Def. Commissioni Affari Sociali e Sanità: “Forti ritardi su Patto Salute e costi standard” 

Def. Commissioni Affari Sociali e Sanità: “Forti ritardi su Patto Salute e costi standard” 

Def. Commissioni Affari Sociali e Sanità: “Forti ritardi su Patto Salute e costi standard” 
È un sì condizionato quello che le Commissioni di Camera e Senato hanno espresso al Def da oggi all’esame del Parlamento. I dubbi sono legati soprattutto al fatto che i risparmi sulla sanità sono legati al Patto per la Salute e ai costi standard. Ma nessuno dei due provvedimenti è ancora definito.

Martedì scorso le Commissioni Igiene e Sanità del Senato e Affari Sociali della Camera hanno dato il proprio parere, per la materia di propria competenza, al Documento economico finanziario 2012 elaborato dal Governo.
L’esame si è concluso con un parere positivo da parte di entrambe le Commissioni anche se sono state espresse una serie di condizioni e osservazioni al governo per quanto riguarda la sanità.

Il parere della Commissione Igiene e Sanità del Senato
In particolare i senatori della XII Commissione ascoltata la relazione dell’esponente del Pdl Viceconte hanno convenuto di esprimere parere non ostativo con le seguenti considerazioni: che la riduzione al 2,9% del tasso medio di incremento annuo della spesa sanitaria negli anni 2006/2010, inferiore a quella del periodo 2000/2005, che era al 7,3% è stata determinata da tre fattori prevalenti: “il Patto per la salute, tra Governo e Regioni; i piani di rientro e i commissariamenti delle Regioni in disavanzo; la prospettiva di un nuovo e più efficiente Governo di sistema, basato sui costi standard”.

Ma alla luce di questo la Commissione Igiene e Sanità osserva che “il Patto per la salute è scaduto e non si prevede il rinnovo fino ad ottobre; che la definizione dei costi standard non è iniziato e non sono state scelte le cinque regioni benchmark e tra queste le tre che saranno individuate dalla Conferenza Stato-Regioni; i piani di rientro sono stati finora un efficace strumento di blocco di nuove spese e di nuovi accreditamenti ai privati, di mancata sostituzione del turn over, di rinvio dei pagamenti e di chiusura di posti letto, soprattutto nei piccoli ospedali di paese”.

Inoltre la Commissione Igiene e Sanità del Senato fa notare che “è mancato, e manca tuttora nelle Regioni sottoposte ai piani di rientro un'effettiva politica di mobilità del personale, di reingegnerizzazione dei servizi sanitari, lasciando che siano ormai i cittadini a pagare gli esami e le visite di tasca propria. Manca la riconversione, strutturale e a rete dell'offerta ospedaliera: gli ospedali, infatti, sono gli stessi ed assolvono alle stesse funzioni svolte in precedenza. Manca anche la possibilità di avvalersi di una qualunque tecnostruttura di esperti, a livello nazionale, che supporti queste politiche, aiutando le Regioni che incontrano difficoltà nel fare programmazione sanitaria in concreto e non solo sulla carta dei documenti e degli atti amministrativi”.

Ma cosa ancora più importante per la Commissione Igiene e Sanità è che nel Def non c’è “piena consapevolezza che il più è ancora da fare e che occorrerebbe una politica dello Stato, oltre che delle Regioni, di concreta innovazione del sistema sanitario pubblico, in chiave di qualità e di efficienza, come strada per garantire, pur nelle ristrettezze economiche, l'eguaglianza dei cittadini nel diritto alle cure”.

Il parere della Commissione Affari Sociali della Camera
Dopo la relazione di Anna Miotto, Pd, che ha ricordato per il 2012 le previsioni in riferimento alla sanità “per il 2012 è prevista una spesa sanitaria in termini di Pa pari a 114.497 milioni, con un incremento del 2,2 per cento (+ 2,458 miliardi) rispetto al 2011. L'incremento riguarderà il personale per lo 0,5 per cento, i consumi intermedi per il 4,2 per cento, le prestazioni acquistate da produttori market per l'1,9 per cento”, la Commissione Affari Sociali ha espresso il suo parere positivo seppur con le due seguenti condizioni: la prima “il mancato adeguamento del Fondo sanitario nazionale non pregiudichi l'esigenza di garantire i livelli essenziali di assistenza (LEA) in modo omogeneo sull'intero territorio nazionale” la seconda “nell'ambito delle politiche sociali, le misure di contrasto alla povertà non siano solo di natura monetaria, dovendo piuttosto essere fondate su di una diffusa rete di servizi, ciò che comporta l'esigenza di rifinanziare il Fondo per le politiche sociali e il Fondo per le non autosufficienze”.

26 Aprile 2012

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