Smi: “Ribadiamo il nostro no. Sono ben altre le cure per prendersi in carico il territorio”
“Bisogna puntare, innanzitutto, al rafforzamento degli organici degli uffici di Igiene e Sanità Pubblica e all’istituzione delle USCA, che non sono mai state messe in funzione in tutta Italia, nonostante siano state decretate e finanziate da una legge nazionale, come dimostra un’interpellanza urgente presentata oggi a Montecitorio”.
“Chiediamo alla Conferenza delle Regioni, invece d’inventarsi fantasiosi accordi, di rendere palese l’attività delle USCA che avrebbero dovuto esplicitare. Considerando che i nostri pazienti sono lasciati da soli a domicilio, perché i medici di famiglia non ce la fanno a supportare tutte le richieste provenienti dal territorio a causa della mancanza di una effettiva costruzione della rete di medicina territoriale”.
“Non è pensabile imporre a medici di medicina generale mansioni infermieristiche e amministrative che invece dovrebbero essere in capo ai servizi pubblici d’igiene e sanità. A tutto questo si sono aggiunti, ultimamente, con ulteriore aggravio burocratico, i rinnovi dei piani terapeutici, visto la chiusura dei presidi territoriali per evitare gli assembramenti”.
“Giudichiamo importante, per questo, i contenuti dell’interpellanza discussa oggi alla Camera dei Deputati sulle USCA perché mette sotto i riflettori la questione. È giusto chiedere al Ministro della Salute i dati per ogni singola regione e provincia autonoma, relativi all'effettiva attivazione delle unità speciali di continuità assistenziale e il loro l'effettivo compito svolto nell'ambito della rete dell'assistenza territoriale”.
30 Ottobre 2020
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