C’è un dettaglio che racconta meglio di tanti altri lo stato della macchina amministrativa italiana. Da una parte il medico di famiglia che, all’improvviso, si ritrova nel proprio software la possibilità di prescrivere in modalità dematerializzata le benzodiazepine senza che nessuno lo avverta. Dall’altra il farmacista che, allo stesso modo, non ha ricevuto alcuna comunicazione operativa. In mezzo, come spesso accade, il paziente.
È quanto sarebbe accaduto nelle ultime ore, con l’attivazione della nuova funzionalità nei gestionali della medicina generale senza che, secondo quanto riferiscono fonti di Fofi e Fimmg, le organizzazioni professionali fossero preventivamente informate. Una situazione che avrebbe colto di sorpresa perfino il Ministero della Salute, mentre l’iniziativa sarebbe partita – a quanto sembra – dal Ministero dell’Economia nell’ambito dell’attuazione della dematerializzazione prevista dalla legge di Bilancio.
A complicare ulteriormente il quadro vi è un elemento tecnico che rischia di produrre un’applicazione a geometria variabile della stessa norma. L’aggiornamento dei software utilizzati dai medici di medicina generale, gestito da Farmadati Italia, avviene infatti con cadenza settimanale ma non contemporaneamente su tutto il territorio nazionale. Il risultato è che, già da ieri, esistono regioni – come la Toscana – nelle quali i medici possono prescrivere le benzodiazepine tramite ricetta dematerializzata, mentre altre – come la Campania – dovranno attendere l’aggiornamento previsto nella notte tra domenica e lunedì, con la nuova funzionalità disponibile solo dall’inizio della prossima settimana.
Se questa ricostruzione fosse confermata, ci si troverebbe di fronte a una situazione paradossale: la stessa disposizione sarebbe operativa in alcune parti d’Italia e non in altre, non per una scelta normativa, ma per i diversi tempi di aggiornamento dei sistemi informatici; e senza che medici di famiglia e farmacisti ne siano stati messi al corrente.
Nel pomeriggio di oggi è arrivata una prima conferma indiretta delle criticità. Con una comunicazione interna inviata agli Ordini provinciali, la Federazione degli Ordini dei farmacisti italiani (Fofi) ha reso noto di aver tempestivamente contattato il Ministero della Salute dopo le segnalazioni ricevute sull’emissione di prescrizioni dematerializzate di medicinali stupefacenti in regime privato, che, secondo la circolare ministeriale del 2 marzo 2022, non sono prescrivibili mediante ricetta elettronica. Nella comunicazione, la Federazione riferisce che il Ministero della Salute ha disposto il blocco della nuova funzionalità, precisando che questa era stata attivata senza che fosse fornita alcuna informativa alla Fofi e, conseguentemente, ai farmacisti. Successivamente, in una seconda comunicazione, il Ministero della salute ha fatto sapere che eventuali prescrizioni dematerializzate rilasciate tra l’1 e il 3 luglio 2026 e presentate in farmacia per la spedizione sono da considerarsi non valide.
La digitalizzazione delle prescrizioni rappresenta un passaggio inevitabile e, in linea di principio, positivo. Riduce la carta, semplifica i percorsi assistenziali e rende più agevole l’accesso alle cure.
Il punto, però, non è il merito della riforma. È il metodo.
Le benzodiazepine non sono farmaci qualunque. La loro prescrizione è disciplinata dal Testo unico sugli stupefacenti (DPR 309/1990), con regole particolari proprio perché si tratta di medicinali che richiedono un controllo rigoroso.
Per questo motivo una modifica procedurale avrebbe richiesto indicazioni operative tempestive, univoche e sistemi informatici perfettamente allineati tra medici prescrittori, farmacie e amministrazioni.
Invece, almeno stando alle segnalazioni raccolte e alla successiva comunicazione della Fofi, l’impressione è quella di un’interoperabilità lasciata al caso.
Lo scenario che avrebbe potuto rischiare di verificarsi, quantomeno nelle ore in cui la funzionalità è rimasta attiva, è semplice.
Il medico prescrive il farmaco con ricetta dematerializzata. Il paziente si presenta in farmacia. Il farmacista, non avendo ricevuto istruzioni o trovandosi davanti a una procedura che il proprio gestionale non riconosce correttamente, preferisce sospendere la dispensazione in attesa di chiarimenti o invita il paziente a tornare dal medico.
È una scelta comprensibile. Il farmacista, quando dispensa medicinali soggetti a una disciplina particolare, ha responsabilità professionali precise e non può improvvisare.
Ma chi paga il prezzo di questa incertezza è il cittadino.
La questione assume un rilievo particolare se l’attivazione avviene, come in questo caso, a ridosso di un fine settimana estivo. E lo diventa ancora di più se, per effetto degli aggiornamenti differenziati dei software, il Paese procede a velocità diverse, con territori in cui la novità è già utilizzabile e altri in cui medici e pazienti dovranno attendere ancora diversi giorni.
Chi assume benzodiazepine da tempo non dovrebbe interrompere improvvisamente la terapia senza indicazione medica. Una sospensione brusca può causare problemi.
Non significa che ogni paziente andrà incontro a complicanze. Ma significa che una disfunzione organizzativa può trasformarsi in un problema clinico perfettamente evitabile.
Ed è proprio questo il punto.
Al di là del caso specifico, l’episodio ripropone una questione più ampia: il coordinamento tra le amministrazioni.
Quando una novità normativa viene resa operativa senza che gli attori del sistema sanitario ricevano contemporaneamente istruzioni, aggiornamenti e tempi certi, si genera un cortocircuito che finisce inevitabilmente per ricadere sui professionisti e sui cittadini. Se, oltre a questo, la stessa innovazione entra in vigore con tempi diversi a seconda della regione e dell’aggiornamento del software utilizzato, il rischio è quello di creare un Servizio sanitario nazionale in cui le procedure cambiano semplicemente attraversando un confine amministrativo.
La vicenda di oggi dimostra come il problema non sia la digitalizzazione in sé, ma il modo in cui viene governata. Il fatto stesso che il Ministero della Salute abbia disposto il blocco della funzionalità e debba ora fornire istruzioni su come gestire le ricette già emesse conferma che il percorso non era stato adeguatamente coordinato. La ricetta elettronica per le benzodiazepine arriverà, ed è giusto che arrivi. Ma l’innovazione non consiste nel far comparire una nuova funzione sul computer di un medico. Consiste nel fare in modo che tutti gli operatori del Servizio sanitario nazionale — ministeri, regioni, medici, farmacisti e sistemi informatici — siano pronti e consapevoli delle novità introdotte nello stesso momento e con le stesse regole.
Se invece si tengono i professionisti all’oscuro, ogni amministrazione procede per conto proprio e gli aggiornamenti arrivano in ordine sparso, la digitalizzazione perde la sua funzione di semplificazione e diventa l’ennesima dimostrazione di uno Stato che fatica a coordinare sé stesso. E, come troppo spesso accade, a rimanere nel mezzo sono i professionisti sanitari e i pazienti.
Giovanni Rodriquez