Medici di famiglia. Le Regioni verso il via libera alla Riforma Schillaci ma con un decreto più snello

Medici di famiglia. Le Regioni verso il via libera alla Riforma Schillaci ma con un decreto più snello

Medici di famiglia. Le Regioni verso il via libera alla Riforma Schillaci ma con un decreto più snello

Pochi articoli e obiettivi immediati: riempire le Case di comunità e garantire la copertura delle aree carenti con la dipendenza. È questo l’esito della riunione tra gli assessori regionali alla sanità sulla riforma dei medici di medicina generale. A breve un testo da trasmettere al Ministero. Intanto oggi, Il Ministro Schillaci insieme al Presidente del Lazio, Francesco Rocca hanno incontrato la premier Meloni che avrebbe dato il semaforo verde alla riforma.

Si va verso un decreto-legge snello, con pochi articoli e obiettivi immediati: riempire le Case di comunità e garantire la copertura delle aree carenti. È questo l’esito della riunione tra gli assessori regionali alla sanità sulla riforma dei medici di medicina generale e dei pediatri di libera scelta, chiamati a trovare un punto di caduta condiviso con il Governo.

Secondo quanto emerso dal confronto, la linea prevalente è quella di distinguere nettamente tra misure urgenti – da inserire nel decreto – e interventi strutturali da rinviare a un disegno di legge o a successivi provvedimenti attuativi.

I capisaldi del decreto

Nel provvedimento d’urgenza dovrebbero rientrare essenzialmente due pilastri:

1. Obbligo di attività nelle Case di comunità
Per i medici di medicina generale e i pediatri di libera scelta verrebbe introdotto un vincolo normativo – e non più solo contrattuale – a svolgere una quota di attività all’interno delle Case di comunità. Si parla di un impegno minimo orario (circa sei ore settimanali, modulato in base al numero di assistiti), con l’obiettivo di rendere realmente operativi i presidi territoriali previsti dal PNRR già entro l’autunno.

2. Assunzioni come dipendenti in casi specifici
Le Regioni con maggiori difficoltà organizzative o con carenze di personale potranno ricorrere a forme di assunzione diretta. Rispetto alle ipotesi iniziali, il perimetro verrebbe ampliato: non solo medici di famiglia con specializzazione, ma anche specialisti affini (come internisti, geriatri e medici di comunità), per rendere più flessibile il reclutamento e accelerare la copertura dei servizi.

Una misura considerata necessaria soprattutto nelle realtà più in difficoltà, mentre le Regioni già strutturate – come Emilia-Romagna e Toscana– continuerebbero a valorizzare i modelli organizzativi territoriali esistenti.

Inoltre, verrebbe anche confermato l’innalzamento a 18 anni per l’assistenza pediatrica.

Convenzione resta centrale, ma cambia l’equilibrio

Dal confronto emerge anche la volontà politica di ribadire la centralità del sistema convenzionato, per evitare una transizione esplicita verso la dipendenza. Tuttavia, l’apertura alle assunzioni e l’obbligo di presenza nelle Case di comunità segnano un cambiamento sostanziale degli equilibri, configurando di fatto un modello ibrido.

Cosa resta fuori dal decreto

Tutti gli altri nodi – dalla riforma della remunerazione all’istituzione della specializzazione in medicina generale – dovrebbero essere rinviati. Si tratta di temi più complessi, che richiedono tempi lunghi e un percorso legislativo ordinario.

La Commissione ha dato mandato ai direttori generali di riscrivere il testo, semplificandolo e traducendo le indicazioni politiche in articolato normativo. Un nuovo passaggio con gli assessori e poi con i presidenti è atteso a breve per chiudere la partita e confrontarsi con il Ministero della Salute.

L’obiettivo è chiaro: approvare rapidamente un decreto operativo, limitato ma incisivo, in grado di dare una risposta immediata alla carenza di medici sul territorio e rendere finalmente funzionanti le Case di comunità. Un obiettivo condiviso anche dalla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni che oggi, a quanto si apprende, avrebbe dato il suo assenso alla riforma in un incontro con il Ministro della Salute, Orazio Schillaci e il Presidente della Regione Lazio, Francesco Rocca. Ora bisognerà vedere le reazioni dei sindacati che già scaldano i motori della protesta.

Luciano Fassari

05 Maggio 2026

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