Fumo e tumori: consumo tabacco responsabile del 30% di tutti i decessi in Italia
Tra il 2010 e il 2013, il 28% della popolazione italiana in età adulta (18-69 anni) risultava fumatore abituale, secondo le stime fornite dal sistema di sorveglianza PASSI Circa un quarto dei tabagisti (7,3% della popolazione italiana) risultava un forte fumatore, dichiarava cioè di fumare 20 o più sigarette al giorno. Le stime PASSI indicano che la classe di età 25-34 è quella in cui si registra la più alta percentuale di fumatori (34%).
Anche se l’abitudine al fumo risulta ancora più diffusa negli uomini (33%) che nelle donne, va comunque evidenziato che, nel complesso, il 23% delle donne italiane risulta fumatore abituale. Un dato, questo, altrettanto inquietante che indica la necessità di intraprendere azioni ad ampio spettro di contrasto al tabagismo. È inoltre interessante notare un’inversione di tendenza rispetto ai decenni passati: il fumo di sigaretta risulta ora più frequente tra le donne di età 50-69 anni e non tra le giovani generazioni, come osservato tra gli uomini.
Nelle aree italiane coperte da registri tumore, tra il 1999 e il 2010 l’incidenza del carcinoma del polmone è diminuita del 20% tra gli uomini (da 87,6 casi a 70,0 casi/100.000, rispettivamente), mentre è aumentata del 36% nelle donne (da 16,3 a 22,0 casi/100.000 tra il 1999 e il 2010).
Relativamente al grado di istruzione, il 21% dei laureati risulta fumatore, una percentuale inferiore rispetto a quanto registrato nel triennio precedente e anche (sebbene di pochi punti percentuali) a quanto registrato in persone con minor grado di istruzione. Questo dato è incoraggiante ma allo stesso tempo indicativo degli ostacoli che i cambiamenti negli stili di vita incontrano anche tra le classi più istruite della popolazione italiana.
Dal punto di vista della diffusione geografica, il tabagismo risulta relativamente omogeneo nel territorio nazionale. Eccezioni rispetto alla media nazionale (28%) sono rappresentate da tre regioni del Centro-Sud con percentuali di fumatori superiori alla media nazionale (Umbria, Lazio, Campania con il 31% di fumatori); e da cinque regioni del Nord (Veneto 24%, Provincia Autonoma di Trento 25%) e del Centro-Sud (Marche, Basilicata e Calabria 26%) con percentuali di fumatori inferiori alla media nazionale.
Secondo l’American Cancer Society, il consumo di tabacco è responsabile – ogni anno nei Paesi industrializzati – di circa il 30% di tutti i decessi. In Italia, questa stima corrisponde a più di 180.000 morti annue evitabili, decessi in larga parte dovuti a malattie cardiovascolari, tumori e malattie dell’apparato respiratorio.
In aggiunta a bronchi e polmone, le evidenze attuali sono ritenute sufficienti per attribuire al fumo di tabacco un ruolo causale per molte altre sedi di tumore, in particolare: nasofaringe, cavità nasali, orofaringe, cavo orale, ipofaringe e laringe per la regione testa e collo; esofago, stomaco, fegato, colon-retto e pancreas per l’apparto digerente; rene, uretere, vescica, ovaio, cervice uterina per l’apparato urogenitale; e leucemia mieloide.
Smettere di fumare riduce, dopo 5 anni, del 50% il rischio di sviluppare neoplasie del cavo orale, dell’esofago e della vescica e, dopo 10 anni, di morire per carcinoma del polmone.
Le sigarette elettroniche
Nel maggio 2012 la Commissione Europea ha pubblicato un rapporto relativo agli atteggiamenti dei cittadini europei nei confronti del tabacco. Un intero capitolo è dedicato alla sigaretta elettronica, e in particolare alla sua diffusione negli Stati membri e al grado di conoscenza dei cittadini europei. Dal rapporto emerge che, complessivamente, il 46% dei cittadini europei conosce bene la sigaretta elettronica, mentre il 23% ne ha sentito parlare ma non sa esattamente di cosa si tratti.
Per quanto riguarda la situazione italiana, una indagine DOXA condotta nel 2013 indica un netto aumento della percentuale di italiani che dichiara di conoscere la e-cig: oltre il 91% nel 2013, in deciso aumento rispetto al 72% dell’anno precedente. Sul piano epidemiologico è interessante notare quali conseguenze tra i fumatori abbia determinato l’uso della sigaretta elettronica sul consumo delle sigarette tradizionali. Dall’indagine DOXA emerge che solo l’11% dei consumatori abituali di e-cig ha di fatto smesso di fumare.
Gli organismi internazionali che si occupano delle conseguenze sulla salute derivanti dall’utilizzo delle e-cig concordano nell’affermare la necessità di un approfondito monitoraggio sia per le conseguenze sul breve-medio periodo che per il lungo periodo. L’introduzione e diffusione anche nel mercato italiano delle e-cig pone ulteriori problemi sia socio-sanitari che culturali riproponendo, in maniera subdola, il modello del “fumo senza danni” ormai relativamente sconfitto per il fumo di tabacco.
24 Settembre 2015
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