Conferenza nazionale salute mentale boccia il numero verde del ministero della Salute per il supporto psicologico sul Covid: “Troppo spazio alle società scientifiche e al privato. Nessun coinvolgimento del Ssn”

Conferenza nazionale salute mentale boccia il numero verde del ministero della Salute per il supporto psicologico sul Covid: “Troppo spazio alle società scientifiche e al privato. Nessun coinvolgimento del Ssn”

Conferenza nazionale salute mentale boccia il numero verde del ministero della Salute per il supporto psicologico sul Covid: “Troppo spazio alle società scientifiche e al privato. Nessun coinvolgimento del Ssn”
La stroncatura in un lungo post sul sito del Coordinamento nazionale Conferenza: “Completamente trascurati i servizi sanitari e socio sanitari del Ssn, nessun bando per la selezione degli esperti”. E poi si paventa il rischio che si alimenti il settore privato “trasformando i cittadini in difficoltà in clienti di studi privati professionali”.

Nei giorni scorsi il ministero della Salute ha annunciato l’avvio di un nuovo servizio di supporto psicologico per i cittadini a seguito dell’emergenza Covid attraverso un numero verde, lo 800.833.833, attivato dal Ministero della Salute e dalla Protezione Civile, con il sostegno tecnologico offerto gratuitamente da TIM.
 

 
Ma l'iniziativa non è piaciuta al Coordinamento nazionale della Conferenza della Salute mentale, il forum promosso da molte associazioni nazionali e regionali tra le quali Cittadinanzattiva, Comunità di Sant’Egidio, Gruppo Abele, Associazione Luca Coscioni, con il sostegno di Cgil, Cisl e Uil e di moltissime altre realtà del settore della salute mentale.
 
In un lungo post sul sito della Conferenza l’iniziativa del ministero viene bocciata senza mezzi termini ritenendola impropria, se non rischiosa.
 
Per la Conferenza infatti al Ssn e al sistema pubblico di salute mentale è attribuito sostanzialmente solo un ruolo di “spalla”, mentre il core del servizio è affidato “a delle società scientifiche e ad associazioni di professionisti” che avranno il “compito di smistare le domande tra il servizio pubblico e i professionisti privati”.
 
“Come mai i servizi pubblici non sono stati coinvolti nella progettazione di questo servizio e non si è tenuto conto neppure di quelli che hanno già avviato iniziative in tal senso?”, si chiede la Conferenza. E “come mai il Ministero non ha predisposto e diffuso direttive che consentissero a tutti i Dipartimenti di salute mentale di impegnarsi in questa direzione?”, e ancora “Perché non si è scelto di rafforzare la dotazione di personale dei servizi di salute mentale così come si è fatto per gli ospedali, le RSA e le carceri?”.
 
“Rinunciare a rafforzare le risorse interne della sanità pubblica ci pare un grave errore – scrive la Conferenza -, anche in considerazione dei problemi che la pandemia pone e che hanno a che fare con la salute di comunità e non solo con il disagio di singoli individui, e richiedono continuità e multidimensionalità degli interventi oltre che tempestività nella fase acuta. Perché non si è quantomeno reso obbligatorio come primo aiuto fornire informazioni sui servizi pubblici esistenti nell’area di residenza della persona?”.
 
Ulteriori perplessità poi suscita “la scelta di effettuare la selezione del personale senza alcun bando pubblico a cui si potesse partecipare, e quella di tacere sul compenso dei professionisti e sul costo dell’iniziativa”.
 
E infine viene posto il problema di cosa succederà dopo i primi 4 contatti telefonici gratuiti. “Non possiamo pensare che dei seri professionisti pensino di affrontare le conseguenze psicologiche di lutti, perdite, dolori, paure, angosce in pochi colloqui senza seguito. Dunque i cittadini in difficoltà – si chiede la Conferenza – si trasformeranno in clienti di studi privati professionali?”.
 
“Non possiamo credere che la prospettiva del Ministero della Salute sia quella di trasformarsi in una sorta di agenzia di lavoro interinale per i tanti, troppi psicologi che sono in cerca di occupazione anche perché, da tempo, sono impossibilitati a lavorare per i servizi pubblici che al Ministero fanno capo, e che sono stati abbandonati e depauperati dalle politiche di questi anni”, sottolinea ancora la Conferenza che chiede infine che il ministero della Salute e Regioni “non smentiscano con i fatti e trasformino in atti concreti le dichiarazioni di questi giorni difficili sul valore della sanità pubblica, sulla capacità di tenuta del nostro sistema sanitario, sulla professionalità e la generosità di gran parte del personale”.

06 Maggio 2020

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