strategie confortanti ed è accaduto che nel privilegiare l’essere giovani si penalizzi il femminile. In alcuni casi negli Ordini il rinnovamento sta avvenendo rimuovendo donne già consigliere nei Consigli uscenti per far posto a colleghi o donne più giovani. Come se il lavoro svolto con spirito di servizio creasse fidelizzazione significative solo per il genere maschile. Ci si chiede anche come avvengano i nuovi inserimenti.

Nelle città dove la presenza femminile è già consolidata sarà la capacità di mediazione e di accoglienza che potrà portare il necessario incremento perché c'è assoluta necessità della presenza femminile, preziosa per sua determinazione, praticità e concretezza, in tutti gli ambiti e fra le giovani generazioni. Alcune colleghe si presenteranno autonomamente per proporre integrazioni alla lista che il Consiglio uscente riproporrà senza generare grandi contrapposizioni.

Alcuni vorrebbero liquidare l’argomento bollandolo di poca rilevanza, soprattutto rispetto al momento in cui si trova la nazione e la professione medica. Immettere nuove prospettive e persone che pensano in modo “diverso” può essere utile a risolvere problemi stratificatisi in anni di presenza esclusivamente maschile. Il cambiamento di genere potrà essere eclatante come quello legato all’età, all’estrazione sociale e alla nazionalità.
Posso solo augurarmi che tanti presidenti, sappiano sentire la necessità di un cambiamento e sappiano accogliere le persone pronte a farsi avanti con generosità

Annarita Frullini
Coordinatrice Osservatorio Fnomceo professione femminile 

17 ottobre 2014
© Riproduzione riservata


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