“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

“Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!” Slogan rischioso per una giusta campagna promozionale delle nuove strutture territoriali.

Gentile direttore, la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!”

Gentile direttore,

la Regione Liguria, non si sa ancora quanto efficacemente, ha fatto un manifesto in cui campeggia a grandi lettere maiuscole la scritta ”Hai la diarrea? Vai alla Casa della Comunità!”. La Regione Liguria così commenta l’impatto sui media e sui social della iniziativa: “C’è chi ha sorriso, chi lo ha fotografato e chi lo ha condiviso sui social. Di certo, il messaggio non è passato inosservato. Il cartellone della nuova campagna regionale dedicata alle case della comunità con la scritta Hai la diarrea? Vai alla casa della comunità sta registrando migliaia di visualizzazioni online e generando un ampio dibattito sul ruolo della sanità territoriale. Ed è proprio questo l’obiettivo della campagna di Regione Liguria partita il primo giugno: utilizzare un linguaggio semplice, diretto e immediatamente comprensibile per far conoscere ai cittadini liguri le 32 Case della Comunità realizzate sul territorio grazie ai fondi del PNRR”.

Purtroppo e prevedibilmente una interpretazione molto comune a questo messaggio è stato di segno opposto a quello auspicato: la Case della Comunità non sono una cosa seria. Di nuovo purtroppo e di nuovo prevedibilmente analogo destino è riservato agli Ospedali di Comunità vissuti in tante realtà a priori come la chiusura mascherata degli ultimi piccoli ospedali di cui i cittadini chiedono la trasformazione o il mantenimento nella configurazione di ospedali di area disagiata.

Sulla riconversione dei piccoli ospedali e più in generale sulla difesa della sanità ospedaliera rispetto a quella territoriale si vincono e si perdono le battaglie elettorali. Nelle Marche, Regione tradizionalmente governata dal centrosinistra, il centrodestra vinse trionfalmente le regionali nel 2020 puntando il dito sulla “chiusura” di 13 piccoli ospedali trasformati (guarda un po’) in Ospedali di Comunità e Case della Salute. Con la difesa strenua del loro piccolo ospedale i Sindaci di due Comuni presero una barca di voti e diventarono Assessori alla Salute e ai Lavori Pubblici. Ovviamente i piccoli ospedali riconvertiti non sono stati riaperti e anzi hanno consentito alla Regione Marche di presentare buoni (o quantomeno non pessimi) dati in sede di rendicontazione dello stato di attuazione del DM 77.

Il segnale che viene dalla Regione Liguria va comunque ripreso perché rendere comprensibili ai cittadini novità e utilità delle “nuove” strutture territoriali è un passaggio fondamentale. Ma su questo il Ministero della Salute deve fare la sua parte perché fino a quando continuerà a considerare il DM 70 un ricordo e non una norma ci sarà sempre qualcuno che penserà quello che mi ha scritto una persona commentando un mio post su Facebook in cui proponevo per una struttura marchigiana la destinazione a Ospedale di Comunità: “Il Dm 70 sono solo delle linee guida che ogni Regione ha declinato in base alle proprie esigenze, per… la Regione spende lo 0,12 del fondo sanitario regionale, ben due Piani Sanitari , che sono leggi e non indicazioni, certificano … come ospedale di area disagiata con buona pace di chi ancora non si rassegna all’evidenza dei fatti e delle norme.” Tradotto: una Regione decide lei se le conviene avere un piccolo ospedale per acuti a mezz’ora da un ospedale con DEA della stessa Azienda o se le fa più comodo andare contro le aspettative dei cittadini e riconoscergli lo status di ospedale di comunità come sarebbe logico. Scelta non difficile per una Giunta che ha fatto la sua fortuna spacciando la difesa della natura ospedaliera delle piccole strutture ex ospedaliere dell’interno come una versione sanitaria moderna dell’eterna lotta di Davide contro Golia.

Magari al posto della diarrea mettiamoci nei manifesti una condizione cronica, come lo scompenso per dirne una, ma comunque facciamoli. E poi a pensarci bene quel manifesto la sua utilità l’avrà avuta se in tanti, me compreso, ne hanno scritto.

Claudio Maria Maffei

07 Agosto 2026

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