HIV. I migranti contraggono l’infezione nel Paese ospitante

HIV. I migranti contraggono l’infezione nel Paese ospitante

HIV. I migranti contraggono l’infezione nel Paese ospitante
Più della metà dei migranti risultati positivi al test dell’HIV avrebbero contratto l’infezione dopo essersi trasferiti nei paesi ospitanti. È quanto ha rivelato un’indagine condotta in nove paesi europei da Julia Del Amo e colleghi, dell’Instituto de Salud Carlos III di Madrid, in Spagna. La ricerca è stata pubblicata da AIDS

(Reuters Health) – Nello studio Advancing Migrant Access to Health Services in Europe (aMASE), i ricercatori spagnoli hanno stimato la proporzione del numero di casi di infezione da HIV post-migrazione e dei fattori ad essi associati tra 2.209 migranti positivi al virus, diagnosticati fino a cinque anni prima l’inizio dello studio. Di questi, un terzo dei partecipanti era dell’Africa subsahariana e dell’America Latina, in particolare della zona dei Caraibi, e quasi la metà della popolazione considerata era costituita da omosessuali. Tra i partecipanti, il 6,4% è stato classificato come sicuramente infettato prima della migrazione e il 31,1%, viceversa, come sicuramente infettato dopo la migrazione, sulla base dei risultati di test documentati o riferiti dagli stessi migranti, fatti prima o dopo il viaggio.

Dai dati raccolti è emerso che la proporzione complessiva delle infezioni da HIV dopo la migrazione era del 63%. Questi tassi erano più elevati tra gli omosessuali, 72%, e tra le persone che facevano uso di droghe iniettabili, 75%, rispetto a eterosessuali (58%) e donne (51%). Inoltre, la percentuale di infezioni dopo la migrazione era maggiore tra le persone che provenivano da altri Paesi europei (71%) e dall’America Latina e dai Caraibi (71%) rispetto ai migranti dell’Africa subsahariana (45%). Tra i fattori significativi associati a un maggior rischio di infezioni da HIV dopo la migrazione c’erano la più lunga permanenza nel paese ospitante e la diagnosi nell’anno successivo all’arrivo.

Riflessioni e considerazioni
In realtà, secondo gli autori dello studio, i migranti considerati potrebbero non essere un campione rappresentativo. Ma i dati “sono una prova dell’inadeguata prevenzione contro la diffusione dell’HIV tra i migranti in tutta Europa”, spiegano gli autori. Ed ecco perché auspicano un cambio di strategia a livello di prevenzione, per cercare di riconoscere subito le infezioni. Secondo Jasna Loos, dell’Institute of Tropical Medicine di Antwerp, Belgio, in un rapporto precedente era già stato evidenziato il fatto che l’epidemia di HIV tra i migranti fosse sottostimata. L’esperta, che non era coinvolta nello studio, ha sottolineato che “bisognerebbe fare degli sforzi per eseguire i test a tutte le persone che entrano e garantire l’accesso alle cure”.

Fonte: AIDS

Will Boggs

(Versione italiana Quotidiano Sanoità/Popular Science)

Will Boggs

21 Luglio 2017

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