Gli Usa riscoprono il parto a casa

Gli Usa riscoprono il parto a casa

Gli Usa riscoprono il parto a casa
Sono stati quasi 30 mila i parti tra le mura domestiche nel 2008. Il 20 per cento in più rispetto a 5 anni prima. Resta ancora un numero molto basso rispetto al totale delle nascite ma per gli esperti è una tendenza da tenere d’occhio.

L’associazione dei ginecologi americani, l’Acog (American Congress of Obstetricians and Gynecologists), lo sconsiglia da tempo: perché partorire in casa quando sono disponibili gli ospedali che possono garantire il massimo della sicurezza? L’ultima volta lo ha fatto lo scorso gennaio con il presidente dell’associazione Richard N. Waldman a ripetere che “è importante ricordare che il parto a casa non va sempre bene, che il rischio è più alto se chi assiste la partoriente non è opportunamente formata o sono presenti condizioni mediche di alto rischio come ipertensione, presentazione podalica o pregressi cesarei”.
Ma a poco è valso. Le cittadine statunitensi fanno orecchio da mercante. E, come rivela uno studio condotto da ricercatori dei Centers for Disease Control and Prevention e pubblicato su Birth, sempre più spesso scelgono di partorire tra le amate mura domestiche.
È impressionante il salto registrato in soli 5 anni (tra il 2004 e il 2008): un più 20 per cento. Reso possibile – certo – dai piccoli numeri del parto in casa che rimane una modalità di nascita residuale, ma che è pur sempre una cifra imponente. Sono stati 28.357 i bambini nati a casa nel 2008, lo 0,67 per cento dei nati negli Usa. Più o meno 1 ogni 150. Ma nel 2004 la percentuale era dello 0,56 per cento.
A guardare i dati dello studio si colgono meglio i dettagli del fenomeno: a trainare all’insù i numeri dei parti a casa non sono gli afro-americani o gli ispanici, bensì le donne bianche, etnia in cui l’incremento è stato del 28 per cento. Sempre più spesso si tratta di parti fatti in tutta sicurezza: infatti la percentuale di parti pretermine e di neonati con basso peso alla nascita si è abbassata. Così come quella delle ragazze-madri e delle madri single.
Insomma, il parto in casa sembra essere una scelta consapevole compiuta da donne in grado di soppesare al grammo i rischi e i benefici. Come confermano ulteriori numeri. Aumentano i parti assistiti da un’infermiera o un’ostetrica, mentre quasi si dimezzano quelli in cui è presente un medico. “Si potrebbe trattare di un’indicazione del migliorato profilo di rischio del parto”, hanno sottolineato gli autori. “Così come l’aumento dei parti assistiti dal medico potrebbe indicare il fatto che si tratta di parti non pianificati”. Quanto a questi ultimi – circa un terzo del totale – sono assistiti quasi sempre dal marito o un familiare, un infermiere dell’emergenza o, addirittura, un tassista.
Così va negli Usa, dove, notano i ricercatori, forse la cosa più interessante di questo nuovo corso è che “l’incremento si verifica in un contesto in cui aumenta l’opposizione dei medici alla pratica. Mentre l’Organizzazione mondiale della sanità, l’American College of Nurse-Midwives, l’American Public Health Association e la National Perinatal Association supportano il parto a casa o comunque fuori dall’ospedale per le donne a basso rischio”.
am 

26 Maggio 2011

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