Manovra. Con una crescita inferiore all’1,5 potrebbero scattare ingenti tagli automatici alla spesa pubblica. Rischia anche la sanità?

Manovra. Con una crescita inferiore all’1,5 potrebbero scattare ingenti tagli automatici alla spesa pubblica. Rischia anche la sanità?

Manovra. Con una crescita inferiore all’1,5 potrebbero scattare ingenti tagli automatici alla spesa pubblica. Rischia anche la sanità?
Il Governo ha spinto il deficit fino al 2,4% puntando su una stima di crescita del Pil dell'1,5. Ma se ciò non dovesse accadere, come previsto dalle stime al ribasso di Fmi, Commissione UE, Upb e Bankitalia, cosa accadrebbe? Potrebbe scattare un meccanismo di tagli automatici alla spesa pubblica per tenere sotto controllo il rapporto Deficit – Pil. Tagli per diversi miliardi che potrebbero colpire più comparti. Di Maio parla solo di interventu sui "miliardi e miliardi di sprechi presenti in bilancio". Ma se così fosse, perché non agire da subito su quelli invece di aumentare il deficit?

La legge di BIlancio che il governo sta elaborando in questi giorni si basa essenzialmente su un assunto economico: aumentare il deficit, e spingerlo fino al 2,4%, compensando questo meccanismo con una crescita dell'1,5% del Pil già dal prossimo anno. Una stima, questa, bocciata da Commissione Ue, Fmi, Upb e Bankitalia che, invece, non vanno oltre scenari di crescita dell’1% o al massimo 1,1%.
 
Cosa accadrebbe, dunque, nel caso in cui la crescita dovesse attestarsi su percentuali ben inferiori rispetto a quelle attese del governo? Il deficit sarebbe destinato a schizzare a cifre elevatissime e si renderebbero necessari urgenti ed ingenti interventi correttivi. Il primo a parlarne nelle scorse settimane è stato il ministro dell'Economia Giovanni Tria immaginando di poter impostare dei tagli automatici alla spesa pubblica nel caso in cui la crescita del prodotto interno lordo non dovesse essere quella prevista dal Governo. Tagli che servirebbero a tenere sotto controllo il rapporto Deficit – Pil, mantenendolo sui livelli programmati nella nota di aggiornamento al Def. 
 
Questa tesi è stata riproposta poi ieri dal sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ospite di Porta a Porta su Rai Uno: "Se sbagliamo siamo disposti a correggere attivando dei meccanismi automatici di correzione della spesa". 
 
Un indizio è un indizio, due indizi sono una coincidenza, ma tre indizi fanno una prova. E a fornirci la prova definitiva è stato ieri il vicepremier Luigi Di Maio, ospite di Di Martedì su La 7: "Abbiamo al lavoro il nostro 'team mani di forbice' pronto a tagliare miliardi e miliardi di sprechi presenti nel bilancio dello Stato". Se dovesse insomma rendersi necessario, "taglieremo i vari 'Air Force Renzi' presenti nel bilancio dello Stato, sprechi e sprechi che vanno eliminati".
 
Una risposta tutt'altro che rassicurante. La previsione di tagli automatici alla spesa per diversi miliardi rischierebbe di colpire nel vivo i bilanci di diversi comparti pubblici ben più dei meccanismi di salvaguardia – come quelli sull'aumento dell'Iva – ai quali l'Italia ha fatto ingente ricorso negli ultimi anni.
 
La stessa ministra della Salute Giulia Grillo, nelle scorse settimane aveva a più riprese parlato della presenza di "aree di spreco enormi sulle quali intervenire", seppur non in un'ottica di riduzione della spesa sanitaria. In questi giorni, tra l'altro, si sono conclusi i lavori del Tavolo istituito dal Ministero della Salute per la nuova governance farmaco. L'obiettivo è quello di trovare nuove modalità di intervento su una spesa farmaceutica fuori controllo ormai da anni.
 
Resta poi inevasa una domanda di fondo. Se il Governo, con l'aiuto del 'team mani di forbice', ha già individuato da tempo "sprechi di miliardi e miliardi nel bilancio dello Stato", perché non ha provveduto a tagliarli in legge di Bilancio invece di ricorrere ad un innalzamento del deficit che sta portando il Paese ad uno scontro frontale con l'Europa?

Giovanni Rodriquez

G.R.

24 Ottobre 2018

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