I master universitari ed il “Comma 566”: la faccia nascosta della questione

I master universitari ed il “Comma 566”: la faccia nascosta della questione

I master universitari ed il “Comma 566”: la faccia nascosta della questione

Gentile direttore,
dei contenuti del famigerato “Comma 566” si parla ormai da Aprile del 2012, quando cominciarono a proliferare i primi “tavoli tecnici” tra Governo e Regioni, ma è stata la legge 190/2014 a trasformarli in un tema di dirompente attualità. L'argomento è stato trattato in tutte le sue sfumature, per cui, evitando di riprendere quanto già più volte espresso, e da più parti, ci sembra il caso di riflettere su un aspetto trascurato, vale a dire i veri beneficiari di questa tanto famigerata riforma epocale delle competenze.
 
Secondo gli anonimi estensori, le competenze avanzate delle professioni sanitarie sono il punto di arrivo di percorsi formativi di “upgrade” complementari che garantiscono l’evoluzione professionale, concordati tra Regioni, Università ed Organizzazioni sindacali. Il che vuol dire una balcanizzazione di un aspetto ordinamentale, quale le competenze dei professionisti chiamati a rendere esigibile il diritto alla salute dei cittadini, ed una proliferazione infinita di Master di 1° e 2° livello in tutte le Scuole di Medicina e Chirurgia, sia pubbliche che private, comprese le Università telematiche con organizzazione di corsi on-line.
 
Già oggi sono oltre cinquanta i Master censiti, quali, a titolo esemplificativo, Master in Infermieristica Legale e Forense, in Tecniche di Ecocardiografia, Corso di Ecografia infermieristica, Master in Endocrinologia, Diabetologia e malattie del Metabolismo per infermiere, Master in Patologie croniche dell’Apparato digerente per infermiere, e così via. Sorvolando sul dubbio del loro valore scientifico o formativo, la domanda che nasce spontanea è: chi ne beneficia davvero? Chi pensa di sostituire il medico legale con un infermiere legale, o il cardiologo con un infermiere ecocardiografista, mira ad una politica di task shifting non necessariamente attenta alle necessità di diagnosi e terapia del singolo paziente né a garantire la unitarietà dei processi assistenziali. Ma, non si può escludere che un master venga creato ad hoc all'interno di bisogni "spuri" o di false promesse. Non dimentichiamo che l'assenza di percorsi di cura, la disponibilità di macchinari obsoleti, le esternalizzazioni di servizi, le fusioni a freddo di Ospedali, le carenze di organici mortificano e demansionano medici e infermieri. Per cui l'agognato master che dovrebbe condurre ad una crescita del professionista già inserito nel sistema, ma di fatto alieno da esso, si tramuta spesso in una gabbia che spinge ad investire denaro prima ancora di vincere un concorso, sperando che ve ne siano. Una corsa ad un titolificio, privo di riscontro pratico nella realtà giornaliera per l’infermiere dotato di competenze avanzate in malattie del Metabolismo oppure Patologie croniche dell’Apparato digerente. O altro.

L’unico, e sicuro, beneficiario è il sistema Universitario, con un costo medio di un Master che si aggira sui 1900 euro con punte di 3200 euro. Senza nemmeno la possibilità di una detrazione fiscale per il personale dipendente. In Italia sono circa 430.000 gli infermieri iscritti all’IPASVI, il potenziale economico è enorme, in buona sostanza un business sicuro per le Università, nonché un modo per creare cattedre per pochi eletti. Una formula surrettizia per riempire le casse delle Università, cui la legge di stabilità 2016 ha, peraltro, aumentato il fondo di finanziamento ordinario e ripristinato anche gli scatti di anzianità per i professori.
 
Generare illusione e confusione in un momento storico di grande precarietà lavorativa non giova certo né ai medici né agli infermieri. Alimentare così un sistema autoreferenziale ed utopistico di sovrapposizione di ruoli, che viaggiano per loro fisiologica natura su binari paralleli ma nel contempo diversi, serve solo agli “erogatori del sapere”, che vivono come una rendita una condizione di variabile indipendente del sistema sanitario, ipertrofizzata dal pensiero debole della Politica e delle Amministrazioni regionali.
 
Dott. Maurizio Cappiello
Consigliere Nazionale Settore Anaao Giovani

Dott. Domenico Montemurro
Responsabile Nazionale Settore Anaao Giovani

11 Gennaio 2016

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