Cancro prostata. Terapia “salva vasi” conserva la funzione erettile

Cancro prostata. Terapia “salva vasi” conserva la funzione erettile

Cancro prostata. Terapia “salva vasi” conserva la funzione erettile
Secondo i risultati di uno studio statunitense di fase II, nella maggior parte degli uomini con carcinoma prostatico localizzatAA la radioterapia mirata al risparmio dei vasi (‘salva-vasi’) limitrofi è in grado di conservare la funzione erettile.

(Reuters Health) – Patrick W. McLaughlin e colleghi, dell’Università del Michigan ad Ann Arbor, hanno sviluppato una radioterapia “risparmia-vasi” nell’intento di erogare la dose di radioterapia prescritta per la prostata con risparmio massimo del corpo cavernoso bilaterale e dell’arteria pudenda interna. I ricercatori – nel nuovo studio pubblicato da European Urology online – i dati relativi a un follow-up di 5 anni sulla conservazione della funzione erettile riferiti da 144 pazienti trattati con radioterapia “risparmia-vasi” tra il 2001 e il 2009.
 
I risultati dello studio
Il 61% dei partecipanti ha ricevuto una combinazione di radioterapia ad intensità modulata con brachiterapia, e il 33% ha ricevuto una terapia di deprivazione androgenica. Si così evidenziato che a 5 anni, il 35% degli uomini erano sessualmente attivi, senza l’uso di aiuti farmacologici, e il 53% di questi ha riferito di essere sessualmente attivi, ma con l’ausilio dei farmaci. La maggior parte ha utilizzato inibitori della 5-fosfodiesterasi. In particolare, due terzi degli uomini a cinque anni hanno manifestato una grado di fiducia da “moderato” a “elevato” nella capacità di raggiungere e mantenere l’erezione. Inoltre 13 dei 135 uomini hanno sviluppato fallimento biochimico, che si è tradotto in tassi di sopravvivenza libera da recidiva biochimica del 99,3% a cinque anni e del 89,9% a 10 anni. Sulla base di modelli precedentemente validati, questo gruppo avrebbe avuto un tasso di potenza previsto (in grado di raggiungere un’erezione sufficiente per un rapporto sessuale) del 42% a due anni dopo la radioterapia standard a fasci esterni (EBRT) e il 24% a due anni dopo un trattamento di prostatectomia radicale nerve-sparring.
 
Le conclusioni
Gli autori si augurano che i risultati dei loro studi possano convincere i medici ad includere il trattamento di radioterapia a dosi mirate per il cancro della prostata localizzato. “Lo studio convalida l’approccio anatomo-funzionale – ha detto McLaughlin – Definendo il funzionamento dei tessuti critici adiacenti e visibili alla risonanza magnetica (MRI), ma poco visualizzabili con la tomografia computerizzata, possiamo includere queste strutture nel piano di trattamento e limitare drasticamente la dose”. “Anche se questo studio ha sottolineato la definizione e risparmiato le strutture adiacenti critiche relative alla funzione sessuale – ha concluso il ricercatore – altri domini funzionali critici, come la funzione della vescica e del suo sfintere, e la funzione rettale e anale, possono essere tutte mappate e risparmiate attraverso una pianificazione del trattamento radioterapeutico basata sulla Risonanza Magnetica”.
 
Fonte: European Urology 2017
 
Will Boggs MD
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/ Popular Science)

Will Boggs

10 Marzo 2017

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