Piano sociosanitario. Pd all’attacco su non autosufficienza e cronicità, medicina di gruppo e personale

Piano sociosanitario. Pd all’attacco su non autosufficienza e cronicità, medicina di gruppo e personale

Piano sociosanitario. Pd all’attacco su non autosufficienza e cronicità, medicina di gruppo e personale
Per il Partito Democratico “la Regione non dà risposte adeguate per garantire il diritto alla salute e all’assistenza”. E promette battaglia in Aula. “In commissione siamo riusciti a migliorare il testo, ma se non interveniamo su questi tre temi resterà l’ennesima riforma dei buoni propositi”. La discussione sul nuovo Pssr è in programma da martedì prossimo.

“Non autosufficienza e cronicità, medicina di gruppo integrata e personale: temi fondamentali a cui il nuovo Piano sociosanitario non dà risposte, nonostante siano problemi noti da tempo. La nostra battaglia in Aula si concentrerà su questi aspetti, per tutelare il diritto alla salute e all’assistenza”. È quanto affermano in una nota i consiglieri del Partito Democratico che oggi a Padova hanno illustrato le proprie proposte sul Pssr 2019-2023 alla vigilia della discussione a Palazzo Ferro Fini, in programma da martedì prossimo.
 
“Per quanto riguarda la non autosufficienza – spiegano i consiglieri nella nota -, dopo anni di silenzio, c’è stato un primo timido passo in avanti visto che è aumentato il numero delle impegnative, anche se siamo ben lontani dalla copertura totale. Dovremmo arrivare a circa 25.800 impegnative, ma i posti letto accreditati sono 32.000, ancora troppo pochi. È necessario poi intervenire sul valore delle quote sanitarie, fermo dal 2009. Inserire un proprio caro in una casa di riposo sta diventando sempre più un lusso, quando è già una drammatica necessità per molte famiglie: sono quasi 10mila quelle costrette a pagare l’intera quota mensile, in media 2.300 euro, con punte fino a 3.000”.
 
E ancota. Per il Pd “la soppressione della parola ‘integrata’ nelle Medicine di gruppo non è solo una questione lessicale, ma avrà conseguenze letali per le associazioni dei medici, ex Utap e ora Mgi: infatti l’apertura non sarà più di 12 ore (dalle 8 alle 20), ma solo di 8, mentre non avverrà più l’assunzione di infermieri e personale amministrativo, cancellando di fatto le attività di prevenzione, screening, Bpco (problemi asmatici) presa in carico dei diabetici, di chi ha avuto problemi cardiologici, o problemi con coagulazione del sangue per cui si ricorre al Tao (Terapia anticoagulante orale) e alla somministrazione del Coumadin. Un disastro e un fallimento completo di 15 anni di lavoro nel territorio. In sostanza viene smantellato il modello veneto”.
 
Per il Pd, inoltre, “per garantire una sanità di qualità occorre un numero adeguato di professionisti. Chiediamo quindi un piano straordinario di assunzioni visto che già adesso ci sono gravi carenze di organico, destinate a crescere nel medio periodo. Nei prossimi cinque anni, infatti, andrà in pensione un terzo degli attuali medici di famiglia, 1.135 su 3.147, mancano inoltre medici ospedalieri, infermieri, psicologi e operatori sociosanitari. Ad aggravare la situazione c’è il passaggio, sempre più frequente, di professionisti dal pubblico al privato proprio a causa della difficile situazione in cui il personale è costretto ad operare, con turni spesso massacranti”.
 
“Durante i lavori in Quinta commissione siamo riusciti a migliorare il testo,
numerose nostre proposte sono state accolte. Ma se non interveniamo su questi tre temi – affermano in conclusione i consiglieri democratici – resterà l’ennesima riforma dei buoni propositi che però non inciderà in concreto sulla qualità della vita e delle cure per i cittadini veneti”.

14 Dicembre 2018

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