Del Favero: “Due milioni l’anno di recupero costi-benefici da reinvestire in salute”
Una prima grande operazione è stata quella di integrare le competenze tanto che a fronte di un aumento delle strutture, in particolare dei Centri, aumentati anche in funzione delle nuove competenze, si è avuta una forte contrazione dei Reparti interni, più che dimezzati evitando duplicazioni di strutture nelle quali si erano disperse risorse umane ed economiche.
Un disegno nuovo che ha molti punti di flessibilità. Se nelle aree dipartimentali l’attività verte sui grandi temi della sanità con obiettivi triennali, i Centri si caratterizzano come strutture più agili, maglie di una rete nazionale e internazionale che diventano punti di riferimento operativo del Sistema sanitario Nazionale.
Un’operazione, questa, che ci ha consentito di pensare l’Istituto non solo in sinergia con le istituzioni sanitarie nazionali e con i grandi network internazionali ma anche con sé stesso.
I nuovi Centri, per esempio, come quelli che si occupano della qualità dell’innovazione, dell’eccellenza clinica e della sicurezza delle cure, della valutazione delle tecnologie e dei servizi sanitari o della telemedicina, attraversano trasversalmente il cuore di tutte le attività dell’Istituto e ne supportano missione e obiettivi.
Questa nuova organizzazione, con la quale sono stati eliminati 73 reparti implica una sinergia interna che potrà essere realizzata grazie al personale dell’Istituto che è stato uno dei punti di forza su cui abbiamo disegnato questa riforma. La nuova organizzazione coniugata all’ elevata competenza delle persone che lavorano per l’Ente, sia sul piano scientifico che amministrativo, permetterà un recupero in termini di costi/benefici di circa due milioni l’anno che potrà essere reinvestito nella ricerca per migliorare percorsi diagnostici e terapeutici a vantaggio della salute collettiva.
Nell’aver ripensato il modello dell’Istituto abbiamo inoltre cercato di disegnare alcune strutture a servizio della valorizzazione del patrimonio di conoscenze e della produzione scientifica dell’ISS pensandole in un contesto economico-produttivo. La struttura del Grant Office, per esempio, assisterà i ricercatori nel reperimento dei bandi di ricerca e supporterà i percorsi di brevettazione e di tutela della proprietà intellettuale. Oggi, infatti, l’Istituto dispone di 78 brevetti e di 53 di questi condivide la titolarità con altri enti di ricerca o società e riguardano prodotti come per esempio tecnologie per malattie infettive, tecnologie oncologiche, vaccinali o nuovi biomarker diagnostici.
La strada intrapresa è quella di creare strumenti e reti in grado di trasformare competenze e conoscenze in nuove tecnologie e di competere con strumenti moderni, compresi nuovi modelli d’impresa come spin-off, per trasferire le conoscenze e trasformarle in prodotti di salute e in opportunità anche di crescita economica non solo per l’Istituto che può così moltiplicare il suo impegno nella tutela della salute ma anche per il Paese che ha bisogno dell’innovazione per competere in Europa e nel mondo.
Un percorso, questo, che costruisce un ponte per far camminare la ricerca sui binari della realizzazione in salute e che richiede, quando è possibile, e attraverso regole chiare, un’alleanza con il mondo produttivo in modo che a contribuire alla crescita e allo sviluppo possa essere tutto il Paese senza che vengano tralasciate risorse. Si tratta solo di saperle utilizzare con rigore e con l’obiettivo del bene comune. E se, come diceva Teller agli inizi del secolo, la scienza di oggi è la tecnologia di domani, è necessario lavorare, soprattutto in medicina, perché il tempo sia un domani il più possibile prossimo e perché dei risultati della scienza possano usufruirne tutti.
Lino Del Favero
Direttore generale ISS
Fonte: Newletter dell'Iss
07 Febbraio 2017
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