Oltre 11 milioni di italiani interessati dal tabagismo, circa 90mila morti ogni anno e costi sanitari e sociali superiori a 26 miliardi di euro. Eppure, in Italia, l’accesso ai trattamenti per smettere di fumare continua a essere caratterizzato da profonde differenze territoriali, organizzative ed economiche. È quanto emerge dalla survey nazionale “Percorsi di cura per i Tabagisti in Italia”, realizzata da FeDerSerD in collaborazione con CeRCo, che fotografa l’attività dei Centri Antifumo e il ruolo dei Servizi per le Dipendenze (SerD).
L’indagine, condotta tra il 17 luglio 2025 e il 13 marzo 2026 attraverso un questionario di 40 domande, ha raccolto 162 risposte, di cui 156 idonee all’analisi. Il 95% delle strutture partecipanti è pubblico e l’85% è riconducibile ai SerD. Un dato che conferma la centralità dei servizi delle dipendenze nel trattamento del tabagismo.
I pazienti. Nei Centri esaminati risultano 12.078 persone in carico nel 2024, un numero che FeDerSerD considera prudenziale, stimando in 15-18mila gli utenti complessivamente seguiti dalla rete dei servizi. Tra i pazienti per i quali sono disponibili i dati, gli uomini rappresentano il 51,96% e le donne il 48,04%. Il 52,83% ha almeno 55 anni, mentre il 10,45% appartiene alla fascia 15-34 anni. Quanto ai volumi di attività, 35 Centri hanno trattato fino a 20 pazienti, 37 tra 21 e 50, 42 tra 51 e 100, 30 tra 101 e 250 e 9 oltre 250.
Accesso alle cure. Nell’83,3% dei Centri è previsto l’accesso su appuntamento e nel 31,4% anche quello diretto. Il 61,5% dichiara percorsi gratuiti, mentre il 28,8% segnala modalità a pagamento e il 14,1% altre formule, compresi ticket e contributi parziali. Le risposte, che potevano essere multiple, evidenziano una forte disomogeneità delle regole applicate.
“Il tabagismo è una dipendenza patologica a tutti gli effetti e deve essere affrontato con la stessa attenzione riservata alle altre dipendenze – dichiara Roberta Balestra, presidente FeDerSerD –. La survey dimostra che nel nostro Paese esistono professionalità, competenze e percorsi di cura consolidati, ma anche differenze che rischiano di tradursi in disuguaglianze per i cittadini. Non possiamo accettare che la possibilità di smettere di fumare dipenda dalla Regione di residenza o dalla necessità di sostenere un costo. Occorre garantire accesso gratuito, presa in carico multidisciplinare e continuità terapeutica, valorizzando le competenze dei SerD e rafforzando l’integrazione con gli altri servizi sanitari”.
Le équipe e i trattamenti. La rilevazione censisce 213 medici, 192 psicologi, 173 infermieri, 89 educatori professionali e 55 assistenti sociali, oltre ad altre figure. La consulenza medica è disponibile nel 92,9% dei Centri e il supporto psicologico-comportamentale nell’88,5%. I gruppi di sostegno sono presenti nel 47,4% delle strutture.
Sul fronte farmacologico, 133 Centri (85,3%) dichiarano di utilizzare la citisina, 59 (37,8%) il bupropione e 72 (46,2%) altri farmaci, tra cui prevalentemente sostituti della nicotina. La rilevazione precede la disponibilità della nuova formulazione di citisina rimborsata dal Servizio sanitario nazionale, che secondo il report ha già favorito almeno 5mila nuovi accessi ai SerD in circa sei mesi del 2026.
“La disponibilità della citisina rimborsata per un ciclo di cura rappresenta un passaggio importante perché dimostra quanto l’accessibilità delle terapie possa stimolare la domanda di cura – sottolinea Alfio Lucchini, past president FeDerSerD –. I SerD sono già oggi veri Centri Antifumo, con competenze cliniche e organizzative per affrontare la dipendenza da nicotina. Le competenze mediche, di counseling, psicologiche e il monitoraggio nel tempo devono essere garantite. La sfida è trasformare questa nuova domanda in percorsi terapeutici stabili, accessibili e capaci di prevenire le ricadute”.
Integrazione e continuità assistenziale. Il 78,2% dei Centri dichiara collegamenti con i medici di medicina generale, il 59,6% con i servizi di salute mentale, il 54,5% con i distretti e il 57,7% con le strutture ospedaliere, soprattutto pneumologia e cardiologia. Il 75% utilizza questionari per valutare la qualità percepita dai pazienti. Quanto al follow-up dopo la dimissione, il 35,3% prevede controlli a un mese, il 57,7% a tre mesi, il 60,3% a sei mesi e il 62,8% a dodici mesi. Il 77,6% dei Centri ha inoltre dichiarato la disponibilità a partecipare a nuove raccolte dati e lavori scientifici.
Per FeDerSerD, conclude Alfio Lucchini, “i risultati indicano la necessità di superare la frammentazione territoriale, uniformare le modalità di accesso, investire in personale e formazione e inserire stabilmente il trattamento del tabagismo nelle reti territoriali, anche attraverso le Case della Comunità. L’obiettivo è assicurare a tutte le persone con dipendenza da nicotina percorsi di cura gratuiti, integrati e continuativi, nell’ambito delle garanzie assistenziali del Servizio sanitario nazionale”.