Smettere di fumare non può essere una questione di fortuna: garantiamo a tutti il diritto alle cure

Smettere di fumare non può essere una questione di fortuna: garantiamo a tutti il diritto alle cure

Smettere di fumare non può essere una questione di fortuna: garantiamo a tutti il diritto alle cure

Gentile Direttore, ogni anno il tabagismo provoca circa 90mila morti in Italia, ma l’accesso ai trattamenti resta disomogeneo. La nostra survey nazionale dimostra che servizi e competenze esistono, soprattutto nei SerD. Ora serve una scelta di politica sanitaria per garantire percorsi gratuiti, multidisciplinari e accessibili a tutti.

Gentile Direttore,

ogni anno il tabagismo provoca circa 90mila morti in Italia, ma l’accesso ai trattamenti resta disomogeneo. La nostra survey nazionale dimostra che servizi e competenze esistono, soprattutto nei SerD. Ora serve una scelta di politica sanitaria per garantire percorsi gratuiti, multidisciplinari e accessibili a tutti.

C’è una contraddizione che il nostro Servizio sanitario nazionale non può più ignorare. Il tabagismo rappresenta la prima causa di morte evitabile in Italia, con circa 90mila decessi ogni anno e costi sanitari e sociali stimati in oltre 26 miliardi di euro. Eppure, per chi vuole smettere di fumare, accedere a un trattamento appropriato continua a dipendere troppo spesso dal territorio in cui vive.

Conosciamo le conseguenze del fumo sulla salute e disponiamo di trattamenti farmacologici, psicologici e comportamentali efficaci. Il problema è trasformare queste possibilità in un’offerta assistenziale strutturata e realmente accessibile.

Per farlo dobbiamo innanzitutto superare un equivoco culturale. Il tabagismo non è una cattiva abitudine, ma una dipendenza a tutti gli effetti, con meccanismi neurobiologici, componenti psicologiche e comportamentali e un rischio significativo di ricaduta. Non possiamo continuare a considerarla una dipendenza di serie B, lasciando al singolo cittadino l’intera responsabilità di affrontarla.

È da questa consapevolezza che nasce la survey nazionale “Percorsi di cura per i Tabagisti in Italia”, promossa da FeDerSerD insieme al Centro Studi e Ricerche Consumi e Dipendenze (CeRCo), per comprendere chi cura concretamente il tabagismo, con quali strumenti e attraverso quali modalità di accesso.

L’indagine, realizzata tra luglio 2025 e marzo 2026, ha raccolto 162 risposte, 156 delle quali utilizzabili per l’analisi. Non è un censimento nazionale, ma offre una fotografia significativa della rete dei servizi partecipanti.

Il 95% dei centri rispondenti è pubblico e l’85% è riconducibile ai Servizi per le Dipendenze (SerD). Un dato che conferma il ruolo centrale di strutture che possiedono competenze consolidate nella valutazione e nel trattamento delle dipendenze e nell’approccio multidisciplinare.

Nei 91 centri che hanno fornito i dati relativi al 2024 risultano complessivamente 12.078 pazienti in carico. Il rapporto ipotizza una platea complessiva di 15-18mila persone seguite dai servizi, una stima che richiederà ulteriori verifiche. Numeri ancora limitati rispetto agli oltre 11 milioni di fumatori presenti nel nostro Paese.

Ma il dato forse più importante riguarda le differenze territoriali. Nella maggioranza dei centri i trattamenti sono gratuiti, mentre in altri vengono richiesti ticket o contributi economici. Cambiano anche le modalità di accesso, dalla possibilità di rivolgersi direttamente al servizio alla necessità di prenotazioni o specifiche procedure di invio.

Queste disomogeneità rischiano di trasformarsi in vere barriere alla cura. Quando una persona decide di smettere di fumare, il sistema sanitario dovrebbe essere pronto a intercettare quella motivazione e offrire una risposta tempestiva.

Riteniamo quindi necessario chiarire e rendere omogenea l’applicazione delle norme, valorizzando le garanzie previste dall’articolo 28 del DPCM sui Lea del 2017 per le persone con dipendenze patologiche. La presa in carico della dipendenza da tabacco deve essere riconosciuta e garantita attraverso percorsi gratuiti e accessibili.

Un segnale incoraggiante arriva dalla disponibilità della citisina rimborsata dal Servizio sanitario nazionale. Secondo le prime valutazioni riportate nel nostro rapporto, questa opportunità avrebbe favorito in pochi mesi l’arrivo di almeno 5mila nuovi pazienti nei SerD.

È un’indicazione da approfondire, ma dimostra quanto rendere disponibili le terapie possa far emergere una domanda di cura finora inespressa. Naturalmente il trattamento farmacologico deve inserirsi in un percorso che comprenda valutazione clinica, counseling, eventuale sostegno psicologico e monitoraggio nel tempo.

Affermare il ruolo centrale dei SerD non significa però immaginare un modello esclusivo. La cura del tabagismo richiede una rete integrata con medici di medicina generale, pneumologi, cardiologi, oncologi e gli altri professionisti coinvolti nella gestione delle patologie correlate.

Anche lo sviluppo delle Case della Comunità può rappresentare un’opportunità per avvicinare i servizi ai cittadini, favorire l’individuazione precoce dei bisogni e garantire continuità assistenziale.

Serve inoltre investire sulla formazione, sulle équipe multidisciplinari e sul monitoraggio degli esiti. Non basta conoscere quanti pazienti accedono ai trattamenti: dobbiamo sapere quanti riescono a smettere e a mantenere l’astinenza nel tempo.

La lotta al tabagismo ha compiuto importanti progressi sul versante della prevenzione. Ora dobbiamo fare un passo avanti anche sul terreno della cura.

Non partiamo da zero. Abbiamo servizi, professionisti e competenze. Dobbiamo valorizzarli attraverso una programmazione nazionale capace di superare le differenze territoriali e riconoscere pienamente il trattamento della dipendenza da nicotina come una priorità di salute pubblica.

È una delle sfide che porteremo al XV Congresso nazionale FeDerSerD, in programma a Napoli dal 14 al 16 ottobre.

Perché di fronte a una dipendenza che continua a provocare decine di migliaia di morti evitabili non possiamo limitarci a ricordare quanto faccia male fumare.

Dobbiamo garantire che chi vuole smettere trovi un servizio in grado di aiutarlo. Non come privilegio, ma come diritto.

Roberta Balestra

Presidente nazionale FeDerSerD

09 Ottobre 2026

© Riproduzione riservata

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