Covid. Evitare, finché siamo in tempo, il crollo dei Pronto soccorso

Covid. Evitare, finché siamo in tempo, il crollo dei Pronto soccorso

Covid. Evitare, finché siamo in tempo, il crollo dei Pronto soccorso

Gentile Direttore,
i referenti regionali della Società italiana infermieri emergenza territoriale (Siiet), in costante contatto con gli iscritti, ci riportano in questi giorni situazioni che sono davvero al limite del surreale. Purtroppo la crisi del sistema 118 nazionale, mancante di una reale uniformità di modello e di visione, era nota ben prima dell’avvento di questa terribile pandemia.
 
Questa sta solo mettendo a nudo debolezze strutturali che avrebbero potuto, e dovuto, essere sanate negli scorsi anni e sulle quali, certamente almeno in parte, questa scorsa estate sarebbe stato opportuno intervenire.
 
Ambulanze sequestrate per ore, quando non per giorni, nei pronto soccorso in attesa di poter lasciare i loro pazienti alle cure dei colleghi del pronto soccorso. In alcuni sistemi, segnalazioni in questo senso ci arrivano ad esempio dal Lazio, anche se non sono le uniche, si è arrivati a contare fino a 30 e più mezzi fermi, con paziente stazionante sulla barella del mezzo, nei pronto soccorso, tolti all’operatività territoriale con gli evidenti potenziali ritardi di soccorso che questo evidentemente può comportare.
 
Mancanza, in molte realtà, di un numero sufficiente di ambulanze dedicate al trasporto di pazienti COVID positivi, con l’ovvio ritardo di rientro in operatività necessario alla sanificazione dei mezzi territoriali utilizzati.
 
Situazioni in cui i pazienti vengono dirottati da un ospedale all’altro per motivi di sovraffollamento. Lunghe code, in molti luoghi, nei piazzali dei presidi ospedalieri dovuti a deficit organizzativi ed eccessivo carico di lavoro che i DEA non riescono sempre a gestire.
 
Sarebbe interessante comprendere se negli ospedali con le criticità sopra descritte, che sono molti, si siano sempre e prontamente attivati i Piani di Emergenza per Massiccio Afflusso di Feriti (PEMAF) al fine di gestire al meglio il massiccio afflusso di pazienti. Un discorso a parte, poi, va aperto sulle centrali operative, le quali vedono un aumento notevole delle chiamate di non emergenza, comunque riguardanti situazioni COVID correlate, che dovrebbero essere gestite dalla medicina di base, dalla continuità assistenziale e dalle USCA, tutti in evidente affanno – e che in nessun caso dovrebbero essere vicariati dal 118 che svolge un’altra funzione – e da una infermieristica di comunità e famiglia che purtroppo è in molti luoghi ancora solo sulla carta.
 
Non si vive, allo stato attuale, l’ampia criticità vista negli scorsi mesi primaverili, sulla mancanza di DPI. Questo però sarà ovviamente da valutare nel medio e lungo periodo.
Quanto sopra è una piccola fotografia, a volo d’angelo vista la necessità di essere stringati, che ogni operatore in questo periodo tocca con mano e conosce bene.
 
Ora più che mai è importante, a nostro avviso, che si crei un osservatorio nazionale che monitori il sistema in tempo reale, che possa disporre correttivi là dove servano e che possa interfacciarsi rapidamente con chi gestisce a livello locale con direttive che siano anche di respiro nazionale.
 
E’, a nostro avviso, fondamentale che si decida quali pazienti è necessario che accedano al servizio 118, quindi ai pronto soccorso, e da essi siano gestiti, e quali possano invece beneficiare di una gestione domiciliare facendo percorsi di accesso diversi alle prestazioni del servizio sanitario. Il sistema si sta sovraccaricando e lo sta facendo, in molti casi, a causa di una risposta che tenta di agire sui numeri invece che sulla qualità, in senso di livello assistenziale richiesto, dei pazienti.
 
E’ importante agire e farlo in fretta, anche perchè una non presa in carico di questa problematica è foriera di problemi reali e potenziali per quei pazienti che attendono ore sulle barelle delle ambulanze e per gli operatori, medici ed infermieri in primis, che si accollano il rischio, anche legale, di una eventuale gestione non tempestiva dovuta al numero di accessi spropositato al sistema 118 e DEA.
 
Roberto Romano
Presidente SIIET

 

Roberto Romano

03 Novembre 2020

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