Infermieri. Più scolarità uguale più salute per i pazienti

Infermieri. Più scolarità uguale più salute per i pazienti

Infermieri. Più scolarità uguale più salute per i pazienti

Gentile direttore,
i dottori Cappiello e Montemurro nella lettera al direttore  pubblicata l'11 gennaio scorso, si chiedevano chi potesse beneficiare dei master universitari per infermieri. Vorrei provare a rispondere alla loro domanda, per quanto mi è possibile, basandomi sulle evidenze scientifiche e tenendomi a debita distanza dai contenuti e dalle interpretazioni del “comma 566”.
 
In via generale è bene ricordare che in letteratura negli ultimi 15 anni sono stati pubblicati numerosi studi che evidenziano una correlazione tra outcome dei pazienti a fine ricovero e livello di scolarità degli infermieri. A titolo esemplificativo vorrei sottolineare il lavoro di Aiken e colleghi (Lancet. 2014), basato sull’analisi di  422.730 pazienti ricoverati in ospedali di nove diversi paesi europei. In tale lavoro si dimostra che, per ogni 10% di incremento nel numero di infermieri con laurea di primo livello presenti in reparto, corrisponde una diminuzione del rischio di mortalità pari a circa il 7%. Qualche anno prima Needleman e colleghi(New Engl J Med. 2002) su un campione di 5 milioni di degenti ricoverati in reparti di medicina hanno dimostrato come la presenza di infermieri con laurea di primo livello fosse associata ad una riduzione della durata del ricovero, della mortalità e dell’insorgere di numerose altre complicanze.
 
Più recentemente alcuni ricercatori hanno indagato se l’impiego di infermieri con titoli superiori alla laurea di primo livello, quindi in possesso di master specifici per alcune aree cliniche come ad esempio quella psichiatrica, oncologica o cardiologica, potesse influenzare il livello di salute dei pazienti.  Bakitas e colleghi  (JAMA. 2009) hanno dimostrato che l’impiego di infermieri in possesso di master focalizzati nella cura del paziente oncologico, incrementava il livello della qualità della vita rispetto alla gestione “classica” dei pazienti. Anche in area cardiologica l’impiego di infermieri specializzati con il titolo accademico “advanced practice nurses”, paragonabile ai nostri master, aumentava – nei pazienti trattati – la sopravvivenza, riduceva la riospedalizzazione  (Naylor e coll., J Am Geriatr Soc. 2004) e riduceva i costi di gestione.
 
L’innalzamento del livello scolastico degli infermieri non dovrebbe spaventare la classe medica, al contrario, il livello scolastico raggiunto dovrebbe essere inserito negli “standard di servizio” delle diverse unità operativa come indice di qualità clinica.
 
I veri beneficiari di un possibile innalzamento del livello di scolarità infermieristico sono i pazienti, noi tutti.
 
Marco Godi
Fisioterapista, Fondazione Salvatore Maugeri                                                    

18 Gennaio 2016

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