Le lauree dell’area medico-sanitaria e farmaceutica si confermano uno degli snodi più rilevanti del sistema universitario italiano. Non solo per il peso numerico tra i laureati, ma soprattutto per la capacità di tradursi in lavoro, spesso in tempi rapidi e con livelli retributivi più elevati rispetto ad altri percorsi. È quanto emerge dal XXVIII Rapporto AlmaLaurea su laurea e occupazione, presentato all’Università degli Studi della Basilicata, che fotografa i percorsi formativi di quasi 335 mila laureati del 2025 e gli esiti occupazionali di quasi 700 mila laureati intervistati a uno, tre e cinque anni dal titolo.
Nel quadro generale, il rapporto segnala un miglioramento dell’occupazione dei laureati: a un anno dal titolo lavora l’81,2% dei laureati di primo livello e l’80,8% dei laureati di secondo livello. A cinque anni dalla laurea l’occupazione supera il 90%, arrivando al 91,7% tra i laureati di primo livello e al 94,4% tra quelli di secondo livello. Ma dentro questo scenario complessivo l’area sanitaria emerge con particolare evidenza.
Il gruppo medico-sanitario e farmaceutico è infatti tra i cinque più numerosi dell’intero sistema AlmaLaurea, insieme a economico, ingegneria industriale e dell’informazione, scientifico e politico-sociale e comunicazione. Tra i corsi di primo livello, dove rientrano molte lauree delle professioni sanitarie, il gruppo medico-sanitario pesa per il 12,4% dei laureati. Nei corsi magistrali a ciclo unico, invece, il gruppo medico e farmaceutico rappresenta quasi la metà dei laureati, pari al 47,5% del totale: un dato che conferma il ruolo centrale di medicina, odontoiatria, farmacia e degli altri percorsi a ciclo unico nel panorama universitario.
La specificità dell’area sanitaria emerge già durante il percorso di studio. I tirocini curriculari, elemento decisivo per la formazione pratica di medici, infermieri, tecnici sanitari, ostetriche, fisioterapisti e delle altre professioni sanitarie, sono molto più diffusi rispetto alla media. Nel complesso il 60,9% dei laureati ha svolto un tirocinio curriculare riconosciuto dal corso, ma tra i laureati di primo livello del gruppo medico-sanitario la quota sale all’89,3%. Anche tra i laureati magistrali biennali dell’area medico-sanitaria il tirocinio resta molto frequente, coinvolgendo l’85,6% dei laureati. È un dato che conferma la natura fortemente professionalizzante dei percorsi sanitari, nei quali il contatto con strutture, servizi e contesti clinico-assistenziali rappresenta una parte essenziale della formazione.
Significativa anche la frequenza alle lezioni. Se nel complesso ha frequentato regolarmente almeno tre quarti degli insegnamenti il 63,2% dei laureati, nei corsi di primo livello medico-sanitari la quota raggiunge l’85,1%. Anche questo elemento conferma una caratteristica nota dei percorsi sanitari: maggiore intensità formativa, obblighi di frequenza più stringenti, centralità delle attività pratiche e del tirocinio.
Sul fronte delle motivazioni, l’area sanitaria mostra una forte combinazione tra interesse culturale e sbocco professionale. Tra i laureati di primo livello il gruppo medico-sanitario registra una delle quote più alte di studenti che hanno scelto il corso attribuendo grande importanza sia ai contenuti formativi sia alle prospettive occupazionali: 59,5%. Nei corsi magistrali a ciclo unico il gruppo medico e farmaceutico arriva al 62,4%. In altri termini, chi sceglie questi percorsi sembra farlo con una forte consapevolezza della dimensione professionale, ma anche con un chiaro interesse per l’ambito disciplinare.
Il rapporto evidenzia inoltre una marcata componente femminile nei percorsi sanitari di primo livello: le donne rappresentano il 73,7% dei laureati del gruppo medico-sanitario. È un dato che richiama direttamente la composizione di molte professioni sanitarie, a partire dall’infermieristica, e che rende ancora più rilevante il tema dei divari di genere nel mercato del lavoro. AlmaLaurea conferma infatti che, a parità di condizioni, gli uomini hanno il 13,7% di probabilità in più di essere occupati rispetto alle donne e percepiscono in media 67 euro netti mensili in più a un anno dalla laurea.
