Punti nascita in Veneto. Anche le ostetriche protestano: “Regione mantiene rete agli anni ’60, disattese linee guida per la sicurezza materno fetale”

Punti nascita in Veneto. Anche le ostetriche protestano: “Regione mantiene rete agli anni ’60, disattese linee guida per la sicurezza materno fetale”

Punti nascita in Veneto. Anche le ostetriche protestano: “Regione mantiene rete agli anni ’60, disattese linee guida per la sicurezza materno fetale”
Così la Federazione delle ostetriche italiane contesta la Delibera n. 2238/2016 e interroga gli amministratori e decisori politici regionali affinché "pongano rimedio al persistere di una rete perinatale inadeguata agli attuai standard di sicurezza nell’assistenza ostetrica, come indicato dalla normativa nazionale, in recepimento alle Linee guida nazionali e internazionali". Nei giorni scorsi analoghe pronunce erano arrivate da diverse associazioni mediche.

Per la Federazione delle ostetriche italiane (Fnco), la Regione Veneto è stata in molti casi riferimento per i modelli di assistenza ostetrica con la differenziazione per rischio clinico, un basso tasso di taglio cesareo, l’implementazione di procedure ostetriche e progetti dedicati ( (Dgr n.568/2015). Per questo, alla luce della Delibera n. 2238/2016 con oggetto: identificazione del modello della rete assistenziale per il percorso nascita e in particolare della rete dei punti nascita, la Fnco interroga gli amministratori e decisori politici regionali, affinché "pongano rimedio al persistere di una rete perinatale inadeguata agli attuai standard di sicurezza nell’assistenza ostetrica, come indicato dalla normativa nazionale, in recepimento alle Linee guida nazionali e internazionali".
 
Di fronte al grave problema della denatalità, emerso negli ultimi anni e denunciato più volte dall’Istat, sottolinea la Federazione, il Veneto continua a mantenere “sale parto” diffuse sul territorio, esattamente 36 per 36.399 nascite nel 2016, di cui solo 14 assistono più di 1000parti/anno, mentre nella maggior parte delle restanti 21 il numero dei parti va dai 126 ai 900 circa all’anno.
 
"La pianificazione della rete perinatale nella Regione Veneto non ha tenuto conto degli standard previsti a garanzia della qualità e sicurezza dell’assistenza al parto, tant’è che i requisiti previsti nella , la Delibera n.2238/2016 , sono difformi dall’Accordo Stato Regioni del 16/12/2010 concernente 'Linee di indirizzo per la promozione e il miglioramento della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo' e del D.M n. 70/2015. Infatti, non si individuano i requisiti operativi per garantire l’effettuazione di interventi ostetrici in urgenza nei punti nascita che assistono meno di 500 parti all’anno, come sottolineato anche da diverse Società scientifiche nazionali di ginecologi e pediatri che, avverso la delibera n. 2238/2016, hanno proposto ricorso al Tar Veneto", spiega la Fnco.
 
Per la Fnco, la garanzia di sicurezza e qualità sono "un elemento fondativo dell’assistenza ostetrica, prodotto del concorso di tutte le forze e realtà professionali e politiche, soprattutto a fronte di una domanda di salute sempre più mutevole, complessa e scarse risorse pubbliche". Per questi motivi la Fnco, che proprio ieri 16.3.2017 ha incontrato le Presidenti e i direttivi di tutti i Collegi veneti delle ostetriche per fare il punto della situazione sul Percorso nascita regionale, auspica che la Regione Veneto, che pur "è stata virtuosa negli anni passati e presa ad esempio per l’equilibrio di bilancio e qualità dei servizi prodotti, sappia adeguarsi al dettato della normativa nazionale, a tutto vantaggio della sicurezza delle donne e dei bambini nell’assistenza al parto".

18 Marzo 2017

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