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“La salute del Mondo ha bisogno di una Oms più forte”. Il Dg Tedros apre l’Assemblea di Ginevra e lancia il programma per i prossimi cinque anni


Nei suoi due interventi (uno ieri pomeriggio e uno stamattina) il Dg uscente, che sarà riconfermato con voto in plenaria domani, ha ripercorso i suoi primi cinque anni di mandato caratterizzati quasi per metà dalla pandemia. E in proposito ha detto: “La pandemia ha dimostrato perché il mondo ha bisogno dell'Oms, ma anche perché il mondo ha bisogno di un'Oms più forte, autorevole e finanziata in modo adeguato”. E sulla guerra: “Non può esserci salute senza pace e allo stesso modo, non può esserci pace senza salute”

23 MAG -

“Costruire un'OMS più forte per svolgere il suo ruolo di primo piano nella salute globale”. Non ha dubbi il direttore generale dell’Oms Tedros Adhanom Ghebreyesus che intervenendo ieri pomeriggio e stamattina alla 75ª Assemblea mondiale in corso a Ginevra ha rimarcato la necessità di una riforma dell’Oms perché, ha detto, “la pandemia ha dimostrato perché il mondo ha bisogno dell'OMS, ma anche perché il mondo ha bisogno di un'OMS più forte, autorevole e finanziata in modo adeguato”

In ballo c’è l’obiettivo di un incremento dei contributi attuali versati dai songoli stati mebri così che essi riescano a coprire il 50% del budget Oms da qui a dieci anni (nell'ultimo biennio la quota ha raggiunto solo il 16% del budget mentre il resto è stato coperto da altri contributi estermi volontari), un obiettivo fortemente caldeggiato da Tedros durante il suo primo mandato e che sarà certamente il suo cavallo di battaglia anche per il suo secondo quinquiennio al quale è già stata indicato dall’Executive Borad Oms a gennaio e che domani pomeriggio si attende sia ufficializzato dal voto in Assemblea plenaria.

Ma ovviamente nei suo due interventi Tedros ha affrontato tutto lo spettro delle problematiche sul tavolo dell’Assemblea che hanno, come sottolineato nel nuovo volume degli indicatori sanitari pubblicato alla vigilia dell’assise, quello delle diseguaglianze drammatiche di salute tra ricchi e poveri ancora in gran parte da superare.

E la pandemia è stata un’ulteriore prova di questa doppia velocità se si considera, come ha ricordato Tedros, che quasi un miliardo di persone nei paesi a basso reddito non è stato vaccinato e che solo 57 paesi in tutto il Mondo hanno vaccinato il 70% della loro popolazione, e si tratta quasi esclusivamente di Paesi ad alto reddito. 

E un grande obiettivo del suo secondo mandato sarà quindi proprio quello di continuare a sostenere tutti i paesi “affinché raggiungano il 70% di copertura vaccinale il prima possibile, compreso il 100% di coloro che hanno più di 60 anni; il 100% degli operatori sanitari e il 100% di quelli con condizioni di fragilità”.

Ma la pandemia “non è l'unica crisi nel nostro mondo”, ha detto Tedros sottolineando come si stia di fronte “a una formidabile convergenza di malattie, siccità, carestia e guerra, alimentata dal cambiamento climatico, dall'iniquità e dalla rivalità geopolitica”.

E il pensiero va ovviamente all’Ucraina in guerra ma non solo. Perché le guerre, tutte le guerre, ha detto Tedros, “scuotono e frantumano le fondamenta su cui poggiavano società precedentemente stabili, molto più gravemente di quanto possa fare anche una pandemia terribile come il Covid” 

La guerra “priva intere comunità di servizi sanitari essenziali, lasciando i bambini a rischio di malattie prevenibili con il vaccino; esponendo le donne a maggior rischio di violenza sessuale; le future mamme al rischio di un parto non sicuro e privando le persone che vivono con malattie trasmissibili e non trasmissibili dell’accesso ai servizi e alle cure salvavita da cui dipendono. Senza contare il lascito delle cicatrici psicologiche che possono richiedere anni o decenni per guarire”, ha detto ancora il Direttore generale. 

Che fare? L’Oms non ha dubbi: “L'unica medicina più necessaria è quella che l'OMS non può fornire: la pace perché la pace è un prerequisito per la salute. Perché non può esserci salute senza pace e allo stesso modo, non può esserci pace senza salute”, ha detto Tedros. 