La forza occupazionale dell’area sanitaria emerge con nettezza dal modello di analisi sugli esiti a un anno. Rispetto al gruppo politico-sociale e comunicazione, assunto come riferimento, i laureati del gruppo medico-sanitario e farmaceutico risultano quelli con la maggiore probabilità relativa di essere occupati, davanti anche a ingegneria, informatica e architettura-ingegneria civile. Il dato non sorprende, considerando la domanda strutturale di personale sanitario nel Servizio sanitario nazionale, nel privato accreditato, nell’assistenza territoriale, nella farmacia, nella ricerca e nei servizi alla persona.
Anche sul piano retributivo il gruppo medico-sanitario e farmaceutico si colloca ai vertici. A parità di condizioni, i laureati di quest’area percepiscono in media 310 euro netti mensili in più rispetto ai laureati del gruppo politico-sociale e comunicazione. È il differenziale positivo più elevato rilevato dal modello, superiore a quello osservato per ingegneria industriale e dell’informazione, informatica e tecnologie ICT, area economica e scientifica. Un dato importante, che segnala una maggiore valorizzazione economica iniziale dei titoli sanitari e farmaceutici, pur in un contesto generale in cui le retribuzioni reali dei neolaureati mostrano ancora segnali di difficoltà.
Il rapporto segnala infatti che, a un anno dal titolo, la retribuzione mensile netta media è pari a 1.491 euro per i laureati di primo livello e a 1.495 euro per quelli di secondo livello. A cinque anni si sale rispettivamente a 1.796 e 1.903 euro. Tuttavia, al netto dell’inflazione, le retribuzioni reali risultano in lieve calo nell’ultimo anno per i neolaureati. È un elemento da non sottovalutare anche per la sanità, dove la domanda di personale resta alta ma dove la capacità del sistema di attrarre e trattenere professionisti dipende sempre più anche dalla qualità del lavoro, dalle condizioni organizzative, dalla stabilità e dalla retribuzione.
Non mancano, tuttavia, alcuni segnali critici. I laureati magistrali biennali del gruppo medico-sanitario risultano tra i meno soddisfatti dell’esperienza universitaria: la soddisfazione complessiva si ferma all’81,6%, contro una media dell’89,5% tra tutti i magistrali biennali. Anche tra i laureati magistrali a ciclo unico il gruppo medico e farmaceutico presenta una soddisfazione inferiore alla media: 85,4% rispetto all’88,1% complessivo. Un dato che, pur restando su livelli elevati, suggerisce la necessità di guardare non solo agli esiti occupazionali, ma anche alla qualità dell’esperienza formativa, al carico degli studi, all’organizzazione dei tirocini e al rapporto tra università e strutture assistenziali.
Altro elemento distintivo è la prosecuzione degli studi. Tra i laureati magistrali a ciclo unico, il 69,2% dichiara di voler proseguire la formazione; nel gruppo medico e farmaceutico la quota sale all’82,1%, con il 63,7% orientato verso la specializzazione post-laurea. È un dato particolarmente rilevante per medicina, dove l’accesso alla specializzazione resta il passaggio decisivo per l’ingresso pieno nella professione. Tra i laureati magistrali biennali del gruppo medico-sanitario, invece, il 56,6% intende proseguire gli studi, soprattutto attraverso master universitari. Anche tra i laureati di primo livello del gruppo medico-sanitario, meno della metà punta alla magistrale: prevalgono altre forme di formazione post-laurea, come master e corsi di perfezionamento.
Il Rapporto AlmaLaurea restituisce quindi un’immagine articolata. Le lauree sanitarie e farmaceutiche funzionano, e funzionano più di molte altre sul piano dell’occupazione e della retribuzione. Sono percorsi fortemente professionalizzanti, con tirocini diffusi, alta frequenza e un legame diretto con il mercato del lavoro. Ma proprio per questo il loro valore va letto dentro le sfide più ampie del sistema sanitario: fabbisogni crescenti di personale, carenza di professionisti in molte aree, necessità di rendere più attrattivi i percorsi e di garantire condizioni di lavoro coerenti con l’investimento formativo richiesto.
La direttrice di AlmaLaurea, Marina Timoteo, ha sottolineato come i laureati guardino oggi al lavoro con maggiore attenzione alla qualità, alla flessibilità, alle relazioni e all’utilità sociale. È un messaggio che vale in modo particolare per la sanità. Perché medici, infermieri, farmacisti, tecnici e professionisti sanitari non chiedono soltanto occupazione: chiedono che il proprio percorso formativo, lungo, selettivo e spesso molto impegnativo, trovi pieno riconoscimento nella qualità del lavoro e nelle prospettive professionali.