Arresto cardiaco. Le donne sono meno soccorse degli uomini

Arresto cardiaco. Le donne sono meno soccorse degli uomini

Arresto cardiaco. Le donne sono meno soccorse degli uomini
Lo dicono i risultati di uno studio olandese, che conferma quelli di un lavoro statunitense dell’anno scorso. In base ai dati analizzati, solo il 68% delle donne in arresto cardiaco riceve un tentativo di rianimazione dai passanti prima dell’arrivo dell’ambulanza, contro il 73% degli uomini. Gli studiosi avanzano alcune ipotesi circa le cause

(Reuters Health) – Le donne con un arresto cardiaco al di fuori di un ospedale hanno meno probabilità di essere soccorse dai passanti e meno chence di sopravvivenza rispetto agli uomini. È quanto emerge da uno studio olandese pubblicato dall’European Hearth Journal. I risultati si allineano con quelli di uno studio separato, condotto l’anno scorso negli Stati Uniti, dal quale era emerso come gli uomini avessero maggioreiprobabilità di ricevere supporto da parte di chi avevano attorno e maggiori possibilità di sopravvivenza rispetto alle donne.
 
Lo studio


Per il nuovo studio, condotto in una provincia dei Paesi Bassi, Hanno Tan e colleghi dell’Università di Amsterdam hanno esaminato i dati relativi a oltre 5.700 persone che hanno avuto arresti cardiaci al di fuori dell’ospedale. Tutte sono stati trattati dai servizi medici di emergenza locali, ma prima che questi arrivassero, solo il 68% circa delle donne aveva ricevuto tentativi di rianimazione, rispetto a circa il 73% degli uomini.

Il team di ricercatori ha scoperto che, nonostante i tentativi di rianimazione dei servizi di emergenza, solo il 12,5% delle donne è sopravvissuto ed è stato dimesso dall’ospedale, rispetto a circa il 20% degli uomini. I passanti svolgono un ruolo fondamentale, poiché la sopravvivenza di una persona in arresto cardiaco dipende dalla rapidità con cui avviene la rianimazione cardiopolmonare e dalla velocità con cui viene chiamata l’ambulanza.

Nel nuovo studio, tuttavia, anche quando le cure d’emergenza sono state fornite prontamente, le donne hanno avuto circa la metà delle probabilità di avere un ritmo iniziale defibrillabile.

Questa differenza, dicono gli autori, potrebbe indicare i fattori biologici sottostanti che fanno sì che il ritmo defibrillabile si dissolva in una linea piatta più rapidamente nelle donne che negli uomini. Hanno trovato, per esempio, che le donne con arresto cardiaco avevano maggiori probabilità di soffrire di condizioni associate a un ritmo defibrillabile inferiore, come il diabete di tipo 2 o l’ictus. D’altra parte, le differenze osservate nello studio potrebbero anche essere dovute al ritardo con cui i passanti hanno riconosciuto che una donna era in arresto cardiaco.

Le stesse vittime potrebbero non riuscire a riconoscere i segnali di allarme di un evento cardiaco. Per esempio, i sintomi di infarto del miocardio, un fattore scatenante comune di arresto cardiaco, possono essere trascurati dalle donne, per le quali i sintomi possono manifestarsi con stanchezza, nausea o dolore al collo o alla mandibola, mentre gli uomini tendono a segnalare sintomi più prominenti come il dolore al petto.

Ci sono altre ragioni per le quali le donne possono ricevere meno supporto dai passanti rispetto agli uomini. Hanno maggiori probabilità di essere vedove o di vivere da sole e questo aumenta loro possibilità di avere eventi cardiaci quando nessuno è in giro. Chi le circonda, poi, potrebbe avere inibizioni sull’esecuzione di compressioni toraciche su una donna.

Toft osserva che anche durante le sessioni di training di simulazione di rianimazione cardiopolmonare le donne hanno meno probabilità di ricevere aiuto rispetto agli uomini. “Dobbiamo renderci conto che esistono alcune barriere specifiche per le donne e se riusciremo a superarle e migliorare la nostra formazione, potremmo aiutare le donne di più con la Cpr standard”, conclude l’autore principale dello studio.

Fonte: Eur Heart J 2019
 
Saumya Joseph
 
(Versione italiana Quotidiano Sanità/Popsci)

Saumya Joseph

28 Maggio 2019

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