Oms Europa: entro il 2030 mancherà quasi un milione di operatori sanitari. E i piccoli Paesi lanciano il piano per non arrivare impreparati

Oms Europa: entro il 2030 mancherà quasi un milione di operatori sanitari. E i piccoli Paesi lanciano il piano per non arrivare impreparati

Oms Europa: entro il 2030 mancherà quasi un milione di operatori sanitari. E i piccoli Paesi lanciano il piano per non arrivare impreparati

I ministri della Salute dei Paesi più piccoli della Regione europea dell’OMS hanno adottato la “Dichiarazione di Riga”, impegnandosi a rafforzare e rendere più sostenibile la forza lavoro sanitaria. L’allarme dell’OMS: entro il 2030 in Europa potrebbe mancare quasi un milione di operatori sanitari. Al centro del piano: programmazione a lungo termine, benessere degli operatori, formazione e contrasto alla fuga dei professionisti.

La carenza di personale sanitario continua a rappresentare una delle principali minacce alla tenuta dei sistemi sanitari europei. Per affrontare questa sfida, i ministri della Salute e i rappresentanti dei piccoli Paesi della Regione europea dell’Organizzazione mondiale della sanità hanno adottato a Riga, in Lettonia, la Riga Outcome Statement, un documento che impegna i governi a rafforzare e rendere più sostenibile la forza lavoro sanitaria e sociosanitaria.

L’accordo è stato sottoscritto durante il 12° incontro ad alto livello della Small Countries Initiative (SCI) dell’OMS Europa, svoltosi il 4 e 5 giugno nella capitale lettone e dedicato al tema “Dalla scarsità alla sostenibilità: possono le piccole nazioni guidare l’innovazione della forza lavoro sanitaria?”.

Un milione di operatori in meno entro il 2030

Secondo le stime dell’OMS Europa, entro il 2030 la Regione potrebbe registrare una carenza di quasi un milione di professionisti sanitari, a causa dell’invecchiamento della popolazione, della crescente domanda di assistenza, dell’età avanzata di molti operatori e delle difficoltà nel reclutamento e nella fidelizzazione di medici, infermieri e altri professionisti.

“La nostra forza lavoro sanitaria è la spina dorsale di ogni sistema sanitario”, ha dichiarato Hans Henri P. Kluge, direttore regionale dell’OMS per l’Europa. “Nessun Paese può garantire cure di qualità, rispondere alle emergenze o costruire resilienza senza operatori valorizzati, protetti e sostenuti”.

Kluge ha inoltre sottolineato che il problema non può essere risolto soltanto aumentando il numero di assunzioni. “Nessuna campagna di reclutamento sarà sufficiente se non si affronta la crisi della permanenza dei professionisti nel sistema. I Paesi che comprenderanno per primi questa necessità avranno i sistemi sanitari più forti negli anni a venire”.

Gli impegni della Dichiarazione di Riga

Il documento approvato dai Paesi aderenti alla Small Countries Initiative individua una serie di azioni prioritarie:

  • migliorare la governance e la programmazione a lungo termine della forza lavoro sanitaria;
  • rafforzare l’utilizzo dei dati per prevedere i fabbisogni futuri;
  • adattare istruzione e formazione ai nuovi bisogni di salute;
  • migliorare condizioni di lavoro e percorsi di carriera;
  • tutelare la salute mentale e il benessere degli operatori;
  • affrontare il fenomeno della mobilità internazionale dei professionisti attraverso approcci cooperativi e sostenibili.

Gli impegni si inseriscono nel quadro delle strategie nazionali già sviluppate dai Paesi aderenti in coerenza con il Framework for Action on the Health and Care Workforce in the WHO European Region 2023-2030.

Salute mentale degli operatori sotto pressione

Uno dei temi centrali del confronto di Riga è stato il benessere degli operatori sanitari. I dati della survey Mental Health of Nurses and Doctors (MeND), la più ampia indagine mai realizzata dall’OMS Europa sul tema, evidenziano una situazione particolarmente critica.

Secondo lo studio, i livelli di depressione e ansia tra medici e infermieri risultano fino a cinque volte superiori rispetto a quelli rilevati nella popolazione generale. A ciò si aggiunge il problema delle aggressioni e delle molestie sul luogo di lavoro: mediamente un terzo dei professionisti dichiara di aver subito episodi di bullismo o minacce.

Tra le possibili soluzioni discusse figurano la riduzione dei carichi di lavoro eccessivi, una migliore organizzazione dei turni, il rafforzamento del lavoro in team e l’introduzione di sistemi sicuri per segnalare criticità e richiedere supporto.

Garantire l’assistenza nei territori

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla distribuzione territoriale dei professionisti sanitari, soprattutto nelle aree rurali e meno servite.

La Lettonia ha presentato la propria Strategia di sviluppo della forza lavoro sanitaria 2025-2029, che punta a rafforzare la programmazione del personale, migliorare le condizioni occupazionali e favorire la presenza di professionisti nelle regioni periferiche. Tra le misure previste figurano incentivi economici per chi opera fuori dai grandi centri urbani, una migliore pianificazione delle specializzazioni e il rafforzamento del ruolo infermieristico.

È stata inoltre evidenziata l’introduzione della figura dell’infermiere di pratica avanzata, considerata un passaggio importante per rafforzare l’assistenza primaria e migliorare l’accesso ai servizi sul territorio.

“Formare più medici e infermieri è essenziale, ma rappresenta solo una parte della soluzione”, ha affermato il ministro della Salute lettone Hossam Abu Meri. “Dobbiamo creare le condizioni affinché gli operatori possano costruire carriere sostenibili, mantenere alta la motivazione e continuare a servire i pazienti durante tutta la loro vita professionale”.

Le piccole nazioni come laboratorio di innovazione

Fondata nel 2013, la Small Countries Initiative riunisce dodici Paesi della Regione europea dell’OMS: Andorra, Cipro, Estonia, Islanda, Lettonia, Lussemburgo, Malta, Monaco, Montenegro, Macedonia del Nord, San Marino e Slovenia.

Per l’OMS, questi Stati rappresentano un laboratorio privilegiato di innovazione organizzativa grazie alla capacità di sperimentare rapidamente nuove soluzioni e trasformare gli impegni politici in interventi concreti.

La Dichiarazione di Riga ribadisce infine che una forza lavoro sanitaria adeguata, competente e motivata costituisce il fondamento della sicurezza sanitaria e della sostenibilità dei sistemi di cura, soprattutto in un contesto segnato dall’invecchiamento della popolazione, dai cambiamenti climatici, dalle emergenze sanitarie e dalle crescenti tensioni geopolitiche.

09 Giugno 2026

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