Antiaggreganti. Dopo la PCI riceve prescrizioni inappropriate 1 paziente su 15

Antiaggreganti. Dopo la PCI riceve prescrizioni inappropriate 1 paziente su 15

Antiaggreganti. Dopo la PCI riceve prescrizioni inappropriate 1 paziente su 15
In un articolo pubblicato da Circulation: Cardiovascular Quality, un gruppo di ricercatori statunitensi ha rilevato che, secondo i dati del registro nazionale del Veteran Affairs, più del 6% dei pazienti che si sottopongono ad intervento coronarico percutaneo (PCI) riceve prescrizioni di farmaci antipiastrinici controindicati durante o dopo la procedura.

(Reuters Health) – Geoffrey D. Barnes e colleghi hanno indagato l’appropriatezza delle terapie anticoagulanti negli interventi coronarici PCI d’urgenza, prendendo in considerazione i dati presenti nel registro nazionale del Veteran Affairs. E sono riusciti a dimostrare che effettivamente gli errori nell’impiego degli aggreganti piastrinici durante e dopo la PCI sono comuni. E questo comporta complicanze gravi come eventi maggiori di sanguinamento. In alcuni casi, per esempio, i pazienti che hanno avuto un precedente ictus potrebbero ricevere una prescrizione di prasugrel, nonostante esista una controindicazione assoluta riportata in etichetta. In altri casi i pazienti con cirrosi ricevono una prescrizione di ticagrelor e in altri ancora i pazienti con insufficienza renale allo stadio terminale in emodialisi, ricevono eptifibatide.
 
I risultati
Per questa verifica, i ricercatori hanno esaminato i dati relativi a più di 64.000 pazienti sottoposti a PCI tra il 2007 e il 2013. Di questi, il 17,6% ha avuto una controindicazione ad un farmaco antiaggregante comune e il 6,5% di questi ha effettivamente ricevuto un farmaco controindicato. Dapprima nel complesso si è evidenziato che l’uso di uno qualsiasi dei farmaci controindicati era associato ad un aumento sia del sanguinamento che della mortalità a 30 giorni. Inoltre, dopo aggiustamento dei dati, l’uso di abciximab controindicato nei pazienti con trombocitopenia, è rimasto associato ad aumento significativo del sanguinamento (hazard ratio, 2.23). E questo si è verificato nel caso di pazienti con precedente ictus (HR, 1.93).
 
I ricercatori fanno notare, tuttavia, che l’associazione con la mortalità a 30 giorni non era significativa, dopo aggiustamento dei dati, probabilmente a causa della dimensione del campione di pazienti sottoposti all’uso di farmaci controindicati che ha limitato la capacità dell’inferenza statistica. Infine, i ricercatori sottolineano l’attuale disponibilità di alternative sicure. Per esempio, al momento della dimissione, clopidogrel o ticagrelor possono essere utilizzati al posto di prasugrel come terapia antiaggregante nei pazienti con pregresso ictus.

Fonte: Circ Cardiovasc Qual Outcomes 2016

David Doulgas

(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popular Science)

David Doulgas

13 Giugno 2016

© Riproduzione riservata

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