Ma se la pace non dipende dall’Oms a questa spettano sfide comunque impressionanti per ridurre il mostruoso divario di equità nella salute tra ricchi e poveri.

E qualcosa comunque è stato fatto in questi cinque anni, di cui più di due caratterizzati dal Covid.

Anche se il traguardo della copertura sanitaria universale per un miliardo di persone  in più entro il 2023 (forse il più ambizioso dei “triple billion traget” dell’Oms) resta lontano.

“Anche prima della pandemia ha ammesso Tedros - stimavamo che solo 270 milioni di persone in più sarebbero state coperte entro il 2023, una carenza di 730 milioni di persone contro l'obiettivo di 1 miliardo”.

Senza contare che “le interruzioni dei servizi sanitari durante la pandemia ci hanno rimandato indietro e stimiamo che il deficit potrebbe raggiungere gli 840 milioni”.

“Tuttavia – ha detto il Dg Oms - abbiamo raggiunto molti risultati di cui essere orgogliosi negli ultimi cinque anni nel nostro lavoro per rafforzare i sistemi sanitari e rispondere alle malattie trasmissibili e non trasmissibili”.

“Abbiamo visto anche tendenze incoraggianti nel nostro impegno per rafforzare la forza lavoro sanitaria globale e tra il 2013 e il 2020, il numero di operatori sanitari a livello mondiale è aumentato del 29%, tant’è che, se in precedenza avevamo previsto una carenza globale di 18 milioni di operatori sanitari entro il 2030, ora la carenza prevista è ridotta a 15 milioni, ma è ancora una carenza enorme”, dice Tedros.

E poi “abbiamo anche compiuto progressi significativi nell'estendere l'accesso ai medicinali e ad altri prodotti sanitari essenziali e abbiamo prequalificato 53 vaccini, 50 diagnostici in vitro e 288 medicinali, comprese nuove importanti terapie per HIV, epatite, tubercolosi, malaria, NTDs e COVID-19”.

A questi si aggiungono anche le prequalifiche per “due farmaci antitumorali biosimilari e il lancio di un programma pilota per prequalificare l'insulina umana e rendere queste terapie salvavita, ma costose, più convenienti e accessibili”.

“Sulle malattie trasmissibili, le linee guida dell'OMS hanno sostenuto importanti miglioramenti nei test e nel trattamento dell'HIV, determinando un calo del 32% della mortalità per HIV dal 2016 e abbiamo convalidato 15 paesi per l'eliminazione della trasmissione da madre a figlio dell'HIV e/o della sifilide”, ha raccontato ancora in Assemblea Tedros che ha anche rimarcato il raggiungimento dell'obiettivo prefissato sull'epatite B e il fatto che dal 2015 il numero di persone che hanno ricevuto cure per l'epatite C sia aumentato di 9 volte, invertendo per la prima volta la tendenza all'aumento della mortalità.

E ancora, per quanto riguarda la tubercolosi, 33 paesi hanno raggiunto l'obiettivo di una riduzione del 35% dei decessi per tubercolosi dal 2015 e 86 hanno ottenuto una riduzione dell'incidenza del 20%.

Dal 2012, altri nove paesi sono stati certificati come indenni dalla malaria e i casi nel Grande Mekong sono diminuiti di quasi il 90%. E per la prima volta c’è un vaccino contro la malaria e più di un milione di bambini in Ghana, Kenya e Malawi hanno ricevuto almeno una dose.

Tutti risultati di cui “essere orgogliosi” ma ovviamente non basta. Da qui le nuove cinque priorità per il suo secondo mandato che Tedros ha anticipato davanti all’Assemblea plenaria:

1. Promuovere la salute affrontando le cause profonde delle malattie e creando le condizioni per una buona salute e benessere.

“La realizzazione della nostra visione per il più alto standard di salute raggiungibile – spiega Tedros - non inizia nella clinica o in ospedale, ma nelle scuole, nelle strade, nei supermercati, nelle famiglie e nelle periferie”.

Gran parte del lavoro dei Ministeri della Salute riguarda infatti le conseguenze di diete povere, ambienti inquinati, strade e luoghi di lavoro non sicuri, alfabetizzazione sanitaria inadeguata e marketing aggressivo di prodotti dannosi per la salute.

