Silvestro (Ipasvi): ” Aumentati i rischi per i pazienti”
L'87,6% degli infermieri (percentuale più alta tra tutte le professioni sanitarie intervistate) conferma un impatto pesante delle manovre economiche sulla propria attività quotidiana. Scendendo nel particolare, il primo problema è quello della mancanza di personale che penalizza di più la professione secondo il 65,7% degli intervistati (superati solo nel giudizio negativo dal 66% degli anestesisti e dal 93,6% dei medici di laboratorio).
Per il 71% degli infermieri, la carenza di personale e soprattutto i tagli non solo lasciano spesso sguarnite le corsie (e il territorio), ma fanno anche "sballare" i turni di chi lavora, spesso troppo pesanti cosa che incide anche sulla qualità dell'assistenza. Così, secondo il 42,8% degli infermieri i tagli hanno limitato le scelte terapeutiche e per il 67,7% hanno generato vincoli nelle scelte strategiche sanitarie. Il risultato è che il 78,7% degli infermieri ritiene che si sia ridotta la qualità dei servizi e il 70,7% che i cittadini in questo modo corrano rischi maggiori, per di più con un notevole disagio legato all'allungamento dei tempi di attesa.
"Il malessere dei nostri professionisti è evidente – sottolinea Annalisa Silvestro, senatrice in commissione Igiene e Sanità a Palazzo Madama e presidente della Federazione nazionale dei Collegi Ipasvi – soprattutto nel momento in cui è evidente che non è con ulteriori tagli al personale che si migliorano i bilanci. La spesa media per il personale delle Regioni considerate benchmark per il 2012 (anno di riferimento per l'assegnazione dei fondi 2014) è più alta di quella della media delle Regioni che benchmark non sono, mentre al contrario per Emilia Romagna, Umbria e Veneto (le tre Regioni di riferimento, appunto) è molto più bassa la media di spesa per l'acquisto di prestazioni sanitarie da privati: senza tagli forzosi non hanno bisogno di cercare l'assistenza al di fuori dei loro servizi pubblici e anche questo le trasforma nelle Regioni-guida per la gestione e la spesa sanitaria".
Un focus in particolare l'indagine di Cittadinanzattiva lo fa sulla diagnostica per immagini, quella di laboratorio e sulle prestazioni interventistiche, rispetto alle quali gli infermieri, con il 75,1% di giudizi negativi, sono tra le prime categorie (dopo i medici di laboratorio e gli ingegneri clinici) a ritenere che i tagli abbiano determinato un impatto negativo su queste attività.
Gli infermieri puntano il dito più degli altri soprattutto contro l'abbattimento dell'equità di accesso all'innovazione (48,6%), ma anche sugli effetti negativi per l'appropriatezza (45%) e sull'approvvigionamento dei dispositivi medici (45%) su cui si concentrano di più i giudizi negativi della categoria rispetto all' effetto della spending.
Per quanto riguarda gli effetti sui cittadini, nel settore della diagnostica secondo il 76,5% degli infermieri intervistati si sono allungate le attese (per colpa della riduzione degli orari di attività clinica e di ambulatorio) e secondo il 61% si è ridotta la qualità dei servizi.
Ma gli infermieri in questo ambito sono i professionisti che di più lanciano l'allarme sicurezza: i rischi nel settore della diagnostica aumentano infatti secondo il 55% degli intervistati.
"Quando si parla di dispositivi medici – continua Silvestro – non si parla solo di alta tecnologia e di specifici devices, ma anche di quello che riguarda l'assistenza quotidiana ai pazienti. Tagliare su guanti, mascherine, sacche di drenaggio, deflussori, o anche servirsi, per risparmiare, di prodotti scadenti, aumenta in modo esponenziale il rischio di infezioni ospedaliere, che peraltro sono in crescita proprio in questo periodo. E aumenta il disagio e il rischio anche per gli infermieri che vedono aumentare i carichi di lavoro anche per far fronte alla scarsezza dei mezzi: guanti, tute di protezione, mascherine, occhiali, dispositivi per evitare ferite da punta e taglio e quant'altro. È sotto gli occhi di tutti quanto incide tutto rispetto al danno biologico e alla diffusione di infezioni e contagi".
Infine tutte le categorie denunciano una ulteriore carenza come conseguenza della situazione creata dai tagli: mancano le valutazioni di Health tecnology assessmente (Hta), giudicate prioritarie (anche per il risparmio) da tutti i documenti di programmazione, Patto per la salute in testa. E la categoria professionale che ne denuncia di più l'assenza è, dopo i medici dell'emergenza e quelli di laboratorio, proprio quella degli infermieri: per il 49,4% di loro, di Hta nelle strutture ospedaliere in cui lavorano, non c'è traccia.
"Le Regioni ridefiniscano le modalità e gli ambiti in cui rivalutare e rivedere la spesa. Spending review non significa soltanto tagliare come si è sempre voluto far credere ma anche ripensare, riorganizzare, innovare; non sempre risparmiare dove appare più facile come sul personale o su certi acquisti porta un guadagno in termini di efficienza ed efficacia. E mai questo tipo di tagli favorisce l'assistenza, la cura e il benessere dei pazienti".
28 Novembre 2014
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