Medicina generale. L’Emilia-Romagna frena sulla riforma Schillaci. Il presidente De Pascale: “Così si rischia di mettere in crisi il sistema”

Medicina generale. L’Emilia-Romagna frena sulla riforma Schillaci. Il presidente De Pascale: “Così si rischia di mettere in crisi il sistema”

Medicina generale. L’Emilia-Romagna frena sulla riforma Schillaci. Il presidente De Pascale: “Così si rischia di mettere in crisi il sistema”

Il governatore sottolinea come senza un adeguato coinvolgimento delle Regioni, il progetto rischia di “andare a sbattere” e di compromettere l’equilibrio dell’assistenza territoriale.

Si accende il confronto sulla riforma della medicina generale proposta dal Governo. In un’intervista rilasciata a la Repubblica Bologna, il presidente della Regione Emilia-Romagna Michele de Pascale lancia un monito chiaro: senza un adeguato coinvolgimento delle Regioni, il progetto rischia di “andare a sbattere” e di compromettere l’equilibrio dell’assistenza territoriale.

Al centro dello scontro, la proposta del ministro della Salute Orazio Schillaci di rivedere il ruolo dei medici di medicina generale, ipotizzando un loro maggiore inserimento nel Servizio sanitario nazionale. Una linea che, secondo de Pascale, non può essere valutata compiutamente “senza un testo”, ma che già ora solleva forti perplessità.

Il governatore sottolinea come il modello costruito in Emilia-Romagna – frutto di accordi con i medici e di un lavoro condiviso con le parti sociali – potrebbe rappresentare un punto di riferimento nazionale. “Il nostro accordo potrebbe essere un modello”, afferma, rivendicando un approccio basato sulla collaborazione e non sull’imposizione dall’alto.

De Pascale critica in particolare il metodo seguito dal Governo, evidenziando la mancanza di un confronto strutturato con le Regioni. “È difficile confrontarsi in questo scenario”, osserva, ricordando come anche recenti incontri istituzionali non abbiano prodotto un reale coinvolgimento dei territori. 

Nel merito, il presidente regionale esprime dubbi sul cosiddetto “doppio binario” tra medici convenzionati e dipendenti, ritenuto fonte di confusione e potenziali diseguaglianze. Allo stesso tempo, mette in guardia dal rischio di riforme calate dall’alto senza una reale condivisione: “Non si può riformare la sanità senza un lavoro a quattro mani con le Regioni”. 

Tra i nodi aperti anche il ruolo delle Case di comunità e l’integrazione tra professionisti sanitari. Per de Pascale, il futuro passa dal lavoro d’équipe e da una riorganizzazione territoriale che valorizzi tutte le competenze, piuttosto che da interventi frammentati.

Non manca, infine, un richiamo politico: pur riconoscendo la necessità di intervenire, il governatore invita il ministro a cambiare approccio. “La proposta di legge delega va data una risposta, ma il governo deve cambiare metodo”, conclude. 

Il confronto resta dunque aperto, con le Regioni pronte a rivendicare un ruolo centrale nella definizione di una riforma che tocca uno dei pilastri del Servizio sanitario nazionale.

27 Aprile 2026

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