Migranti. Lorenzin: “Necessario garantire almeno 60 operatori in più negli Usmaf e implementare la Cartella sanitaria”

Migranti. Lorenzin: “Necessario garantire almeno 60 operatori in più negli Usmaf e implementare la Cartella sanitaria”

Migranti. Lorenzin: “Necessario garantire almeno 60 operatori in più negli Usmaf e implementare la Cartella sanitaria”
Sono le due priorità indicate dal ministro nel corso della sua audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sull'accoglienza ai migranti. Altri elementi nodali risiedono nella “raccolta dati delle patologie, così da costruire efficaci cluster di ricerca e da produrre articolati bacini di informazioni” e poi serve "una formazione più mirata del personale, per evitare si formino barriere culturali”.

Garantire un approccio che superi la parcellizzazione e l’estemporaneità delle soluzioni, mettendo in campo un potenziamento del persone che opera negli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) e implementando la Cartella per i migranti. Sono le priorità focalizzate dal ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, durante la sua audizione alla Commissione parlamentare di inchiesta sul sistema di accoglienza, di identificazione ed espulsione, nonché sulle condizioni di trattenimento dei migranti e sulle risorse pubbliche impegnate, presso Palazzo San Macuto. “Occorre rimuovere le polemiche riguardo la cartella sanitaria per i migranti – ha sottolineato – perché si tratta di uno strumento molto utile per monitorare la salute degli individui e per facilitare la presa in carico anche nel caso di spostamenti verso altri Paesi. Vengono, infatti, inseriti in essa tutti i dati registrati nell’ambito della filiera dell’accoglienza, così da renderli accessibili in tutte le strutture, evitando la duplicazione o la mancanza di interventi”. Per quanto concerne gli Usmaf, Lorenzin ha spiegato di aver chiesto “ulteriori sessanta unità, che è il minimo per il lavoro necessario”.

Il ministro ha inoltre riferito che “negli ultimi anni, e in particolare nel periodo estivo, si è riscontrato l’intensificarsi della pressione negli Usmaf nell’arco di tempo che intercorre tra 2013 e 2015, a causa del deterioramento della situazione politica in Nord Africa e in Medio Oriente. All’interno dei flussi migratori, la composizione evidenzia un 74% di uomini e un 16% di donne. I minori, invece, sono stati circa il 10%”. Tuttavia, ha ammonito, “si è diffuso un ingiustificato allarmismo sociale”, anche perché “i casi sospetti di malattie infettive sono stati molti rari in percentuale, addirittura non superiori per esempio a quelli della media della popolazione siciliana, e sono sempre stati gestiti in maniera adeguata grazie a immediate misure di diagnosi e terapia”.

Lorenzin ha posto l’accento anche sull’importanza di costruire reti con gli Irccs e le Asl, “soprattutto per quanto riguarda la facilitazione all’accesso ai vaccini e per la promozione di corretti stili di vita”. Altro elemento nodale risiede “nella raccolta dati delle patologie, così da costruire efficaci cluster di ricerca e da produrre articolati bacini di informazioni”. Un consistente spazio dell’audizione è stato riservato all’operato prodotto dall’ Istituto Nazionale per la promozione della salute delle popolazioni Migranti ed il contrasto delle malattie della Povertà (Inmp). “Mette a disposizione team composti da ricercatori, esperti e specialisti. Nel 2016 poi è presente anche negli hotspot di Lampedusa, Trapani e Milo”. Un esempio che richiama alla necessità di “una maggiore formazione specifica per il personale. Per esempio ci sono migranti sordi che hanno bisogno di percorsi ad hoc che, invece, oggi ancora non vengono seguiti in modo adeguato. Nel complesso occorre un lavoro più intenso per evitare che si formino barriere culturali”. In questo senso “servirebbe un intervento sul Ssn che consenta di andare meglio incontro a queste esigenze, tramite una riorganizzazione dei servizi sul territorio”.
 
Gennaro Barbieri 
 

Gennaro Barbieri

07 Giugno 2016

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