Cimo: “I Pronto Soccorso sono la trincea della sanità pubblica”
“E' l'ennesimo esempio, questo – prosegue Quici – di diseguaglianza tra i cittadini per effetto della estrema regionalizzazione dei processi organizzativi sanitari. Ed è anche la dimostrazione della mancata volontà di realizzare una Rete Unica della Emergenza ed Urgenza anche attraverso l'istituzione di un ruolo unico per i medici che lavorano nei 118, nei Pronto Soccorso, nei DEA, superando la molteplicità dei contratti professionali nel settore delle emergenze”.
"Non è più tollerabile – aggiunge – che chi lavora nell'emergenza sia destinato solo a fare il 'lavoro sporco', abbandonato a se stesso ed in situazioni di cronica precarietà assumendo, spesso, anche il ruolo di 'parafulmine' nei confronti dei pazienti e familiari vittime di organizzazioni obsolete dove i lunghi tempi di attesa, gli spazi ridotti, le dotazioni scarse ed il sovraffollamento sono la regola. I dati emersi dal rapporto sono molto interessanti in termini di inadeguatezza degli spazi e delle risorse ma anche relativamente alla carenza delle OBI segno, questo, di una mancata applicazione degli standard e, soprattutto, di una incompleta ed inefficace rete di Emergenza e Urgenza".
“E' condivisibile quanto sostiene Aceti rispetto alla necessità di investire nei Pronto Soccorso per migliorarli e renderli più accessibili ed umani, anche attraverso l'adozione in tutte le strutture degli otto punti previsti nella Carta dei Diritti al Pronto Soccorso – conclude Quici – E per chi lavora nei Pronto Soccorso, vorrei aggiungere almeno altri due diritti : la valorizzazione e gratificazione professionale certa di chi lavora in condizioni di estremo disagio e complessità e, soprattutto, l'implementazione obbligatoria in tutte le aziende della Raccomandazione Ministeriale n. 8 del 2007 relativa alla protezione e prevenzione da atti di violenza a danno degli operatori sanitari”.
06 Ottobre 2016
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