“Abbiamo bisogno di un urgente cambio di paradigma, verso la promozione della salute e del benessere e la prevenzione delle malattie affrontandone le cause profonde”, incalza il Dg Oms ricordando come a livello globale, solo il 3% dei budget sanitari viene speso per la promozione e la prevenzione”. 

“Eppure, maggiori investimenti in queste aree potrebbero ridurre della metà il carico globale di malattie, generando enormi ritorni per individui, famiglie, comunità e nazioni”.

“Chiediamo a ogni governo di mettere la salute del suo popolo al centro dei suoi piani di sviluppo e crescita e nei prossimi cinque anni, l'OMS si impegna a supportare tutti gli Stati membri affinché focalizzino l'attenzione sulle trasformazioni di maggior impatto:

  1. Per decarbonizzare i settori sanitari;
  2. Per implementare standard di qualità dell'aria;
  3. Ridurre la dipendenza dall'auto e promuovere il trasporto pubblico;
  4. Per garantire che tutte le strutture sanitarie abbiano elettricità, acqua potabile e servizi igienico-sanitari;
  5. Per migliorare la dieta, la nutrizione e la sicurezza alimentare e in particolare per fermare l'aumento dell'obesità in 24 paesi ad alto carico entro il 2025;
  6. Per ridurre il consumo di prodotti dannosi per la salute. 

2. Fornire servizi sanitari, riorientando i sistemi sanitari verso l'assistenza sanitaria primaria come fondamento della copertura sanitaria universale
“Attualmente – ha detto Tedros - la spesa sanitaria nella maggior parte dei paesi è sbilanciata verso l'assistenza secondaria e terziaria, con enormi somme spese per attrezzature costose e medicinali che spesso offrono modesti guadagni in termini di salute”.

“Al contrario, il 90% dei servizi sanitari essenziali può essere erogato attraverso l'assistenza sanitaria di base e stimiamo che investire nell'assistenza sanitaria di base potrebbe aumentare l'aspettativa di vita globale di ben 6,7 anni entro il 2030. Per questo – sottolinea Tedros - abbiamo bisogno di un cambiamento radicale per accelerare i progressi verso la copertura sanitaria universale, con un aumento significativo degli investimenti nell'assistenza sanitaria primaria in tutti i paesi: reddito alto, medio, basso. Perché abbiamo visto a livello globale che la debolezza è nell'assistenza sanitaria di base”.

3. Protezione della salute, rafforzando la programmazione globale per la preparazione, la risposta e la resilienza alle emergenze sanitarie
“In primo luogo – ha detto Tedros - abbiamo bisogno di una governance coerente, inclusiva e responsabile”.

Poi “di sistemi e strumenti più forti per prevenire, rilevare e rispondere rapidamente alle emergenze sanitarie” e ancora “di finanziamenti adeguati ed efficienti, a livello nazionale e internazionale”.

Ma alla base di queste proposte, “abbiamo bisogno di un'OMS più forte e finanziata in modo sostenibile al centro del progetto di sicurezza sanitaria globale. 

4. Alimentare il progresso, sfruttando la scienza, la ricerca, l'innovazione, i dati e le tecnologie digitali
“Per accelerare il passo verso gli obiettivi del "triplo miliardo" e degli altri target della sanità sostenibile – ha detto Tedros - dobbiamo aumentare il ritmo e le dimensioni con cui scienza, ricerca, innovazioni e tecnologie digitali vengono adottate e implementate”.

“L'equità è fondamentale: la scienza e le innovazioni migliori sono quelle che fanno la differenza più grande per le persone che sono più indietro. Questo non può essere lasciato al caso, alla buona volontà o alle forze di mercato”, ha detto con forza Tedros annunciando che la proposta del Segretariato Oms per i prossimi cinque anni è quella di “sostenere almeno cinque innovazioni in grado di portare beneficio ad almeno cinque milioni di persone ciascuna”.

5. Costruire un'Oms più forte per svolgere il suo ruolo di primo piano nella salute globale
E torniamo così all’incipit iniziale: “per fare tutto questo serve una Oms più forte”. Come? Più risorse, ma anche più flessibilità di bilancio per essere in grado di far fronte con successo alle grandi prossime sfide globali.



23 maggio 2022
© Riproduzione riservata

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