“Rete di eccellenza tra ospedali, università e medici di base”. La ricetta di Zangrillo (Fi) per il settore. E boccia Lorenzin: “La sua linea è insufficiente e passiva”

“Rete di eccellenza tra ospedali, università e medici di base”. La ricetta di Zangrillo (Fi) per il settore. E boccia Lorenzin: “La sua linea è insufficiente e passiva”

“Rete di eccellenza tra ospedali, università e medici di base”. La ricetta di Zangrillo (Fi) per il settore. E boccia Lorenzin: “La sua linea è insufficiente e passiva”
Così il direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione dell'ospedale San Raffaele di Milano e neo responsabile del dipartimento Sanità di Forza Italia ha parlato oggi in un incontro con la stampa a Milano del suo nuovo incarico. Ma sottolinea: "Non voglio interessarmi di politica ma mettere le mie conoscenze professionali a disposizione della politica". 

Una rete fra ospedali di eccellenza, università e medici di base per mettere insieme le competenze sanitarie e riqualificare la figura del medico di famiglia; ma anche sistemazione delle strutture sanitarie, in particolare del centro sud, per renderle adeguate a offrire le prestazioni sanitarie dei Lea. I colleghi del centro-sud sono costretti a lavorare in "condizioni disagevoli per non dire disumane", ma la loro professionalità "è uguale a quella dei colleghi del Nord". "Sono eroi. Speriamo che con le prossime nomine dei direttori generali della Sanità si prenda la strada della ristrutturazione sanitaria, prima di decidere la spartizione del budget ospedaliero secondo criteri inaccettabili". È questa la ricetta di Alberto Zangrillo, direttore del dipartimento di anestesia e rianimazione dell'ospedale San Raffaele di Milano e responsabile del dipartimento Sanità di Forza Italia.
 
E per sgombrare il campo da interessi dice: "Non voglio interessarmi di politica ma mettere le mie conoscenze professionali a disposizione della politica. Per questo ho declinato l'invito di Silvio Berlusconi a occupare la poltrona di assessore alla Sanità e Welfare della regione Lombardia, perchè voglio continuare a fare il medico per migliorare le cose. La linea Lorenzin non mi piace perchè insufficiente, passiva e risponde soltanto alle emergenze, senza risolvere i problemi alla sua origine. Se vuole fare la mamma, scelga questa strada e non l'impegno della politica".

Le nomine. Le parole di Zangrillo, alla luce delle nomine dei direttori generali della Sanità in scadenza, suonano come un monito al Governo e alle amministrazioni regionali, perchè “la Sanità italiana che tutti ritengono eccellente – dice – non è così per tutti, perchè è governata in modo differente da regione a regione e spesso con risvolti drammatici. Anche i Lea, che dovrebbero misurare le risposte del Ssn, non sono applicati correttamente dappertutto. Ma intanto i fondi annuali della Sanità sono arrivati e le Regioni si sono incamerati la loro parte. Ma il nostro budget sanitario a disposizione delle Regioni è di 111 miliardi (il 7% del Pil), molto meno di altri paesi come Francia, Germania e Stati Uniti d'America,15 dei quali sono sprecati sotto forma di inefficienza”.

Le critiche. A conferma delle sue dichiarazioni, il rappresentante di Forza Italia sciorina alcuni dati che vengono da Agenas, l'agenzia degli esiti dei programmi nazionali sulla salute: per il taglio cesareo, la media internazionale è del 15% e la media italiana è del 45%, con situazioni ottime in Lombardia con il 20% , peggio al Sud, dove in Campania il ricorso all'intervento raggiunge il 95%. In Italia sono anche più lunghi i tempi di degenza: Se per un intervento al colon retto la media europea è di 5-7 giorni, da noi si arriva anche a 15 giorni. E i Drg non sono serviti a calmierare la spesa, perchè, come sostiene Zangrillo, succede che un cittadino venga ricoverato in chirurgia e poi venga dimesso con una diagnosi medica. Segno che è stato fatto un ricovero sbagliato. “Se controllassimo questa inefficienza – aggiunge Zangrillo – i 15 miliardi sarebbero già risparmiati. La colpa non è certo dei medici, perchè io sono circondato da professionisti del Sud, di provata professionalità, ma della carenza e inadeguatezza delle strutture”.
 
La ricetta. Il rappresentante della Sanità di Forza Italia ci tiene anche a dare la sua ricetta che consiste, per prima cosa nel rivalutare la figura del medico di base, ritenuto anche lui eroe, sovraccaricato di lavoro burocratico e messo alla berlina se fa eseguire un esame in più. Invece, va aiutato, protetto, tutelato e messo nelle condizioni di recepire tutta la conoscenza culturale della medicina moderna. E' lui che deve tirare le fila della cura, perchè l'ospedale è a lui che affida il paziente dimesso dopo la fase acuta. Non per campanilismo, ma il modello lombardo è sicuramente significativo, come quello emiliano e toscano o di altre regioni del Nord, esportabile in tutte le regioni, ma con i necessari programmi di investimento strutturale. Nel lungo periodo sono soldi spesi bene. Zangrillo dedica anche parte del suo intervento con la stampa alla Ricerca, cenerentola della Sanità, alla quale sono stati tolti 30 miliardi di fondi, da 285 a 255, con distribuzioni secondo le lobby più potenti.
 
Quando si entra nello specifico delle gestioni della Sanità ,Zangrillo non si lascia intimidire e ribadendo che lui non vuole fare il politico, aspetta che, considerando il suo territorio di competenza, quello lombardo, il presidente Maroni lo consulti nella scelta delle figure professionali che possono continuare a dar lustro alla Sanità lombarda, senza guardare a un partito o all'atro o se un amministratore o un primario sono di CL o no. Insomma, secondo Zangrillo occorre voltare pagina e puntare alla moralizzazione del sistema sul territorio nazionale, affrontando tutti i problemi sul tappeto, partendo sia da chi deve gestire, sia da chi deve operare ogni giorno sul campo.

Edoardo Stucchi 

Edoardo Stucchi

26 Novembre 2015

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