Carenza infermieristica: basta soluzioni tampone, servono scelte politiche coraggiose

Carenza infermieristica: basta soluzioni tampone, servono scelte politiche coraggiose

Carenza infermieristica: basta soluzioni tampone, servono scelte politiche coraggiose

Gentile Direttore, la carenza infermieristica in Italia non è più un’emergenza temporanea, ma una crisi strutturale che la politica continua ad affrontare con soluzioni parziali e, spesso, inefficaci...

Gentile Direttore,
la carenza infermieristica in Italia non è più un’emergenza temporanea, ma una crisi strutturale che la politica continua ad affrontare con soluzioni parziali e, spesso, inefficaci.

Negli ultimi mesi assistiamo con crescente preoccupazione alla scelta di alcune Regioni di reclutare infermieri extracomunitari privi di una adeguata conoscenza della lingua italiana. Una decisione che, seppur presentata come risposta alla carenza di personale, rischia nei fatti di aggravare ulteriormente la situazione: questi professionisti necessitano infatti di affiancamento da parte degli infermieri già in servizio, sottraendo tempo e risorse all’assistenza diretta e ritardando la risposta ai bisogni di salute dei cittadini.

Non si risolve una carenza creando ulteriore carico su chi è già allo stremo.

Si rileva come l’attuale carenza di personale infermieristico e la ridotta attrattività della professione, siano strettamente correlate alla mancanza di una effettiva volontà politica di valorizzarne il ruolo.
Lo dimostra chiaramente lo studio AIDOMUS della Federazione Nazionale Ordini delle Professioni Infermieristiche, che evidenzia un dato inequivocabile: migliaia di prestazioni infermieristiche (oltre 10.972 tipologie rilevate e circa 27.400 prestazioni dichiarate) non sono nemmeno riconosciute nei nomenclatori ufficiali. Questo significa che una parte rilevante dell’attività assistenziale viene sistematicamente ignorata, sottostimata o attribuita ad altri ambiti disciplinari.

È un problema di riconoscimento, prima ancora che di numeri.
Eppure, le soluzioni esistono già.
Nel disegno di legge sulle professioni sanitarie sono presenti due emendamenti che potrebbero segnare una svolta reale.
Il primo prevede l’introduzione di una branca assistenziale infermieristica, fondamentale per dare finalmente dignità e riconoscimento alle prestazioni erogate su tutto il territorio nazionale. Continuare a ignorare questo passaggio significa mantenere una distorsione che penalizza gli infermieri e impoverisce il sistema sanitario.

Il secondo riguarda il superamento del divieto di cumulo degli impieghi per gli infermieri dipendenti pubblici. Attualmente, infatti, è prevista solo una limitata possibilità di svolgere attività libero-professionale fino a 8 ore settimanali, comunque subordinata all’autorizzazione dell’azienda sanitaria di appartenenza.

Questo significa che un diritto viene trasformato in una concessione discrezionale: gli infermieri, pur essendo professionisti sanitari a tutti gli effetti anche al di fuori dell’orario di servizio, restano vincolati a un sistema autorizzativo che ne limita autonomia, dignità e possibilità di integrazione del reddito. In altre parole, oltre al danno, la beffa.

È una condizione anacronistica, figlia di un impianto normativo che affonda le proprie radici nei primi del Novecento, consolidato nel T.U. n.3 del 1957 e attualmente disciplinato nell’art. 53 del D.Lgs 165/2001, del tutto incompatibile con l’attuale realtà professionale e con le esigenze del sistema sanitario.

Superare questo limite significherebbe liberare immediatamente energie e competenze, aumentando l’offerta assistenziale sul territorio e contribuendo a rispondere in modo più efficace ai bisogni dei cittadini.
La verità è semplice: senza una reale valorizzazione della professione infermieristica, nessuna riforma sanitaria potrà funzionare.

Continuare a rincorrere soluzioni tampone, senza affrontare le cause strutturali del problema, significa condannare il Servizio Sanitario Nazionale a un lento ma inesorabile declino.
La politica ha oggi una responsabilità chiara: scegliere se continuare a ignorare il problema o affrontarlo con coraggio.

Gli infermieri, e soprattutto i cittadini, non possono più aspettare.

Irene Rosini
Presidente OPI
Pescara

26 Marzo 2026

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